martedì 24 gennaio 2017

IN VISITA DAI NONNI PATERNI

In un' epoca lontana come quella dei primi anni 80 del secolo scorso, esistevano delle imprese epiche che andavano oltre l' eco delle leggende e molto più in là della fervida fantasia degli scrittori di genere fantasy. Una di queste vicende incantate consisteva nell' andare a visitare i miei nonni paterni (almeno una volta al mese, rigorosamente di domenica, era il minimo sindacale) che vivevano in Alta Versilia, in una frazioncina del comune di Stazzema (LU), per la precisione a Pomezzana.
Per quanto amassi profondamente i miei nonni paterni - come del resto provavo altrettanto per quelli materni, che vivevano nella lontana Sicilia - il fatto di sapere di doverli andare a trovare mi trasmetteva una certa inquietitudine, sapendo che mio padre avrebbe reso il viaggio (sia andata che ritorno) una sorta di supplizio per quello che riguardava la mia pazienza.
In effetti, avendo all' epoca come unica vettura in famiglia una piccola Fiat Cinquecento di fine anni Settanta, e considerando che all' interno della quale avremmo dovuto trovare posto in quattro, tra adulti e bambini, oltre ai rispettivi bagagli, l' entusiasmo di dover stare pigiato come una sardina all' interno di una lattina per tutto quell' interminabile tragitto rendeva il mio entusiasmo lo stesso di un gatto che deve attraversare la tangenziale all' ora di punta del traffico.
Il bello, poi, era che mio padre guidava la nostra vettura con una velocità di crociera di circa 30 km orari (con punte da brivido di 40 km/h , mica scherzi!) ed un viaggio di poche decine di chilometri diventava noiosissimo ed interminabile, in confronto da farmi sentire come Marco Polo quando si recava in Cina diversi secoli addietro. Anzi, probabilmente lui si annoiava di meno, ai suoi tempi, perchè di certo non guidava la sua carovana mio padre: altrimenti sarebbe morto di vecchiaia e non sarebbe mai giunto in Estremo Oriente.
Se aggiungiamo qualche gustoso ingrediente a questa torta (le lamentele di mia madre per svariati ed improbabili motivi, i capricci di mia sorella, le bestemmie di mio padre per il traffico, etc.), il risultato assume dei contorni che vanno al di là della comprensione umana.
Il mio unico conforto era rappresentato dalla lettura di un giornalino a fumetti - preferibilmente Topolino o, comunque, una rivista da leggere durante il viaggio - che era una sorta di fuga dalla realtà di quella gabbia di matti, una specie di modo per sopravvivere a tutto quel mondo surreale rappresentato dalla mia famiglia, anche quando si trattava di un viaggio breve (???) del genere.
A metà strada ci fermavano presso la frazione di Ponte Stazzemese, dove si ergeva l' Hotel Pania - distrutto  negli anni a seguire dall' alluvione tragica del 1996 e poi riedificato -  presso il quale si trovava l' unica cabina telefonica (che peraltro a quei tempi sembrava una sorta di scafandro blindato grigio a tenuta stagna, don diversi elenchi telefonici cartacei sotto l' apparecchio telefonico) prima di proseguire oltre.
Da qui mia madre telefonava in Sicilia ai miei nonni - la telefonata domenicale era un bellissimo rituale - per i classici saluti e per gli aggiornamenti settimanali e, siccome parlava in dialetto siciliano, durante le sue conversazioni io potevo  rinfrescare la mia conoscenza e la mia comprensione universitaria di tale linguaggio universale, con tanto di sottotitoli in eurovisione.
Subito dopo riprendeva l' agonia il viaggio per arrivare a casa dei nonni, e già la mia pazienza era giunta agli sgoccioli - tra la lotta con mia sorella per il controllo dello spazio del divano posteriore della Cinquecento e gli insulti di mio padre nei confronti di chiunque osasse negargli il diritto di precedenza lungo la strada - finchè non giungeva la tanto sospirata meta.
Ovviamente l' impresa non era ancora giunta a termine, perchè per arrivare presso la loro abitazione bisognava arrampicarsi letteralmente lungo uno strettissimo ed oltre modo pericolosissimo sentiero sterrato dove era costante il rischio di rompersi l' osso del collo in caso di malaugurate cadute.
Superato questo esempio concreto di selezione naturale, il privilegio di potere abbracciare i miei nonni era sicuramente una ricompensa  che valeva pienamente tutta quella rottura di scatole rappresentata dal viaggio....

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