martedì 31 gennaio 2017

UN BEL RICORDO... IN ATTESA DI UN PEZZO DI DOLCE IN PARADISO

Con grande gioia e non poca soddisfazione, ho ritrovato queste storiche foto che ritraggono i miei compianti genitori in occasione della festicciola organizzata in occasione del terzo compleanno della nipotina Sofia, anche lei prematuramente salita in cielo nel giro di pochissimi anni.
Mi emoziona tantissimo rivedere questi scatti di momenti bellissimi, con le mie figlie e la mia nipotina.
Mio padre stava per compiere il grande salto da lì a poche settimane, e nella sua inossidabile saggezza pur frenata dalle difficoltà di parola causate dalla malattia, mi sussurrava a fatica: "prova a chiamare tuo zio Marcello in Sicilia, speriamo che si riprenda tua madre!"
Nello stesso momento, mia madre stava al telefonino per comandare un bombardamento aereo - sfruttando i suoi canali preferenziali e riservatissimi con i servizi segreti americani - che distruggesse quelle due, tre macchine parcheggiate un po'  "ad cazzum" e che rendevano difficoltosa la manovra in uscita della sua Daewoo Matitz.

Che tempi....
Ora lasciate qualche pezzo di dolce anche per me, grazie!!!!












QUALCHE ANNO FA (SOME YEARS AGO)

No, non mi mancano alcuni burocrati della Croce Rossa Italiana, non mi mancano per niente... 
Non provo nessuna nostalgia per certa gente. Mi mancano i volontari che lavorano sul campo, non certo quelli che indossano una divisa per sentirsi dei Rambo senza un minimo di coscienza...



UNA DELLE MIE FOTO PREFERITE

Guardate questa immagine a seguire.
Si tratta di uno screenshot tratto da una foto di mia figlia Arianna - che ho preso dal suo profilo personale di Instagram - e che mi piace tantissimo.
Impossibile vedere lei di viso, almeno da parte mia, visto che odia essere ritratta in questa fase della sua adolescenza. Quante discussioni, incomprensioni, ed altro.
Ma vedere questo momento di gioia intensa vissuto insieme alla amatissima cagnolina Scarlet, mi trasmette una sensazione bellissima....



GRAZIE DEL VOSTRO AFFETTO

Non posso sottrarmi - ed anzi, lo faccio molto volentieri - dal ringraziare calorosamente e con immensa gratitudine tutti coloro i quali continuano a farmi sentire il proprio affetto e la propria vicinanza. Grazie, anime belle.


CODA MALINCONICA E BANALE

Oggi mi prendo una libertà particolare, ovvero quello di essere più banale del solito.
Questo perchè, mentre proprio in questo momento sto mettendo in ordine la casa come avviene tutti i giorni della mia routine quotidiana, non riesco a tenere a freno la mente. E, pensando in continuazione, i pensieri tristi e malinconici che vanno a sbattermi in faccia il momento della telefonata (quasi una settimana fa) che mi avvisava della morte di mia madre.
Cosa c' è di strano e banale? Semplice, il fatto che quando ti dicono "sua madre è deceduta" realizzi in quell' istante che la guerra è finita, e nel modo peggiore.
Quello stesso auspicio del "finchè c'è vita, c'è speranza", va a sintetizzarsi nella maniera peggiore.
Perchè prima che la parola "deceduta" uccida le tue stesse speranze minime, tu pensi a tutte le sfumature possibili ed infinitesimali di peggioramento, ma presupponi ottimisticamente che giunga sempre il momento della riscossa.
Purtroppo in questo mondo i buoni non vincono quasi mai.

UN INVITO ALLA CLASSE IMPRENDITORIALE LOMBARDA

Stamattina, mentre stavo accompagnando la mia compagna al lavoro come al solito, una nostra amica ci ha telefonato perchè era rimasta in panne con la propria vettura ed aveva necessità di un passaggio.
Dopo averla recuperata e riportata a casa, ho scambiato due chiacchiere con lei e l' amarezza in me ha avuto un' esplosione pari a quella di una fuga di gas che si sia incendiata.
Questo perchè anche lei, venticinquenne originaria di una città della Calabria e trapiantata da pochi anni nel Nord Italia, si è ritrovata suo malgrado schiava dei soliti meccanismi di lavoro nero, voucher truccati, imprenditori disonesti e tutta quella spazzatura che io stesso ho conosciuto in prima persona.
Pur lavorando in un settore teoricamente attivo come quello della ristorazione (lei ha lavorato sempre come barista o cameriera), lo spettro della disoccupazione e la realtà della schiavitù e dello sfruttamento - inteso come stipendio bassissimo a fronte di quantità assurde di ore di lavoro straordinario mai pagati - sempre di fronte come nemico.
Questa è la "locomotiva d' Italia"? La civile e fiorente (???) Lombardia?
Ma va da via 'l chiù! MERDE UMANE !!!!

lunedì 30 gennaio 2017

CERCANDO LAVORO IN ITALIA...

No, la Lombardia non è quella regione ricca di occasioni lavoro che sembra da lontano, osservandola dietro le notizie false e approssimative dei media. Ve lo garantisco io.


I RICCHI VIVONO MEGLIO DEI POVERI

Secondo una brillante ricerca eseguita dalla facoltà di Matematica Sotto Effetto della Grappa dell' Università di Montignoso (MS), sembrerebbe che il 10% della popolazione italiana - che detiene il 50% della ricchezza totale, intesa come beni immobili, mobili e servizi - viva meglio dei poveri.
Incredibilmente, non fare un cazzo dalla mattina alla sera e trascorrendo il tempo nel lusso potrebbe prolungare la propria longevità, andando beatamente nel culo alla gente normale.







BENVENUTI NEL CLUB

Buongiorno (una sega, si fa per dire e per forma civile di cortesia) a tutti voi, amici ed amiche...
Che l' inizio di settimana sia propizio a tutte le vostre iniziative, sia quelle oneste che quelle criminali. 
E se siete disoccupati e nella cupa disperazione di chi vede fallire ogni misero tentativo di reinserirsi nel mondo del lavoro onesto - vedendosi cestinare il proprio curriculum a ripetizione, nonostante i corsi di aggiornamento e riqualificazione professionale - il mio augurio è ancora più forte.
Benvenuti nel club, i posti qua non mancano di certo.

