sabato 28 gennaio 2017

IL DIRITTO DI PENSARE

Anche prima mi domandavo quali fossero le basi della nostra esistenza, anche se non sono un filosofo e se non ho studi universitari alle spalle. Ma del resto, ogni creatura vivente in questo mondo - o negli altri - potrebbe tranquillamente PENSARE.
Sì, lasciare libera la mente e sintetizzare in un pensiero quello che i propri sensi e le proprie percezioni riportano al proprio cervello. Un cane, un gatto, un insetto o qualsiasi altra creatura ha il diritto di pensare. Punto e basta.
Ragionare e riflettere sul senso della vita fortunatamente non è un privilegio riservato a pochi, anzi. Avviene in automatico, siamo solo noi a voler "spegnere" il cervello, o meglio, dirottare la nostra attenzione verso cose di varia e, generalmente, minore importanza.
In queste ore a me capita di assistere impotente ad un carosello di immagini e di ricordi lontanissimi nel tempo, tanto remoti quanto intensi nella mia memoria.
Ricordi di un bambino cresciuto in un' epoca più grezza, rurale, bucolica e semplice. E molto più genuina.
Perchè quando muore qualcuno che conosciamo, invece della persona che se ne va, paradossalmente viene a morire tutta quella parte del nostro vissuto che ci collega a questa anima che è appena partita per il suo ultimo viaggio. Viene chiusa dentro la sua cassa di legno tutto ciò che avevamo vissuto insieme, i suoi baci, i suoi abbracci, le sue parole, le sue arrabbiature, i suoi errori ed i suoi insegnamenti positivi. Ci viene lasciato solo un pezzettino di tutto ciò, come un piccolo premio di consolazione, che portiamo con noi nei nostri ricordi e, soprattutto nel nostro cuore.
Lì sono tutti immortali.
Mi manchi tantissimo, mamma.


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