venerdì 25 settembre 2015

SEMBRA PASSATO UN SECOLO

Inevitabilmente finisco per provare un sussulto di nostalgia, smorzato appena da un timido, amarissimo sorriso, a pensare a tutti quei pensieri e capricci che sento esprimere da bambini ed adolescenti di questa epoca. Ogni volta che sento parlare qualcuno di questi, interiormente mi sento un cavernicolo trasportato in questo mondo mediante una fantascientifica macchina del tempo, un alieno proveniente da un altra galassia e tremendamente in imbarazzo ad essere qua. Tutto è loro dovuto, senza limiti. E la riconoscenza, la sincera gratitudine nei confronti di chi offre loro qualcosa è una... perfetta sconosciuta.
Io sono nato nella seconda metà degli anni 70 del secolo scorso e, sebbene siano trascorsi quasi quarant' anni da quel momento, a dire il vero mi sembra ieri, da tanta gioia, serenità, soddisfazione e pienezza di vita che personalmente ho provato in quell' epoca nemmeno troppo remota.
Un tempo indimenticabile, decisamente epico, per la semplicità e per la facilità con la quale si poteva ottenere tutto ciò che potesse servire alla completa compiutezza del vivere tranquilli.
Potrei parlare di migliaia di piccoli aneddoti - e poco per volta lo farò - ma in questo momento sento con emozione ancora viva il ricordo di quelle splendide automobili fabbricate in quel periodo storico. Design diversi e forme molto squadrate, la comodità degli abitacoli non era proprio il massimo e l' odore penetrante della pelle che rivestiva i sedili (che cominciavano a logorarsi con estrema facilità) le rendeva uniche anche sotto quell' aspetto.
Oppure, a proposito di percezioni sensoriali olfattive, mi ricordo dell' odore del legno dei mobili che impreziosivano gli arredi (oggi si direbbe antichi, di antiquariato) di tutti quegli anzianissimi parenti che periodicamente bisognava recarsi a trovare, mantenendo un comportamento solennemente rispettoso (onde evitare pesanti rappresaglie da parte della mamma, che mi fulminava con gli occhi in caso di comportamenti a lei non troppo graditi). L' unico momento di relax, una sorta di lussurioso piacere infantile dei sensi era rappresentato dal gelato al cioccolato che veniva offerto ai bambini dall' anziana parente: una sorta di gradito intermezzo, in quell' atmosfera un po' reale da tribunale militare...
Questa cornice era per lo più caratteristica dei parenti che vivevano in Sicilia, nella Catania degli anni '80 che era la mia residenza... estiva, in quanto i miei nonni materni vivevano lì e ci ospitavano nel loro appartamento durante i mesi delle vacanze estive.
Le visite a parenti ed amici toscani, soprattutto gente di campagna che viveva sulle colline alle spalle della città di Pietrasanta, erano in genere assai meno formali (anche se lo sguardo minaccioso di mia madre, pronta ad intervenire in qualsiasi momento, era una inevitabile costante che mi perseguitava anche lì) e mi ricordo soprattutto dell' intenso odore di vino rosso che impregnava le pareti della cucina del nostro ospite. A dirla tutta, sembrava di essere dentro una cantina, a giudicare dalla scia che proveniva dai fiaschi e dalle piccole damigiane presenti nelle vicinanze.
Erano tempi in cui non c' era internet, i primi giochini elettronici portatili (e che all' epoca sembravano tanto ganzi, la fine del mondo) erano dei semplici puntini che si muovevano dietro piccoli schermi di quarzo. Ad avere una botta di culo, riuscivi a tornare a casa per vedere qualche cartone animato tipo Remì, l' Ape Maia o Mazinga, ma dovevi solo sperare che le chiacchiere, i pettegolezzi e tutto il resto finissero il prima possibile, per avere qualche chances di arrivare prima della sigla di chiusura.
Parlando di chiacchiere, è inevitabile ricordare cosa significasse, all' epoca, usare il telefono. Non erano ancora i tempi dei piani tariffari agevolati del giorno d' oggi. All' epoca le chiamate interurbane (quelli che ora chiamano i numeri fissi) le pagavi, ed anche care. E, proporzionalmente all' aumentare della distanza tra i due telefoni, aumentava anche la spesa della chiamata. Ovviamente anche la durata influiva parecchio, e te ne accorgevi anche quando chiamavi da un telefono pubblico, usando i cari vecchi gettoni.
Mia madre, per telefonare ai miei nonni in Sicilia almeno una volta alla settimana, si portava dentro la cabina telefonica un sacchetto di spiccioli e gettoni che sembrava il malloppo del bandito appena uscito da una rapina in banca. Poi sarebbero arrivate le schede telefoniche ed infine i cellulari.
Ma sembra comunque passato un secolo.





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