domenica 29 gennaio 2017

PERDERE LA FEDE

Buongiorno e Buona Domenica, amici ed amiche miei.
Ringrazio con tutto il cuore tutti quanti coloro mi sono stati vicini in questo momento di estremo dolore per la scomparsa di mia madre: l' abbraccio fisico e virtuale che ho ricevuto da tutto il mondo mi ha commosso ed aiutato a reggere l' ennesimo urto da parte di un destino piuttosto stronzo, come colui il quale che lo ha scritto.
Sono frequenti i momenti in cui mi lascio cadere in preda allo sconforto, perchè la tristezza è un' amica che mi segue fedelmente da tutta una vita.
Inutile che vi arrabbiate con me, per  questa malinconia che rasenta l' eccesso colposo di autocommiserazione. Non si tratta solo di avere perso la donna che mi ha dato la vita.
Lo so che vorreste sentire lo spirito del guerriero che si rialza per combattere con la foga e la rabbia di chi non si arrende mai e non si rassegna all' esito sfavorevole della battaglia.
Ma la somma micidiale ed assurda di tutto quello che è avvenuto ed avviene attorno a me mi sta massacrando oltre ogni immaginazione: scivolo rovinosamente lungo un burrone senza fine, con l' orrore di chi sa con estrema certezza che non troverà niente di buono al termine della propria caduta.
Lontananza fisica e geografica dalle mie figlie, disoccupazione e mancanza di prospettive concrete (a dispetto dei miei tentativi quotidiani ripetuti ed inimmaginabili), lutti devastanti a catena come la morte della mia nipotina Sofia (7 anni appena) e mia madre, appena passata oltre all' età di 66 anni.
Dolore che rimbomba e manda in risonanza ogni molecola del mio corpo, mi sento inutile come lo stoppino bruciato di una candela che ha consumato tutta la sua stessa cera nel corso della notte ed abbia spento la sua stessa fiamma annegandola, lasciandola senza respiro.
Boh, forse qualcosa migliorerà. Ma non ci credo più troppo.
Ho perso la mia fede già da tempo e non ci penso nemmeno a ricercarla.

sabato 28 gennaio 2017

IL DIRITTO DI PENSARE

Anche prima mi domandavo quali fossero le basi della nostra esistenza, anche se non sono un filosofo e se non ho studi universitari alle spalle. Ma del resto, ogni creatura vivente in questo mondo - o negli altri - potrebbe tranquillamente PENSARE.
Sì, lasciare libera la mente e sintetizzare in un pensiero quello che i propri sensi e le proprie percezioni riportano al proprio cervello. Un cane, un gatto, un insetto o qualsiasi altra creatura ha il diritto di pensare. Punto e basta.
Ragionare e riflettere sul senso della vita fortunatamente non è un privilegio riservato a pochi, anzi. Avviene in automatico, siamo solo noi a voler "spegnere" il cervello, o meglio, dirottare la nostra attenzione verso cose di varia e, generalmente, minore importanza.
In queste ore a me capita di assistere impotente ad un carosello di immagini e di ricordi lontanissimi nel tempo, tanto remoti quanto intensi nella mia memoria.
Ricordi di un bambino cresciuto in un' epoca più grezza, rurale, bucolica e semplice. E molto più genuina.
Perchè quando muore qualcuno che conosciamo, invece della persona che se ne va, paradossalmente viene a morire tutta quella parte del nostro vissuto che ci collega a questa anima che è appena partita per il suo ultimo viaggio. Viene chiusa dentro la sua cassa di legno tutto ciò che avevamo vissuto insieme, i suoi baci, i suoi abbracci, le sue parole, le sue arrabbiature, i suoi errori ed i suoi insegnamenti positivi. Ci viene lasciato solo un pezzettino di tutto ciò, come un piccolo premio di consolazione, che portiamo con noi nei nostri ricordi e, soprattutto nel nostro cuore.
Lì sono tutti immortali.
Mi manchi tantissimo, mamma.


venerdì 27 gennaio 2017

THE SHOW MUST GO ON

Chissà se la vita è un immenso teatro dove gli interpreti cambiano, gli spettacoli si succedono lungo una programmazione imprevedibile (e scritta dal destino) e gli attori scompaiono secondo una sceneggiatura che rappresenta parola per parola quella che sarà la loro vita.
Le quinte si spostano, gli attori cambiano (nascono, vivono e muoiono), ma il teatro rimane in tutta la sua imponenza.
"The show must go on", lo spettacolo deve andare avanti....

Fonte immagine: Wikipedia

NON E' FACILE

Non è stato facile per niente, ma proprio per niente.
Girare per le strade di Pietrasanta, recarsi al mercatino settimanale in Piazza dello Statuto (per acquistare un paio di leggins per la mia compagna che, nella fretta dei preparativi del viaggio, aveva dimenticato a casa a Osnago) e vedere con il cuore gonfio di dolore tutti quei luoghi che, qualche decina di anni fa, percorrevi a fianco di tua madre, che ti teneva per mano per non perderti nella folla, così piccolo ed indifeso.
Brutta sensazione, inevitabile. Ma anche se non fossi stato lì, in quel luogo pieno di ricordi, magari ci sarei giunto lo stesso con l' immaginazione ed i ricordi stessi.
Sono tanti quarant'anni di storia (quasi quarantuno, se il mio destino non ha piani diversi che mi impediscano di giungere vivo ai primi giorni del prossimo luglio), cominciati da quelle parti, per opera di una donna che mi ha donato la vita ed allevato fino alla maturità.
Lontana dalla sua terra natale (la Sicilia) - che amava visceralmente e dalla quale traeva da sempre quell' energia, quell' identità esistenziale che la contraddistingueva - proprio come ironicamente sono distante io stesso dalla terra Toscana dove sono vissuto fino a pochi mesi fa.
Eppure ha avuto comunque la forza di resistere e di mantenere unita la famiglia, con i suoi pregi ed i difetti caratteriali.
Non è stato facile nemmeno osservarla adagiata all' interno di una bara, seppure con i lineamenti distesi e rilassati di chi finalmente ha smesso di soffrire.
Così come è stato difficile convincere mia figlia Martina (9 anni) ad allontanarsi da lì, mentre gli inservienti stavano chiudendo la cassa per preparare il viaggio del funerale: voleva vedere sua nonna fino all' ultimo, tra le lacrime, e le ha consegnato una letterina da leggere e la raccomandazione di salutare ed abbracciare tutti quanti sono già partiti per il cielo, a cominciare dall' adorata cuginetta Sofia.
No, non è stato facile.
Così come evitare di urlare la rabbia ed il dolore alle vuote parole di una messa religiosa che, arrivato a questo punto della mia vita, è diventata solo una vuota manifestazione folkloristica e formale.
Innegabile pure la difficoltà nel vedere calare giù la bara nella fossa, osservando il faticoso lavoro degli operai del cimitero mentre sei sommerso di pensieri a ciclo continuo.
Nemmeno quella croce di legno - con infissa una targa che laconicamente riporta nome, cognome e date di nascita e morte - riesce a riportarti definitivamente alla realtà.
Perchè tu non sei più "fisicamente" e materialmente lì. No, non più.
Da adesso in poi ti ritrovi alla deriva in un oceano di tristezza, dolore e ricordi.
Ciao, Mamma.

