venerdì 27 gennaio 2017

ARRIVEDERCI, MAMMA.... TI VOGLIO BENE

Quando muore una stella, fior fiore di scienziati, astrologi e giornalisti scientifici provano a spiegarci tutte le conseguenze fisiologiche, meccaniche e chimiche di questi fenomeni naturali.
Io vorrei chiedere loro cosa succede quando invece viene a morire un intero universo, un immenso universo. Ma in realtà conosco già la risposta, perchè la sto vivendo sulla mia stessa pelle.
Due giorni fa è prematuramente venuta a mancare mia madre, all' età di 66 anni.
I miei 40 anni e passa di vita si sono attorcigliati, un vortice di spazio percorso e tempo trascorso in questo intervallo temporale della mia esistenza si è aggrovigliato ed è collassato su sè stesso.
Perchè quando un essere vivente viene al mondo ovviamente la propria madre esiste già, come il mare, il Sole, i pianeti e tutta la materia attorno a sè.
E, per lo stesso concetto, quando tua madre muore... fai fatica ad immaginare che non esiste più quel qualcosa che invece esisteva già prima di te.
Che differenza c' è tra un corpo vivo ed un cadavere? Quali paragoni vogliamo fare tra un essere vivente addormentato nel suo riposo normale ed una salma adagiata sopra il freddo marmo di un obitorio?
Magari quell' ossigeno che ritmicamente riempe i polmoni, oppure quel cuore che spinge sangue in tutto il corpo ad elevatissime pressioni in tutto il corpo. E poi chissà, altro.
Il freddo comunicato di una clinica toscana mi ha gettato nella disperazione di chi ha appena perduto 40 anni della propria esistenza.
E dire che mi ero recato in visita da lei appena tre giorni prima della sua morte, approfittando della mia visita lampo in Toscana per andare a trascorrere il finesettimana con le mie figlie.
Mia sorella, che si occupava completamente di lei e se ne prendeva cura da anni - dal tempo in cui, circa dieci anni fa, era caduta da una scala ferendosi in modo serio - mi aveva avvisato del fatto che le sue condizioni erano assai peggiorate nel corso degli ultimi mesi e, pertanto, mi esortava a fare visita a nostra madre proprio affinchè potessi vederla e portarle un po' di conforto.
Dopo tanti mesi infruttuosi trascorsi in Lombardia a cercare lavoro, ero il primo ad essere felice di potere rivedere mia madre e, seppure senza macchina, avrei comunque trovato modo e maniera di arrivare a Seravezza, il piccolo centro urbano della Versilia dove sorge la struttura ospedaliera presso la quale mia madre era ricoverata.
Fortunatamente la mia ex moglie mi prestò la sua macchina per qualche ora, giusto il tempo di andare a tornare per portare a compimento la mia visita alla mamma, e potei muovermi agevolmente in direzione del' ospedale. Lungo tutto il tragitto ripensai alle parole di mia sorella, che cercava di prepararmi al fatto che nostra madre fosse molto peggiorata e che probabilmente avrei potuto rimanere un po' scioccato, impressionato dal dimagrimento e dall' indebolimento generale del suo corpo.
E così fu, in effetti.
Mia madre, visibilmente molto più debole rispetto all' ultima volta che mi ero recato in visita da lei, parlava a fatica, nel suo letto di ospedale, e già quello era motivo per me di grande sofferenza.
La sua salute era stata compromessa da una serie di cadute rovinose, nel corso delle quali si era ferita e, nonostante le cure e le terapie, non si era riusciti a porre un rimedio definitivo.
Anzi, erano sorte complicazioni a catena, come diabete senile, ipertensione arteriosa, problemi circolatori e flebiti, complicazioni respiratorie e infezioni renali, fratture di ossa e ripetuti interventi chirurgici che hanno rappresentato una vera e propria "via crucis" per la mia povera mamma.
E la terrificante mazzata della morte assurda ed inaccettabile della propria amatissima nipotina di sette anni, scomparsa a causa di un tumore infantile invincibile.
