martedì 12 maggio 2015

SELF CONTROL E RISCHI DA CALCOLARE

Me la sono vista davvero brutta, stavolta. Eppure non sono tipo facile allo spavento: dopo averne passate tante, e dopo essere sopravvissuto ad una infanzia da campo di prigionia cambogiano, è difficile che esista qualcosa che mi riesca ad impressionare. Nemmeno quelle volte in cui la morte mi è stata vicina sul serio, sfiorandomi maliziosamente (certo che se sei sott'acqua, in piscina, in preda ai crampi alla gamba e quel coglione del bagnino non se ne accorge perchè sta flirtando con una bella ragazza voltandoti le spalle, se non in extremis) mi sono spaventato più di tanto: come si fa a cambiare le imperscrutabili regole tracciate dal destino nel corso dei millenni?
No, è sempre stato il mio obiettivo quello di mantenermi freddo il più possibile, al limite dell' ossessione compulsiva all' autocontrollo, al fine di conservare la massima lucidità mentale necessaria per affrontare in maniera ottimale ogni difficoltà.
Nessuna variabile da lasciare al caso – in ossequio alla sopra citata fatalistica rassegnazione in caso di eventi imponderabili – e tutte le percentuali di rischio calcolate in ogni situazione.
Mi sono spaventato sul serio solamente quella volta che, sfuggendo per due secondi alla mia sorveglianza (perchè quando i tuoi bisogni fisiologici primari ti portano verso la porta del gabinetto, tu devi solo correre senza esitazioni), mia figlia Martina si era affacciata alla finestra della sua stanza per salutare delle persone che passeggiavano ungo il cortile condominiale: all' epoca aveva due anni ed una vivacità tale da paragonarla ad un uragano tropicale di massima intensità.
Ecco, in quei terribili lunghissimi secondi - che ancora ricordo rabbrividendo – il tempo si è dilatato in maniera orribile, restituendomi la terribile sensazione che le frazioni di tempo che mi dividevano da mia viglia non fossero che lunghissime ore che mi dividevano dall' imminenza di un pericolo concretissimo. Mia figlia rischiava di precipitare da un istante all' altro, mentre si sbracciava per salutare quelle signore, ed io – nonostante corressi come un centometrista olimpionico verso di lei per metterla in sicurezza – mi sentivo i movimenti rallentati come se fossi in film tipo Matrix, con i movimenti alla moviola. E nella mente la suggestione beffarda e terribile che tutti i calcoli del mondo possono essere cancellati e vanificati da una banalissima distrazione.
Fortunatamente sono riuscito a stringere le chiappe (non dimentichiamoci che stavo in bagno) come un paracadutista prima del lancio e poi mi sono lanciato letteralmente in volo per raggiungere quella piccola peste prima che potesse cadere e farsi seriamente male. E poco importa se nel sorvolare i lettini della cameretta io abbia fatto un salto come Walter Zenga ai tempi d' oro quando difendeva la porta dell' Inter: è poco rilevante che la mia planata si sia conclusa con il sottoscritto che si sia spalmato contro la parete proprio sotto la finestra. Io ero pronto per essere visitato da un ortopedico, ma la mia piccola principessa era in salvo. Una mano invisibile, un angelo custode doveva averla protetta durante quegli interminabili secondi prima di poterla togliere dal bordo della finestra.
Ma quella leggerezza, seppure fortunatamente senza alcuna conseguenza, non me la sono mai perdonata. Ed ho aumentato ancora di più la mia meticolosa attività di pianificazione di ogni singolo gesto ed ogni mia attività, al fine di potere osservare come prioritario il principio di sicurezza.
Ecco perchè proprio ieri mi sono sentito totalmente spiazzato quando, chinandomi in avanti per raccogliere dal marciapiede la cacca del mio cane durante la passeggiatina serale, contemporaneamente vedo cadere dal taschino della mia camicia– inesorabilmente, senza pietà – il mio cellulare che, obbedendo alla legge di gravità, precipita malamente all' ingiù, sfiorando pericolosamente la cacca del mio cane. Tuttavia anche stavolta mi è andata bene, sebbene per una questione di pochi centimetri. Ma come cazzo si fa a calcolare sempre tutto.....???

“Lo Specialista” Raimondo Rossi


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