ARRIVEDERCI, MAMMA.... TI VOGLIO BENE

Quando muore una stella, fior fiore di scienziati, astrologi e giornalisti scientifici provano a spiegarci tutte le conseguenze fisiologiche, meccaniche e chimiche di questi fenomeni naturali.
Io vorrei chiedere loro cosa succede quando invece viene a morire un intero universo, un immenso universo. Ma in realtà conosco già la risposta, perchè la sto vivendo sulla mia stessa pelle.
Due giorni fa è prematuramente venuta a mancare mia madre, all' età di 66 anni.
I miei 40 anni e passa di vita si sono attorcigliati, un vortice di spazio percorso e tempo trascorso in questo intervallo temporale della mia esistenza si è aggrovigliato ed è collassato su sè stesso.
Perchè quando un essere vivente viene al mondo ovviamente la propria madre esiste già, come il mare, il Sole, i pianeti e tutta la materia attorno a sè.
E, per lo stesso concetto, quando tua madre muore... fai fatica ad immaginare che non esiste più quel qualcosa che invece esisteva già prima di te.
Che differenza c' è tra un corpo vivo ed un cadavere? Quali paragoni vogliamo fare tra un essere vivente addormentato nel suo riposo normale ed una salma adagiata sopra il freddo marmo di un obitorio?
Magari quell' ossigeno che ritmicamente riempe i polmoni, oppure quel cuore che spinge sangue in tutto il corpo ad elevatissime pressioni in tutto il corpo. E poi chissà, altro.
Il freddo comunicato di una clinica toscana mi ha gettato nella disperazione di chi ha appena perduto 40 anni della propria esistenza.
E dire che mi ero recato in visita da lei appena tre giorni prima della sua morte, approfittando della mia visita lampo in Toscana per andare a trascorrere il finesettimana con le mie figlie.
Mia sorella, che si occupava completamente di lei e se ne prendeva cura da anni - dal tempo in cui, circa dieci anni fa, era caduta da una scala ferendosi in modo serio - mi aveva avvisato del fatto che le sue condizioni erano assai peggiorate nel corso degli ultimi mesi e, pertanto, mi esortava a fare visita a nostra madre proprio affinchè potessi vederla e portarle un po' di conforto.
Dopo tanti mesi infruttuosi trascorsi in Lombardia a cercare lavoro, ero il primo ad essere felice di potere rivedere mia madre e, seppure senza macchina, avrei comunque trovato modo e maniera di arrivare a Seravezza, il piccolo centro urbano della Versilia dove sorge la struttura ospedaliera presso la quale mia madre era ricoverata.
Fortunatamente la mia ex moglie mi prestò la sua macchina per qualche ora, giusto il tempo di andare a tornare per portare a compimento la mia visita alla mamma, e potei muovermi agevolmente in direzione del' ospedale. Lungo tutto il tragitto ripensai alle parole di mia sorella, che cercava di prepararmi al fatto che nostra madre fosse molto peggiorata e che probabilmente avrei potuto rimanere un po' scioccato, impressionato dal dimagrimento e dall' indebolimento generale del suo corpo.
E così fu, in effetti.
Mia madre, visibilmente molto più debole rispetto all' ultima volta che mi ero recato in visita da lei, parlava a fatica, nel suo letto di ospedale, e già quello era motivo per me di grande sofferenza.
La sua salute era stata compromessa da una serie di cadute rovinose, nel corso delle quali si era ferita e, nonostante le cure e le terapie, non si era riusciti a porre un rimedio definitivo.
Anzi, erano sorte complicazioni a catena, come diabete senile, ipertensione arteriosa, problemi circolatori e flebiti, complicazioni respiratorie e infezioni renali, fratture di ossa e ripetuti interventi chirurgici che hanno rappresentato una vera e propria "via crucis" per la mia povera mamma.
E la terrificante mazzata della morte assurda ed inaccettabile della propria amatissima nipotina di sette anni, scomparsa a causa di un tumore infantile invincibile.
Come a certificare per l' ennesima volta quel detto popolare secondo il quale "piove sempre sul bagnato". Sacrosanta verità. 
Mi parlava a fatica, felice di rivedere quell' unico figlio maschio emigrato al Nord per cercare fortuna altrove, dopo i dolori della separazione coniugale e soprattutto quella maledettissima disoccupazione che rappresentano da troppo tempo un handicap insopportabile per il sottoscritto.
Nel corso della visita a mia madre, ebbi modo di confortarla e di portarle i saluti delle mie figlie, le sue adorate nipotine, oltre che di aiutarla a bere qualche goccio di acqua dalla sua bottiglietta.
Quando venne tempo di salutarla, la baciai delicatamente sulle guance come sempre - da quando ho memoria ed anche prima di allora - e la salutai chiedendole di continuare a combattere e fare ancora un po' di pazienza. E, sulla porta della stanza della clinica, ricordo ancora che, con un filo di voce, mi disse: "Salutami la Tiziana...!"
Si era ricordata della mia compagna, che aveva conosciuto pochi mesi fa e che le era piaciuta subito, a differenza delle precedenti conoscenze. L' aveva colpita favorevolmente con la sua dolcezza, ed era felice che adesso ci fosse lei a prendersi cura di suo figlio, il sottoscritto.
Me ne tornai malinconicamente verso la macchina, triste e preoccupato per il peggioramento di mia madre.
Ma niente che mi lasciasse presagire il peggio.
Infatti, domenica pomeriggio salii sul treno come previsto, maledicendo il destino che aveva voluto la mia lontananza (si spera solo temporanea) dalla Toscana e, soprattutto, dalle mie figlie.
Due giorni fa, dopo avere accompagnato la mia compagna al lavoro con la sua vettura e, successivamente, recatomi presso un discount locale per acquistare un paio di cose per preparare il pranzo del giorno, feci rientro come al solito a casa per fare due faccende e rimettere in ordine l' appartamento.
Mentre stavo lavando le tazze sporche rimaste nel lavandino dopo la colazione, sentii squillare il telefono e, con grande curiosità, diedi un' occhiata al display dello smartphone.
Riconoscendo il prefisso 0584 (che identifica il distretto di Viareggio / Versilia) speravo si trattasse di una offerta di lavoro proveniente da quella zona, con tanta speranza.
Invece era il destino che telefonava.
"Qui è la clinica XXXXXX. Sua madre Angela è deceduta, circa mezzora fa..." mi disse la voce.
Non ho ricordi lucidi dopo quella fucilata a bruciapelo che mi ha sconvolto in ogni recesso dell' anima. So solamente che, mentre i miei occhi venivano immersi ed annegati dal pianto, provavo a farfugliare qualcosa chiedendo come fosse successo e maggiori dettagli.
Poi, cercando di muovermi come un cieco (appena privato della vista) nell' oscurità improvvisa, ho iniziato a telefonare a mia volta ai miei contatti più cari per avvisarli dell' improvvisa disgrazia avvenuta.
Grazie alla vicinanza ed all' appoggio di Titty, la mia compagna, sono riuscito a organizzare una veloce partenza alla volta della Toscana, per il più triste dei viaggi.
Per me, che per mia natura condenso passato, presente e futuro in ogni istante della mia esistenza terrena, e questo da sempre.
Il mio rapporto con il "silenzio" non è quello di un misantropo che odia il mondo, tutt' altro: bensì si tratta di una sorta di dialogo telepatico, silente ed armonico tra la mia anima e quell' universo che mi circonda.
Quel mondo che non riesco a capire, e che vedo degradare ogni giorno con grande dispiacere e malinconia.
Il dolore mi spacca ogni parte dell' anima.
Per il momento non mi va di scrivere altro, troppe lacrime stanno annebbiandomi la vista e mi impediscono di procedere adeguatamente.









