domenica 27 dicembre 2015

UN SOGNO INGLESE

Se la dea bendata si deciderà a togliersi quel cazzo di fazzoletto dagli occhi, potrei veramente cominciare a sognare di realizzare almeno una delle tante, troppe cose che sono rimaste al momento ancora irrealizzate, anche a colpa della mia "paura di vivere", timidezza o altro.
Una delle cose che ancora mi manca - ed è una delle lacune che vorrei colmare - è viaggiare al di fuori dall' Italia, uscire fuori dal confine nazionale: mai avuta l' occasione, almeno finora.
Il buffo è che, calcolando le decine di migliaia di km percorse nel corso degli anni sommando  tutti i viaggi tra Toscana e Sicilia per andare in visita dai parenti, avrei quasi potuto effettuare il giro del mondo almeno un paio di volte: altro che viaggiare, ed in condizioni ben più impegnative rispetto al giorno d' oggi.
Ad ogni modo, a causa della precarietà - che si è tramutata inesorabilmente in disoccupazione e conseguente mancanza di redditi - non sono riuscito nemmeno a portare le mie figlie a vedere con i propri occhi, a toccare con le proprie mani la città natale del sottoscritto: quella Catania che mi ha visto nascere, dove i miei nonni mi accoglievano e trattavano come un piccolo principe per tutta la durata del soggiorno e del cui amore continuo ad alimentarmi in questo periodo così tremendo della mia vita.
Ecco, spero di poter avere la possibilità, in futuro, con le mie figlie, di rivedere alcuni di quei posti unici per mostrare loro alcuni dei luoghi che per me hanno rappresentato momenti abbaglianti di felicità assoluta, e che mi mancano adesso oltre ogni comprensione umana.
Ma il mio concetto del viaggiare, come dicevo all' inizio, va ben oltre i confini nazionali: mi piacerebbe finalmente poter andare in Inghilterra e respirare i profumi di quella Londra di cui mi parlava la mia professoressa d' Inglese ai tempi delle scuole medie, con i suoi dettati, i brani da tradurre che ritraevano dettagliatamente ogni sfumatura della realtà del Regno Unito.
Certo, adesso che sono passati oltre trent' anni da quei racconti relativi all' Inghilterra ed alle sue città principali il mondo è cambiato tantissimo (in peggio) ed ha preso una piega che nemmeno Dario Argento avrebbe potuto immaginarsi, con il terrorismo globale, la corruzione dei politici mondiali e la prepotenza della finanza hanno distrutto completamente quanto di bello era stato creato pochi decenni fa.
Ma il sogno di vedere Londra brucia ancora dentro di me, con quella pomposa ondata di ricordi legati al periodo del colonialismo inglese e dell' esportazione di quello stile un po' formale e folkloristico, un po' macchiettistico ed a tratti ironico, che è il "british style", quella seria eleganza, austera ed imponente nella sua solennità e nelle sue tradizioni.
E vuoi mettere la soddisfazione di ottenere udienza privata a Buckingham Palace, per vedere personalmente Sua Maestà e scaricarle in faccia un ruttone di inaudita violenza - un cataclisma di 9,5 gradi della Scala Rossi, in grado di capovolgere il continente euroasiatico - e magari pisciare dalla sommità del Big Ben, cantando a squarciagola "It' s a rainy day...!"
Insomma, prima o poi, mi piacerebbe potere soddisfare questo desiderio, e ci lavorerò su.
Ci penso anche tutte le volte che sento mia figlia Arianna pronunciare in maniera discutibile alcune traduzioni scolastiche: con lo scritto tutto è perfetto, ma la pronuncia è tale per cui, ogni volta che sento quelle sillabe improbabili, mi sembra quasi che Freddy Krueger mi stia grattando la schiena con i suoi artigli affilati. Oppure il rumore del gesso che stride sulla lavagna, per i più impressionabili...







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