martedì 9 febbraio 2016

IL GATTO PIERINO

Da bambino ho sfruttato a fondo la possibilità che mi veniva offerta dalla vita di poter crescere in campagna (almeno i primi anni della mia infanzia) e, di conseguenza, avere la possibilità di interagire direttamente con  tutti quegli animali che mi capitavano a tiro.
Era un piacevolissimo passatempo, quello di catturare i grilli e farfalle (oltre che una prova di abilità in cui testavo a fondo i miei riflessi), per poi liberarli dopo averne osservato da vicino - con curiosità di fanciullo - le forme ed i colori. Le lunghe file di formiche che portavano degli smisurati semini raccolti chissà dove, alcune di di queste portavano dei carichi talmente grandi - in rapporto alle loro dimensioni - che mi ricordavano fortemente l' immagine di Obelix, l' amico di Asterix, che trasportava quegli enormi menhir dietro la schiena.
Purtroppo non avevo un animaletto domestico tutto mio, perchè mia madre aveva paura dei cani e non nutriva particolare simpatia per i gatti, quindi ero costretto ad accontentarmi di giocare con gli animali dei vicini o dei parenti, quando ci recavamo in visita da loro.
Non tutti gradivano giocare con me, anzi: spesso e volentieri ero costretto alla fuga da parte di cagnacci refrattari al gioco e poco inclini alla sopportazione dei bambini, con il sottoscritto che si ritrovava a battere i pugni sulla porta d' ingresso chiusa ("stai fuori a giocare con il cagnolino" mi dicevano, accidenti a loro) per chiedere disperatamente che mi facessero rientrare, mentre quell' odioso mastino mi abbaiava minaccioso a pochi centimetri dalle chiappe.
Tuttavia invidiavo profondamente tutti quegli altri bambini che avevano la fortuna di avere un cane o un gatto tutto per loro.
Io non avevo ancora avuto quel privilegio, e quelle poche volte che avevo avuto esperienze con animali, più di una volta erano sorte svariate perplessità al riguardo.
Tipo quella volta che, all' età di due anni, mi tolsi la soddisfazione di prendere il gatto di mia zia e gettarlo tra le fiamme del camino acceso, tra le urla di mia zia e la puzza di pelo bruciacchiato del povero micio che fuggiva via terrorizzato.
Oppure quando, appena più grandicello - all' età di quattro anni circa -  presi in braccio il cagnolino di una vicina di casa e me lo portai nel bel mezzo di un campetto, arrivando ad una di quelle fontane che si usavano principalmente per approvvigionare e rifornire di acqua le ciotole degli animali di allevamento. Lì vicino c' era una pozza per lavare i panni, ed io ne approfittai per.... lavare quel povero cucciolo. Peccato che fosse ancora inverno, e che mia madre si accorse di quello che stava succedendo proprio sul più bello e mi toccò scappare via in fretta e furia, dopo avere udito il suo grido di battaglia in rapido avvicinamento.
Che peccato, mi stavo divertendo a lavare quel piccolo segugio. Ed era pure una grande esperienza sul piano dell' apprendimento autodidattico: in quell' occasione imparai che i cani bagnati puzzano parecchio. Ad ogni modo, ricordo ancora che passammo un bel po' di tempo ad asciugare quella povera cagnolina (la sua padrona l' aveva chiamata "Lara") davanti ad una di quelle enormi stufe a legna, all' epoca presenti in tutte le case di campagne del  mio paesino, e non solo.
Ma finalmente, dopo pochi anni, il destino mi sorrise e fui accontentato: mi regalarono il mio primo animaletto domestico, un fantastico gattino che mi portò mio padre (come il topolino della canzone di Branduardi) nella primavera del 1985.
Quel micetto dal pelo corto arrivò dentro una piccola scatola di cartone, e ricordo ancora i salti di gioia che feci quando realizzai che si trattava del mio primo gattino: una creatura meravigliosa, che porterò sempre nel cuore, e non solo perchè era il numero uno.
Vivendo in campagna prima, ed in periferia dopo (ma sempre comunque in un ambiente prevalentemente agricolo e con il bosco e gli uliveti proprio dietro casa), il gattino preferiva stare fuori per imparare come fosse fatto il mondo attorno a lui, ma aveva imparato a venire da me - puntuale come un orologio svizzero - ogni volta che lo chiamavo a voce alta, al mio rientro da scuola.