martedì 24 gennaio 2017

IN VISITA DAI NONNI PATERNI

In un' epoca lontana come quella dei primi anni 80 del secolo scorso, esistevano delle imprese epiche che andavano oltre l' eco delle leggende e molto più in là della fervida fantasia degli scrittori di genere fantasy. Una di queste vicende incantate consisteva nell' andare a visitare i miei nonni paterni (almeno una volta al mese, rigorosamente di domenica, era il minimo sindacale) che vivevano in Alta Versilia, in una frazioncina del comune di Stazzema (LU), per la precisione a Pomezzana.
Per quanto amassi profondamente i miei nonni paterni - come del resto provavo altrettanto per quelli materni, che vivevano nella lontana Sicilia - il fatto di sapere di doverli andare a trovare mi trasmetteva una certa inquietitudine, sapendo che mio padre avrebbe reso il viaggio (sia andata che ritorno) una sorta di supplizio per quello che riguardava la mia pazienza.
In effetti, avendo all' epoca come unica vettura in famiglia una piccola Fiat Cinquecento di fine anni Settanta, e considerando che all' interno della quale avremmo dovuto trovare posto in quattro, tra adulti e bambini, oltre ai rispettivi bagagli, l' entusiasmo di dover stare pigiato come una sardina all' interno di una lattina per tutto quell' interminabile tragitto rendeva il mio entusiasmo lo stesso di un gatto che deve attraversare la tangenziale all' ora di punta del traffico.
Il bello, poi, era che mio padre guidava la nostra vettura con una velocità di crociera di circa 30 km orari (con punte da brivido di 40 km/h , mica scherzi!) ed un viaggio di poche decine di chilometri diventava noiosissimo ed interminabile, in confronto da farmi sentire come Marco Polo quando si recava in Cina diversi secoli addietro. Anzi, probabilmente lui si annoiava di meno, ai suoi tempi, perchè di certo non guidava la sua carovana mio padre: altrimenti sarebbe morto di vecchiaia e non sarebbe mai giunto in Estremo Oriente.
Se aggiungiamo qualche gustoso ingrediente a questa torta (le lamentele di mia madre per svariati ed improbabili motivi, i capricci di mia sorella, le bestemmie di mio padre per il traffico, etc.), il risultato assume dei contorni che vanno al di là della comprensione umana.
Il mio unico conforto era rappresentato dalla lettura di un giornalino a fumetti - preferibilmente Topolino o, comunque, una rivista da leggere durante il viaggio - che era una sorta di fuga dalla realtà di quella gabbia di matti, una specie di modo per sopravvivere a tutto quel mondo surreale rappresentato dalla mia famiglia, anche quando si trattava di un viaggio breve (???) del genere.
A metà strada ci fermavano presso la frazione di Ponte Stazzemese, dove si ergeva l' Hotel Pania - distrutto  negli anni a seguire dall' alluvione tragica del 1996 e poi riedificato -  presso il quale si trovava l' unica cabina telefonica (che peraltro a quei tempi sembrava una sorta di scafandro blindato grigio a tenuta stagna, don diversi elenchi telefonici cartacei sotto l' apparecchio telefonico) prima di proseguire oltre.
Da qui mia madre telefonava in Sicilia ai miei nonni - la telefonata domenicale era un bellissimo rituale - per i classici saluti e per gli aggiornamenti settimanali e, siccome parlava in dialetto siciliano, durante le sue conversazioni io potevo  rinfrescare la mia conoscenza e la mia comprensione universitaria di tale linguaggio universale, con tanto di sottotitoli in eurovisione.
Subito dopo riprendeva l' agonia il viaggio per arrivare a casa dei nonni, e già la mia pazienza era giunta agli sgoccioli - tra la lotta con mia sorella per il controllo dello spazio del divano posteriore della Cinquecento e gli insulti di mio padre nei confronti di chiunque osasse negargli il diritto di precedenza lungo la strada - finchè non giungeva la tanto sospirata meta.
Ovviamente l' impresa non era ancora giunta a termine, perchè per arrivare presso la loro abitazione bisognava arrampicarsi letteralmente lungo uno strettissimo ed oltre modo pericolosissimo sentiero sterrato dove era costante il rischio di rompersi l' osso del collo in caso di malaugurate cadute.
Superato questo esempio concreto di selezione naturale, il privilegio di potere abbracciare i miei nonni era sicuramente una ricompensa  che valeva pienamente tutta quella rottura di scatole rappresentata dal viaggio....

DENTISTA? FAI DA TE !

Dopo essermi spaventato a morte per avere udito i preventivi di vari studi dentistici italiani per quanto riguarda le cure dei denti e la realizzazione di impianti di ultima generazione, ho deciso di intraprendere una bellissima soluzione artigianale che possa rappresentare la soluzione finale in termini di estetica e di funzionalità dell' apparato odontoiatrico.
Basta con preventivi esosi e pretese irricevibili da parte dei dentisti (e poi si lamentano che la gente va a curarsi all' estero, dove peraltro la qualità è quella che è ma almeno le spese sono sostenibili)....
Io ho deciso di fare da me e mi sono trasformato in TRICHECO !




UN' IMPRESA DELLA MADONNA

Come ben sapete, cari amici ed amiche miei, il sottoscritto rappresenta una curiosissima creatura che manifesta la propria esistenza attraverso una serie di talenti abbaglianti ma - ahimè - sostanzialmente inutili, come la scrittura, la pittura, le decorazioni, i piccoli lavori di dettaglio, etc.
Una maniera elegante e raffinata per sintetizzare e chiosare che non sono sostanzialmente buono a fare una beata minchia, inteso come quel processo che ti porta ad incamerare un reddito che non sia saltuario.
Ad ogni modo voglio mostrarmi l' opera paziente e misericordiosa di restauro che mi fu commissionata dalla mia compagna Titty una decina di giorni fa, chiedendomi di restaurare quell' antico ricordo personale raffigurante una Madonna con Bambino: tale oggetto andava riparato e verniciato secondo il mio gusto personale.
Ora, pur sapendo che non si trattava del mio genere preferito di opere da riverniciare, mi sono cimentato con estrema attenzione e professionalità nell' impresa, sia per amore (in base al celebre postulato pitagorico in base al quale "si lavora e si fatica per la gloria e la...omissis" ) che per pura curiosità.
Ed ecco che il sottoscritto si è dedicato anima e corpo alla ricostruzione chirurgica del nasino del Gesù Bambino assonnato - facendo sapiente uso di stucco normale e pazienza in dosi industriali - e di parte della sua mammina.
Poi, con santa pazienza (in questo caso è proprio opportuno dirlo), ho iniziato a dipingere il manufatto usando i colori acrilici che solitamente utilizzo per ridipingere i giocattoli vecchi da restaurare.
Insomma, considerando che non sono un artista (ho studiato da geometra, non ho mica frequentato il liceo artistico), il risultato finale non è male... Sono molto soddisfatto!







