martedì 22 novembre 2016

UNO SPLENDIDO FINESETTIMANA

Sono appena tornato da poco più di due giorni e solo adesso riesco lentamente a scuotermi dal torpore, dall' apatia e dalla sofferenza che provo nel cuore da quando ho dovuto le mie figlie alla stazione di Carrara - Avenza.
Sceso in Toscana lo scorso finesettimana in occasione del compleanno di mia figlia Martina, ho trascorso un paio di giorni dedicati a lei ed alla sorella (comunque più che altro presa dai suoi interessi di adolescente) e mi sono goduto ogni singolo istante di quei momenti: solamente un genitore separato può comprendere cosa intendo.
I sensi di colpa che mi divorano per non essere ancora riuscito a risolvere i miei problemi legati alla maledetta e perdurante disoccupazione, mi ricordano in ogni istante che sono in costante debito verso quelle benedette creature nelle cui vene scorre il mio stesso sangue. E continuo a combattere per loro, anche se spesso vorrei lasciarmi annegare nei vortici della depressione e della frustrazione, nel senso dell' incapacità.
Nello scorso week-end ho potuto tornare a sentirmi "padre" per una manciata di ore, godendomi i sorrisi e gli abbracci delle bimbe, la mia forza vitale.
E vedere piangere la più piccola alla mia partenza dalla stazione ferroviaria, mi ha fatto sanguinare il cuore, tuttora aperto e ferito.
Ne verrò mai fuori? Ce la farò a dimostrare loro che papà non è un inetto incapace di trovare un lavoro? Che me ne sono andato da quella casa solo per trovare un impiego che mi potesse consentire di ricostruire il nostro futuro di padre e figlie?
Non lo so. Vorrei arrendermi ma non posso.
















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