E "Pierino" (questo era il nome che avevo scelto per lui, in onore dei film con Alvaro Vitali) non si faceva pregare, correndo lesto come un fulmine tra le mie braccia per farsi accarezzare.
Un rapporto bellissimo, quello tra me ed il mio gattino. Un episodio indimenticabile rimarrà per sempre quello legato a quella volta in cui, essendo io costretto a letto per qualche giorno per malattia - avendo preso il morbillo - ed ovviamente impossibilitato ad uscire fuori, fino alla mia completa guarigione, mi struggevo dalla malinconia perchè non potevo giocare con il mio amato gattino.
Ma il mio micio era una creatura fuori dal normale, nel vero senso della parola: guardando all' esterno, dall' altro capo della finestra chiusa (al primo piano), mi accorsi con gioia immensa che Pierino si era arrampicato su quell' albero che sorgeva proprio vicino quel lato della casa, ed i rami si avvicinavano tantissimo alla finestra. Ed il mio gattino si era arrampicato fino a raggiungerla, per potermi vedere e salutare....  Anche mia madre non riusciva a credere ai propri occhi, a vedere quel micetto che era arrivato fin lassù per salutare il suo padroncino, che era sparito inspiegabilmente dalla circolazione per qualche giorno e che sperava di rivedere al più presto nel cortile di casa.
Una creatura meravigliosa, unica ed irripetibile e.... dalla sconfinata pazienza.
Eh sì, perchè il gatto non è solo un animale straordinario per la sua natura, il suo carattere e le sue attitudini. La sua proverbiale eleganza, la forma flessuosa e scattante, l' indole indipendente e canagliona lo elevano a creatura ultraterrena.
Ma è anche uno straordinario ricercatore scientifico, suo malgrado. Perchè nonostante le sue obiezioni, Pierino ha partecipato più volte ai miei esperimenti, finalizzati a scoprire i misteri della fisica e come avvenissero le meccaniche di certi fenomeni naturali.
Un po' come quella volta che - non sapendo che i gatti sanno già nuotare per propria natura - mi ero riproposto di insegnare al mio micio le tecniche del nuoto, schiaffandolo nella pozza nonostante le sue incomprensibili insistenze. E, sebbene in quel frangente egli mi abbia regalato una serie di graffi  sulle braccia da sembrare una raccolta di tatuaggi tribali Maori, io proseguii imperterrito nella mia azione didattica, osservando la reazione del gatto alle prese con l' ambiente acquatico. Mi accorsi con stupore che Pierino muoveva le zampe anteriori proprio imitando le bracciate dello "stile libero" praticato dagli umani, ma si rifiutava di andare sott' acqua. Ergo, mi sembrava opportuno che egli provasse a vincere la sua paura e gli infilai la testolina sott' acqua per qualche secondo (mentre continuava a sbracciarsi a pelo d' acqua). Ma i risultati furono ahimè modesti, ed il vile micio riuscì ad approfittare di una mia disattenzione - avevo udito il motore della vespa di mio padre che era appena tornato dal lavoro - per riuscire a liberarsi con un agile colpo di reni e fuggire senza esitazioni. Peccato, in quel momento compresi che i gatti non amano nuotare sott' acqua e non apprezzano le bellezze del mondo sommerso.
Ad ogni modo, Pierino era un compagno fedele di gioco, nonostante io mettessi costantemente a dura prova la sua pazienza: in effetti ero curioso e volevo scientificamente sapere quale fosse quel punto critico di rottura (dei coglioni) oltre il quale il gatto finiva inevitabilmente per incazzarsi nelle varie circostanze. Dalla trazione della coda fino al leggero tiro dei baffi, passando all' applicazione sul  suo groppone di una piccola sella in miniatura perchè volevo trasformarlo nella versione vivente di "Battle-Cat", la leggendaria cavalcatura di He-Man. Quanta pazienza avevi, caro vecchio Pierino...
Come quella volta che ti rinchiusi per tre giorni nella gabbia (vuota) del pappagallo, per punirti di quella tua crudeltà nei confronti dell' uccellino che avevi divorato, seguendo peraltro il tuo istinto di cacciatore. Ma io ero troppo piccolo per capire certe cose, mi eri sembrato semplicemente "cattivo" e ti avevo punito.
Queste e mille altre avventure avevamo condiviso insieme, e queste righe celebrano la tua gloriosa esistenza, caro vecchio eroico micetto mio.


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