IL PROPRIO HABITAT NATURALE

Nei giorni scorsi ho avuto l' opportunità di recarmi in Toscana a trovare le mie fanciulle e la mia cagnolina Scarlet.
Più di tre ore di treno sono ben poca cosa, sapendo che il premio dello strapazzo di tale viaggio sarà l' abbraccio d' amore delle tue amate figlie.
E ritrovarmi nel mio ambiente naturale, la Toscana, anche se per pochi giorni, è una gioia senza prezzo.........
















FINALMENTE INTERNET A CASA

Cari amici, è con grande soddisfazione che finalmente posso dirvi che adesso dispongo di una connessione internet stabile, grazie all' installazione del router di un noto provider (che si occupa di internet senza linea telefonica) nella casa della mia compagna! Gioia e gaudio!

venerdì 13 gennaio 2017

LISTE CATEGORIE PROTETTE UN CAZZO

Esistono liste di lavoratori che appartengono alle categorie protette che, teoricamente, dovrebbero essere assunti da aziende di medie dimensioni - superiori alle 15 o 16 unità - in cerca di figure professionali conformi alla loro ricerca.
Bene, questo solo in teoria.
Perchè nel mondo reale - e non si tratta solamente della mia esperienza personale ma bensì di una serie di riscontri con molte altre persone con tratti e percorsi lavorativi assai simili a quelli del sottoscritto - si realizza un mondo molto diverso: le aziende di cui sopra speculano alla grande sui lavoratori delle categorie deboli, e spesso e volentieri preferiscono pagare la sanzione (quella cui vanno incontro nel caso in cui non assumano il lavoratore invalido civile, dove previsto dalle normative vigenti) piuttosto che assumere il lavoratore invalido. Paradossi italiani. O, meglio, mentalità criminale di una certa classe di pseudo-imprenditori italici, che poi vanno a lamentarsi del resto del mondo invece di farsi un esame di coscienza.
Il fatto di appartenere alle liste delle categorie protette (art. 68) non vi assicura un posto al sole nemmeno quando affidate le vostre speranze alle note applicazioni per smartphone (sempre le solite, molte delle quali compaiono negli spot televisivi promettendo miracoli), provare per credere.
Ma che mondo di merda è diventato?
E poi senti pontificare in tv anche l' ultimo degli stronzi (che si atteggia a super-esperto del nulla) che l' Italia è ancora un paese ricco e pieno di opportunità... Per i criminali??????

A VOLTE FUNZIONA

Come detto nel post precedente, l' umore non è alle stelle ma provo a leggere qualche pagina...


ATTENTI ALLE OFFERTE (?) ADSL

L' umore di oggi ricalca quello dei giorni grigi meno recenti, a causa di una latente insoddisfazione che mi rende estremamente incerto e apparentemente vulnerabile.
Aggiungiamoci che ieri sono andato ad informarmi presso un centro commerciale qua nei paraggi riguardo alle eventuali offerte disponibili da parte dei vari Telecom, Vodafone, Wind/Infostrada, etc. per quello che riguardava l' installazione della linea a casa e.... sono rimasto sconcertato.
A parte il fatto che, facendo due calcoli semplici e veloci per valutare la convenienza o meno di tali proposte, salta subito all' occhio come siano rincarate e peggiorate in assoluto le offerte (?) dei vari provider, la situazione è chiaramente desolante.
Perchè al giorno d' oggi, partendo da zero, ti costringono a metterti il cappio al collo di contratti di almeno un paio di anni - in cui sei vincolato a servirti dallo stesso fornitore, pena una considerevole penale con la quale te lo piazzano sempre in quel posto - anche se il servizio che otterrai, spesso e volentieri, non si rivelerà dei migliori. Cavoli tuoi.
No, sinceramente non mi ha convinto nessuno di loro.
Da chi voleva 169 euro (!) solo per il costo d' installazione della linea ADSL fino a a quella che partiva da 25 euro al mese, per poi sommare tante piccole voci accessorie che andavano a gonfiare la tariffa iniziale, praticamente raddoppiandola. Che palle, ma sul serio.


giovedì 12 gennaio 2017

ADOLESCENZA

Non è facile essere adolescenti, questo lo ricordo bene.
Ci si sente intrappolati in una dimensione troppo stretta, la percezione di sè stessi è quella di essere giovani adulti incompresi, intrappolati in un mondo che sottovaluta i ragazzi e non tiene nella dovuta considerazione le loro parole, nè tanto meno le loro idee.
Ma nemmeno essere genitori è facile, figuriamoci quando i propri figli divengono adolescenti.
Si passa dall' altra parte della barricata, si viene costretti dal gioco delle parti a sembrare rivali naturali dei nostri stessi figli, quando in realtà a noi sembra illogico che essi non riescano a capire quali sforzi immani facciamo noi adulti per prepararli alle difficoltà del mondo.
I genitori vengono solitamente visti come dittatori senza un briciolo di umanità, dei tiranni che passano sopra ogni forma di diritto civile ogni qual volta le idee dei poveri adolescenti non vengano pienamente approvate.
Ci sono come sempre le dovute eccezioni, però si tratta per lo più di casi fortunati in cui gli attriti sono minimi, quasi inesistenti, e l' armonia prevale su tutto il resto. Ma è dura, durissima.
C' è un grande problema di comunicazione tra noi e loro.
E non sembra proprio destinato a risolversi con grande facilità.
Perchè, ora come ora, nel duro mondo crudele succede che molte volte il pianeta dei teen-agers debba confrontarsi con problemi aggiuntivi quali la separazione dei genitori, e questo diventa un casino di proporzioni immani: la colpa è sempre da ricondurre all' egoismo degli adulti (ed in questo caso è difficile dare torto ai ragazzi) e la comunicazione, se prima era piena di problemi e criticità, a questo punto diviene praticamente impossibile.
Capita purtroppo che tuo figlio/a ti veda quasi come un estraneo, che ti saluti controvoglia o che ti consideri con lo stesso entusiasmo che si dedicherebbe alla pulizia di una scarpa che abbia appena calpestato un escremento canino.
Certo, gli amici provano a mitigare la tua amarezza di genitore incompreso dicendoti che, prima o poi, crescendo, l' adolescente capirà tutte le situazioni che in questo momento non è in grado di capire.
Però, intanto, il genitore agonizza. Si nutre di amarezze e beve le proprie stesse lacrime amare.
Ma non c' è niente da fare, funziona così.


