mercoledì 21 giugno 2017

STRESS LOW-COST

Ebbene sì, miei diletti, sappiate che anche oggi - seppur indirettamente -  parleremo del mio viaggio recentissimo in terra rumena, cosa che avverrà anche nel futuro prossimo.
Come ben sapete, in attesa che gli scienziati ed i tecnici ci offrano l' opportunità di viaggiare alla velocità della luce e di teletrasportarci a nostro piacimento e secondo le nostre esigenze, dobbiamo pur tuttavia arrangiarci a trovare il mezzo di trasporto più idoneo e conveniente, in termini di convenienza e di confort, per raggiungere le nostre mete.
Uno dei vettori più apprezzati per la maggiore velocità ed i costi decisamente abbattuti dopo i tragici fatti dell' 11 settembre negli Stati Uniti, è indubbiamente l' aeroplano, con il proliferare continuo di compagnie low-cost che permettono a chiunque di raggiungere qualsiasi luogo del pianeta a prezzi più o meno sostenibili per quasi tutte le tasche.
Va bene, stavolta soprassediamo sul fatto che, per permettersi di mantenere i costi dei biglietti così bassi sarebbe lecito pensare che le compagnie risparmino su tutte le proprie spese di esercizio (magari anche sugli stipendi dei propri dipendenti, sulle dotazioni di sicurezza, sul tipo di carburante, etc.) e sulla qualità generale dei servizi offerti.
Il punto che voglio affrontare è un altro, stavolta.
Per il sottoscritto non si trattava del primo volo in aeroplano, anzi. Figuriamoci, io ho volato come passeggero alla tenera età di 13 giorni di vita (dall' aeroporto Fontanarossa di Catania a quello di Pisa, il "Galileo Galilei") nel lontano 1976. E più volte, nel corso degli anni, ho avuto la fortuna ed il privilegio, in ragione dei sacrifici economici di mio padre, di poter viaggiare più volte su voli nazionali per andare in vacanza dai miei nonni in Sicilia. E, all' epoca, costava parecchio viaggiare volando.
Stavolta, all' età di quasi quarantuno primavere, si trattava di... uscire per la prima volta dai confini nazionali, in quanto il mio destino personale non aveva previsto in precedenza che il sottoscritto avesse avuto occasione di uscire dall' Italia, curiosamente.
Finalmente spezzavo un tabù ed uscivo dai confini nazionali per raggiungere i nostri amici stranieri in Romania.
Ovviamente, in tempi di vacche magre, l' unica maniera per superare quella distanza geografica di oltre 1300 km che ci separavano era appoggiarsi ad una compagnia low-cost, mediante la quale siamo stati in grado di viaggiare in due (ero insieme alla mia compagna Tiziana) per meno di 100 euro, spesa che comprendeva anche i biglietti di ritorno.
Ma andiamo nel dettaglio nel viaggio. Il nostro volo partiva dall' aeroporto di Orio al Serio (provincia di Bergamo) e grazie alla quantomai immensa pazienza del nostro amico Antonio alias "Zeck"  - che ci ha accompagnati con la sua macchina davanti all' ingresso dell' aeroporto - siamo arrivati perfettamente in orario per l' imbarco.
Certo, a dover percorrere forzatamente chilometri di inutile percorso obbligato attraverso i negozi carissimi interni all' aeroporto orobico per raggiungere il tuo gate ti procura un giramento vorticoso di coglioni e ti fa maledire chi ha progettato l' aeroporto, ma anche in questo caso è meglio soprassedere.
Passiamo direttamente al momento dell' imbarco sul bus che ti deve accompagnare sul jet, dove a possiede ha la "carta fedeltà" della compagnia di volo low-cost viene concesso l' odiosissimo privilegio di scavalcare la lunga fila di persona in attesa di salire a bordo.
E ne consegue la nascita di tremendi istinti omicidi a carico altrui...
Una volta che riesci fortunosamente a salire sul velivolo e raggiunto il tuo posto assegnato, ti accorgi con orrore che ti è stato riservato uno spazio stretto ed angusto, un sedile che - per le persone alte più di un metro ed ottanta - rappresenta una vera tortura: un po' come infilare un pastore tedesco dentro un trasportino per cani di taglia piccola, tipo Pinscher.
E va bene, pazienza.
Uno delle cose che mi ha maggiormente scioccato è stata la pessima impressione che mi hanno fatto lo steward e le hostess a bordo, che nonostante parlassero in maniera pessima l' inglese (ad una velocità esagerata ed incomprensibile e con accento assai discutile) e preferissero parlare in lingua romena, non riuscivano a comprendere che evidentemente la loro comunicazione nei confronti dei passeggeri era abbastanza discutibile. Cazzarola, pur non avendo trascorso la mia vita in Inghilterra nè frequentato accademie o collegi tipo Oxford o Cambridge ho sempre parlato inglese come seconda lingua, ed ogni giorno dialogo con successo con amici nel continente americano senza problemi.
Un' infinità di volte ho sostenuto conversazioni sensate con persone di ogni nazionalità usando il mio inglese, e mi hanno comunque fatto i complimenti sia per l' accento che per la conoscenza generale della lingua.
Pertanto sono rimasto letteralmente sbalordito quanto ho sentito quei ragazzotti (probabilmente ungheresi, se non romeni) scimmiottare una improbabile ed incomprensibile loro versione della lingua albionica.
Tutto ciò mi ha talmente indispettito al punto che, per ripicca, quando qualcuno del personale di volo passava chiedendo qualcosa, io rispondevo fieramente con formule goliardiche del tipo "Spetznaz!" oppure "Come fosse antani!" e ancora "Scappellamento a destra" e pure "Supercazzola aerea" e magari l' intramontabile "Stocazzov!" con italico orgoglio e virile possenza.
Nel frattempo, dopo un decollo angosciante ed una fase piena di ansia per le continue sollecitazioni sulle ali prima di raggiungere la quota di crociera e riportare in assetto orizzontale l' aeronave, il volo proseguiva amenamente, con continui vuoti d' aria e quella malinconica sensazione che non sai se mai arriverai vivo a destinazione. Ti ripassano in mente tutte le peggiori scene di film catastrofici ed horror ambientati in aeroplani che hai visto in tutta la tua vita e ti auguri che tali scenari non abbiano niente a che fare con il tuo futuro prossimo.
Poi, al momento delle prime manovre prossime all' atterraggio, cominci veramente a pensare che quello sia il momento della verità, e speri veramente che tutto vada come deve andare.
Fortunatamente, è andata bene.
Ma il fatto che, al momento in cui l' aeroplano ha concluso con successo il proprio atterraggio e si è fermato sulla pista dell' aeroporto di Craiova, tutti i passeggeri abbiano cominciato ad applaudire fragorosamente all' indirizzo del pilota, mi ha fatto dedurre che nemmeno loro davano per scontato di atterrare vivi sul suolo rumeno...


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