Come a certificare per l' ennesima volta quel detto popolare secondo il quale "piove sempre sul bagnato". Sacrosanta verità. 
Mi parlava a fatica, felice di rivedere quell' unico figlio maschio emigrato al Nord per cercare fortuna altrove, dopo i dolori della separazione coniugale e soprattutto quella maledettissima disoccupazione che rappresentano da troppo tempo un handicap insopportabile per il sottoscritto.
Nel corso della visita a mia madre, ebbi modo di confortarla e di portarle i saluti delle mie figlie, le sue adorate nipotine, oltre che di aiutarla a bere qualche goccio di acqua dalla sua bottiglietta.
Quando venne tempo di salutarla, la baciai delicatamente sulle guance come sempre - da quando ho memoria ed anche prima di allora - e la salutai chiedendole di continuare a combattere e fare ancora un po' di pazienza. E, sulla porta della stanza della clinica, ricordo ancora che, con un filo di voce, mi disse: "Salutami la Tiziana...!"
Si era ricordata della mia compagna, che aveva conosciuto pochi mesi fa e che le era piaciuta subito, a differenza delle precedenti conoscenze. L' aveva colpita favorevolmente con la sua dolcezza, ed era felice che adesso ci fosse lei a prendersi cura di suo figlio, il sottoscritto.
Me ne tornai malinconicamente verso la macchina, triste e preoccupato per il peggioramento di mia madre.
Ma niente che mi lasciasse presagire il peggio.
Infatti, domenica pomeriggio salii sul treno come previsto, maledicendo il destino che aveva voluto la mia lontananza (si spera solo temporanea) dalla Toscana e, soprattutto, dalle mie figlie.
Due giorni fa, dopo avere accompagnato la mia compagna al lavoro con la sua vettura e, successivamente, recatomi presso un discount locale per acquistare un paio di cose per preparare il pranzo del giorno, feci rientro come al solito a casa per fare due faccende e rimettere in ordine l' appartamento.
Mentre stavo lavando le tazze sporche rimaste nel lavandino dopo la colazione, sentii squillare il telefono e, con grande curiosità, diedi un' occhiata al display dello smartphone.
Riconoscendo il prefisso 0584 (che identifica il distretto di Viareggio / Versilia) speravo si trattasse di una offerta di lavoro proveniente da quella zona, con tanta speranza.
Invece era il destino che telefonava.
"Qui è la clinica XXXXXX. Sua madre Angela è deceduta, circa mezzora fa..." mi disse la voce.
Non ho ricordi lucidi dopo quella fucilata a bruciapelo che mi ha sconvolto in ogni recesso dell' anima. So solamente che, mentre i miei occhi venivano immersi ed annegati dal pianto, provavo a farfugliare qualcosa chiedendo come fosse successo e maggiori dettagli.
Poi, cercando di muovermi come un cieco (appena privato della vista) nell' oscurità improvvisa, ho iniziato a telefonare a mia volta ai miei contatti più cari per avvisarli dell' improvvisa disgrazia avvenuta.
Grazie alla vicinanza ed all' appoggio di Titty, la mia compagna, sono riuscito a organizzare una veloce partenza alla volta della Toscana, per il più triste dei viaggi.
Per me, che per mia natura condenso passato, presente e futuro in ogni istante della mia esistenza terrena, e questo da sempre.
Il mio rapporto con il "silenzio" non è quello di un misantropo che odia il mondo, tutt' altro: bensì si tratta di una sorta di dialogo telepatico, silente ed armonico tra la mia anima e quell' universo che mi circonda.
Quel mondo che non riesco a capire, e che vedo degradare ogni giorno con grande dispiacere e malinconia.
Il dolore mi spacca ogni parte dell' anima.
Per il momento non mi va di scrivere altro, troppe lacrime stanno annebbiandomi la vista e mi impediscono di procedere adeguatamente.









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