LA FORTUNA E' GIA' QUA

E' sicuramente una sensazione decisamente strana, ma la percezione che ne ricavo mi induce ad una riflessione che mi ha particolarmente affascinato.
Nonostante la mia affannosa ed infruttuosa ricerca di lavoro - anche attraverso il sacrificio  doloroso che mi ha visto allontanarmi fisicamente dalle mie figlie per cercare il miraggio di un posto di lavoro in una regione lontana dai luoghi dove sono cresciuto ed ho vissuto per quasi tutta la mia vita precedente - mi assorba completamente nelle attività di ogni giorno, mi sono reso conto che, sotto diverse forme, parte della mia felicità è già attorno a me.
Una splendida compagna come la mia Titty che mi sa caricare di energia come nessun altro costituisce una ricchezza incommensurabile, di fronte a tutto il resto del mondo.
La sento sempre vicina, anche nei miei momenti di scoramento riesce a restituirmi quel sorriso che mi era sfuggito via in conseguenza delle occasioni lavorative mancanti o sfumate.
Mi sono ricordato di quando un anno fa, giusto di questi tempi, ancora passeggiavo per il porto di Marina di Carrara asciugandomi lacrime amare di tristezza, malinconia e rabbia nei confronti di una vita sempre in salita, con la separazione coniugale, la morte della mia nipotina e tante altre disgrazie che mi avevano minato ogni certezza nell' anima.
Poi è arrivata lei, tanto dolce quanto determinata, ed ha saputo ricostruire pazientemente quest' uomo così complicato nei suoi pensieri ed in tutte le sue forme.
Per farla breve, è buffo accorgersi che magari si è già fortunati, che il bicchiere è mezzo pieno e quel che sarà, sarà....


mercoledì 11 gennaio 2017

VOGLIO QUESTA MAGLIETTA!!!!

Non so chi la vende, ma la voglio comprare!!!!!!!


EVITATE GLI ANTIPATICI

Ci sono antipatie che non si possono spiegare facilmente, si possono solamente vivere nostro malgrado e cercare di mantenere i nervi saldi per evitare di litigare con la persona insopportabile che abbiamo di fronte. Quando questa, poi, cerca nonostante tutto di approfittare incautamente della nostra pazienza (ormai giunta pericolosamente al punto di rottura), è bene che cerchiamo di mantenere comunque il nostro self-control per tornare sui nostri passi (possibilmente) e interrompere il contatto con queste odiose creature.

lunedì 9 gennaio 2017

IL VECCHIO MAGGIORE

A questo ho realizzato addirittura un poster :D


UN VECCHIO LAVORETTO, TANTA SODDISFAZIONE

Un altro vecchio lavoro, un personaggio modificato sulla base di un vecchio giocattolo, modificato e completamente riverniciato, della serie G.I.Joe modern era della Hasbro. Questo lo avevo preparato per un amico statunitense, venduto a suo tempo e spedito negli USA. Altezza 10 cm circa (3,75" scale).
Custom figure made for a US friend of mine, sold and shipped to United States several time ago.


BRRRR.... CHE FREDDO

Cazzo, se fa freddo!!!!
La temperatura è a -5° alle 9 del mattino! Guardate l' acqua del fiumiciattolo che scorre (o meglio, scorreva, prima di congelarsi) vicino alla stazione di Osnago!
Voglio tornare a vivere in Toscana!!!!!!!!


CONTRO LA VIOLENZA NEI CONFRONTI DELLE DONNE

Qua non c' è bisogno di commenti, tutto è abbastanza chiaro.
Pienamente dalla parte di chi difende i diritti delle donne e degli animali.
E fermamente contro chi esercita violenza e prepotenza nei confronti altrui.
Non bisogna scandalizzarsi ipocritamente solamente quando vengono proclamate le giornate "ufficiali" per celebrare le donne, i bambini, i disabili, i malati terminali o qualunque categoria di deboli ed indifesi.
E' un dovere morale che abbiamo sempre, ogni giorno ed in ogni istante.
Automatico come il battito cardiaco.
Che, non per niente, è il simbolo della vita.



LETTERA APERTA A GRECO

Cominciamo oggi una rubrica che rappresenta una sorta di lettera aperta da parte mia a personaggi del mondo conosciuto, cosiddetti VIP (ma di cosaaaaa? Dov' è la vostra importanza privilegiata rispetto agli altri esseri umani???) e che vediamo soprattutto in televisione.
Una piccola critica civile e doverosa nei confronti di chi - pur ferma la libertà individuale di ciascuno di noi di usare il proprio telecomando per cambiare canale, qualora non gradissimo ciò che stiamo vedendo in quel momento - non risponde pienamente ai nostri gusti.


Caro Gerardo Greco, conduttore del programma televisivo Agorà (Raitre, ore 08:00 circa),
è già da molto tempo che seguo mio malgrado la tua trasmissione, – mentre lavo le tazze sporche ancora di caffèllatte, passo l' aspirapolvere sul pavimento e rimetto in ordine la casa, prima di andare a spedire i curriculum in giro per il mondo – perchè ogni volta che sintonizzo la tv sul tuo programma, beh... rimango sconcertato.
Francamente provo un' antipatia a pelle nei tuoi confronti, vedendo la maniera un po' strafottente in cui tratti i tuoi ospiti meno graditi, con battute sottili e non che non sarebbero apprezzate ai veri maestri del giornalismo tradizionale.
Non me ne frega niente se farai carriera in Rai o in altri settori della comunicazione, potrai diventare anche Presidente della Repubblica o pontefice maximo, ma mi starai sempre sullo stomaco come un Gasparri qualunque.
Prima di tutto perchè ritengo antipatico colui il quale fa le domande senza ascoltare le risposte – o, peggio ancora, senza dare importanza – dei propri interlocutori qualora tali discorsi non siano in linea con il proprio pensiero.
Tu parli, chiedi, e poi, mentre l' ospite intervistato sta rispondendo, lo interrompi e provi addirittura a dare l' opinione tua entrando nel merito, quasi a voler “moralizzare” o indirizzare il pensiero di chi sta parlando con te.
In secondo luogo, sembrerebbe che cerchi di sminuire le idee altrui (esempio tipico, operai intervistati in collegamento esterno e che manifestano in maniera colorita il proprio malcontento nei confronti del governo in carica) quando non sono conformi a quello che vorrebbero sentire dire i politici, beh... è molto triste.
Terzo punto di vista, certi sorrisini ironici da parte tua nei confronti dei tuoi interlocutori sono veramente irritanti, perchè presuppongono una superiorità, da parte tua, nei loro confronti. E, francamente, lasciatelo dire, credo che tu non abbia tutta questa superiorità. Siamo tutti uguali.
No, caro mio. Non solo la tua trasmissione è stucchevole, con certi politici come ospiti (guarda caso, gli esponenti dei partiti di maggioranza di governo non vengono mai stuzzicati troppo) che provocano l' orticaria ad ogni respiro che emettono, ma anche la piena consapevolezza che cercate di raccontare un mondo (quello reale) che non conoscete per niente. 
Vi indignate, battete i pugni nei vostri talk-show e proponete soluzioni assurde per mondi che non avete mai sfiorato nemmeno lontanamente.
Avete mai provato a fare la spesa per vivere disponendo solo di una pensione sociale (e nessun' altra entrata, ovviamente!) di 200 euro e fare fronte alla quotidianità vera???
Provate a vivere di uno stipendio di 500-600 euro per un anno (senza avere altre entrate, come già detto) e poi ridiamo. Vi farete una cultura riguardo al paese reale.
Oppure facciamo come nei reality-tv, visto che a voi piace tantissimo il mondo della televisione: lasciate il posto di lavoro e provate a iscrivervi come i comuni mortali alle agenzie di lavoro interinali, vediamo se provi sulla tua stessa pelle cosa vuol dire inseguire un posto di lavoro o un' impiego quando hai le strade sbarrate dall' eccesso di disoccupati in cerca di occasioni di lavoro stabili ed immigrati clandestini privilegiati?
No, tutto ciò non è bello a vedersi, ma è anche spiacevole per chi ti sta guardando e nei confronti dei quali bisogna essere pressochè perfetti, essendo il tuo un servizio pubblico pagato coi soldi del canone tv.
La situazione non è “complicata” (termine del quale ami abusare quando vuoi stendere una cortina di fumo sugli argomenti sui quali ti riesce male arrampicarti sugli specchi) ma, al contrario, è pienamente lineare.
Meno spocchia nei confronti dei tuoi ospiti in studio oppure in collegamento esterno, meno sorrisi di autocompiacimento verso le telecamere cui narcisisticamente punti lo sguardo e, soprattutto, una buona dose di umiltà sincera.
E risulterai un po' meno antipatico, non soltanto a me.

sabato 7 gennaio 2017

BUON COMPLEANNO, FRANCESCA!!!!!

Tantissimi auguri di Buon Compleanno per un' amica speciale come Francesca, milanese dei Navigli ma trapiantata da anni in Germania.
Buon Compleanno, Fra!!!!!!!!

UNA SUGGESTIONE: BREVE SALTO IMMAGINARIO NEL PASSATO

Provate a pensare intensamente ad un momento lontano nel tempo, molto lontano.
Adesso, mentalmente, provate a immaginarvi per qualche istante come se foste lì anche fisicamente, un po' come se il teletrasporto di Star Treck (incrociato con la macchina del tempo di fantascientifica letteratura).
Ecco, vi ritrovate sui banchi di scuola delle elementari – o in qualsiasi altro luogo vi abbia condotto la vostra stessa mente basandosi sul vostro vissuto personale – e vi guardate intorno. Il vostro corpo è fisiologicamente più fresco, la pelle meno rugosa e siete più tonici in ogni zona del corpo.
Ora viene il bello.
Provate, a questo punto, da quella posizione così indietro nello spazio-tempo, a immaginare tutte quelle cose che sarebbero poi realmente avvenute in seguito, e che si sarebbero realizzate inesorabilmente come poi il vostro destino aveva predisposto.
Ecco, da quella posizione del passato in cui vi siete immaginati, non avete avuto una sorta di sensazione del tipo “poverino, non sai cosa ti aspetta?” oppure “il bello deve ancora arrivare” ed altri riscontri del genere. 
La vostra posizione nei confronti del futuro è la stessa nella vostra suggestione a occhi aperti o nella vita reale?
Personalmente mi sono ritrovato pieno di perplessità, con una serie di sfumature che si confondono con la risposta reale partorite dalla mia stessa anima.
Una serie di dubbi infinitesimali - che si intrecciavano già a quell' epoca remota – adesso trovano più interrogativi che risposte.
Ecco, forse il risultato paradossale è proprio questo. La logica farebbe presupporre che, tanto più gli anni trascorrono in avanti sulla linea del tempo e tanto maggiore sarà il carico positivo di esperienza accumulata in virtù della quale si dovrebbero avere molte più risposte di prima.
Invece, a conti fatti, sembra quasi che avvenga il contrario.
Più gli anni passano e meno certezze sembrano concretizzarsi, o comunque si matura la convinzione che risposte assolute non si possano mai ottenere.

No, vi assicuro che non ho esagerato con i peperoni ieri sera. Ho mangiato leggero ed ho provato a ragionare con l' anima, anche se apparentemente sembra una contraddizione in termini.

Fatemi sapere il vostro punto di vista, se vi va...

CHE FATICA ESSERE UOMINI

Il grande Sergio Endrigo, indimenticabile cantante del secolo scorso che cantava bellissime melodie a cavallo degli anni 60 e 70 nel panorama musicale italiano, ha accompagnato – pur senza saperlo, ovviamente – suo malgrado tantissimi dei pomeriggi e delle serate della mia infanzia ed adolescenza, attraverso il canto di mio padre.
Questi, non appena tornato dalla sua pesante giornata lavorativa (operaio in una segheria di marmo della Versilia, in Toscana), entrava in casa senza dimenticarsi praticamente mai di fischiettare o cantare addirittura qualche canzoncina delle sue preferite.
Probabilmente la serena consapevolezza di avere fatto il proprio dovere di vero uomo - lavorando e sudando sul posto di lavoro e senza minimamente risparmiarsi, anzi – predisponeva il suo stato d' animo gentile a emettere un canto che lo mettesse in armonia ed in comunione con il resto della natura, un po' come un uccellino che canta spensierato sopra il suo ramo preferito. Era mio padre.
A dire il vero, in tutta onestà, questo bel canto veniva d' improvviso a cessare quando mio padre si concedeva uno dei suoi spuntini preferiti, che farebbero inorridire la maggior parte dei gourmet europei: pane e cipolla, con un filo d' olio, rappresentavano per il mio papà una delizia irrinunciabile in attesa della cena: uno spuntino di tutto rispetto.
E, il più delle volte, un ruttone epico di dimensioni spaventose ed inaudite, era la degna conferma di approvazione e soddisfazione di un pasto veloce pienamente goduto e gustato nella sua essenza.
A questo punto, con la pancia piena e con l' intermezzo acustico/gastrico del ruttone di cui sopra, poteva riprendere il canto più tradizionale, ovvero quello che si esercita con le corte vocali (e non più con l' apparato digerente).
Questa sorta di juke-box umano aveva diversi pezzi preferiti nel suo sconfinato repertorio, che andava da Claudio Villa fino a Roberto Murolo, passando per Enzo Jannacci, Nilla Pizzi, Giorgio Consolini e tutti i grandi della musica italiana di quel periodo del secondo dopoguerra.
Una delle voci che ricordo con maggiore frequenza era quella di Sergio Endrigo, che sentivo canticchiare spesso a mio padre, magari mentre preparava le caldarroste sul fuoco del camino.
Quante volte lo avrò sentito canticchiare sottovoce “ Partirààààà.... La nave partirààààà.... Dove se ne andrà, questo non si sa... Sarà come l' arca di Noè... Il cane, il gatto, io e teeeee....”
A modo suo, oltre alla bellezza ed alla musicalità della canzone stessa, anche il mio papà creava a modo suo un' atmosfera irripetibile, questo è sicuro. Uno spettacolo unico.
Quella canzoncina, pur nella sua linearità, parlava alla mia giovane anima in maniera chiara ed inconfondibile con le sue parole: per me, da sempre abituato per vocazione a prestare la massima attenzione alle parole dei testi, fin troppo naturale cercare di coglierne il senso.
E proprio alcune fondamentali parole rimasero scolpite nella mia mente:
“... Che fatica essere uomini...”
Potremmo parlare per ore ed ore delle sfumature di questa frase, dei sensi e delle implicazioni che questa comporta, ma anche senza entrare troppo nel merito, mi voglio limitare a cogliere la serena rassegnazione umana a dovere affrontare la sfida quotidiana di vivere, senza sconti sulle fatiche e sulle pene che comunque costituiscono la vita stessa o, perlomeno, una buona parte fisiologica dell' esistenza. Chi può essersi mai vantato di avere avuto una vita senza qualche problema, grande o piccolo che fosse?
Anche senza possedere la sapienza dei grandi filosofi classici è possibile scavare a fondo alla ricerca del senso stesso della nostra esistenza, e credo che sia una sfida che si rinnovi ogni istante della nostra vita, un po' come la retta geometricamente definita come un insieme di punti infiniti.
La fatica nella vita la troviamo un po' dappertutto, ma forse la maggiore difficoltà la troviamo nel prendere quelle decisioni che proprio scontate non sono, quelle che ti obbligano a pensarci su due volte per via delle conseguenze che comportano.
In questo momento, per ciò che riguarda me, la fatica di essere uomini si presenta sotto la forma della forzata lontananza dalle mie figlie e dalla mia terra di origine, la Toscana.
Chi mi conosce, ben sa delle mie pene. Mi sento come un condannato in esilio.
Senza la soddisfazione di chi sa che il proprio sacrificio (la lontananza dai propri affetti) venga almeno compensata da un lavoro che consenta un sacrosanto reddito continuativo e fondamentale, sempre più spesso maturo la convinzione che il gioco non valga la candela.
Cazzarola, “che fatica essere uomini...”
Ma andiamo avanti con determinazione, avanti tutta.

venerdì 6 gennaio 2017

IL LAVORO NON MANCA... SI, COL CAZZO

E dicevano in tv "Lombardia e Veneto sono le locomotive d' Italia, il lavoro non manca".
Col cazzo.
Da cinque mesi che sono qua e la situazione è assai diversa da quella che veniva diffusa dai soliti media dis-informanti. Aziende che prima avevano in organico sui 2500 dipendenti, adesso ne hanno al massimo 600 in carico, tanto per fare un esempio tipico della tendenza generale.
I contratti di lavoro che vengono proposti ora fanno ridere di più delle penose battute dei conduttori di "Striscia la notizia", con le stesse condizioni contrattuali che equivalgono a quelle degli schiavi deportati qualche secoletto fa dal continente africano e costretti a lavorare nelle piantagioni di cotone.
Esagerazioni? No, proprio per niente. Provare per credere.
I soliti governi di politici incapaci o collusi coi poteri forti della finanza europea e mondiale hanno realizzato un modello sociale tipico di come NON dovrebbe essere una società moderna.
Il lavoro (quando c' è) è precario e senza sicurezze di alcun tipo. Ci credo bene che ci sia stato un aumento dei contratti a tempo indeterminato: dopo le modifiche normative del "Job Act" (????),  adesso non contano più un cazzo e, quindi, potendoti licenziare quando e come vogliono loro, i datori di lavoro te lo propongono più che volentieri.
Non parliamo poi di "voucher" (a proposito, avete notato come vengano usate parole straniere dai governanti italiani per meglio nascondere le grandi inculate che ci propongono ogni volta?) per bontà divina, perchè altrimenti diventerei cattivo e mi sciuperei la giornata...





POCO SEGNALE

Mi ricordo una parte del film "Il Ciclone" di Pieraccioni di qualche annetto fa in cui, a causa della debolezza del segnale televisivo, i poveri abitanti del vecchio cascinale in mezzo alla campagna toscana si ingegnavano in ogni maniera per cercare di risolvere il problema: con improbabili oggetti metallici ed utensili domestici di ogni tipo, provavano ad improvvisarsi vere e proprie "antenne umane" per cercare di captare un minimo di segnale e potersi guardare un po' di televisione.
Ecco, chissà come mai ho la stessa sensazione quando provo a prendere il segnale della connessione internet quassù a Osnago????


MI ARRESTI SUBITO, PER FAVORE

Mi arresti immediatamente, agente! Subito, senza indugi...!



BUONA EPIFANIA 2017

Buona Epifania a tutti quanti!
Avete fatto i bravi? La Befana vi ha portato calze straboccanti di dolcetti e golosità oppure tonnellate di carbone da fare invidia ad una vecchia industria metalmeccanica old-style?
Per quanto riguarda il sottoscritto, pare che la vecchia bagascia abbia noleggiato un intero treno merci pieno di carbone per me, mandando in tilt l' intero traffico ferroviario del Nord-Italia.
E va bene, pazienza.


giovedì 5 gennaio 2017

UNA COLONNA DI FUMO

Basta con gli inutili allarmismi, non date retta a chi stampa orrende immagini di malati terminali sui pacchetti di sigarette! Lasciate pure cadere nel vuoto gli avvertimenti dei salutisti e pure i consigli dei medici menagramo, che portano merdissima e poi bisogna correre a farsi togliere il malocchio dal ciarlatano mago più vicino.
Da adesso in poi siete liberi di riempirvi i polmoni di catrame e di ingiallire i vostri polmoni a sazietà, senza dovervi giustificare con nessuno: è tempo di reclamare la vostra libertà di riempire le casse di uno stato corrotto e monopolista ricompensandolo con quello stesso denaro che avete appena rubato con destrezza dal borsello del vostro partner. 
Già che ci siete, giocatevi una ventina di "gratta e vinci" che vi faranno vincere la bellezza di euro 2,00 dopo averne spesi 350,00 grazie alla pensione di vostra nonna che si era assopita sul divano a guardare Biùtiful (si scrive così, vero?).
Non c' è soddisfazione più grande del fumare quattro, cinque o più pacchetti di sigarette al giorno, con la consapevolezza di avere contribuito alla soddisfazione del tabaccaio che anche stavolta potrà ringraziare il vostro vizio preferito per essere riuscito a far quadrare il bilancio di esercizio della sua attività.
Ma poi, vogliamo mettere quella sana soddisfazione di potersi guardare allo specchio e sorridere convintamente guardando la propria immagine riflessa, mostrando con orgoglio tutte quelle rarissime tonalità del giallo che vanno dall' ocra fino alle sfumature dell' arancione presenti nella propria smagliante dentatura?
Il profumo intenso e soave del vostro respiro vi permette di uccidere tutte le zanzare nel raggio di nove metri da voi, senza più dovere sprecare denaro nell' acquisto di zampironi e pasticche del Vape, così come ogni vostro sussurro a pieno fiato vi consente di sterilizzare il vostro gatto senza doverlo necessariamente portare dal veterinario.
E' bellissimo limonare con voi, amanti della sigaretta, perchè ogni volta che le lingue si scambiano l' abbraccio della passione che si è appena accesa, il vostro partner trattiene a stento fortissimi conati di vomito e, se non ve lo dice, è solamente per puro senso di misericordia e pietà umana.
Evviva le sigarette!