venerdì 28 dicembre 2012

LA LEGGENDA DEGLI UOMINI STRAORDINARI


Fortunatamente questo maledetto 2012 sta finendo, siamo agli sgoccioli di un' annata di merda che lascia grandi dolori (a moltissime persone) e rare gioie (ai pochissimi fortunati) distribuiti dalla ruota del destino. Che fosse un anno schifoso lo avevo capito dal suo inizio, visto che lo scorso gennaio avevo pianto la scomparsa di mio zio Remo, persona straordinaria che non aveva peli sulla lingua e che amava il buon vino quanto la vita: tutto questo veniva certificato dal fatto che, durante la sua sepoltura nel piccolo cimitero di campagna del paesino dove viveva, la cerimonia si era svolta in maniera sicuramente originale e con un rito decisamente differente dai canoni proposto della vita cattolica. Infatti, considerando che questo zio in vita fosse stato alquanto refrattario ai dogmi della religione e questa sua prerogativa lo abbia trasformato in una sorta di vero e proprio “mangia-preti”, gli amici ed i tanti compagni di bevute all' osteria avevano onorato la scomparsa del buon vecchio “Remino” con un solenne brindisi a base di vino rosso davanti alla tomba, accompagnando la bevuta con affettuosi commenti ed aneddoti di vita vissuta. Ultimo, ma solo in ordine di tempo e non certo per importanza, va segnalato il fatto che, sopperendo alla mancanza di un funerale religioso ed il relativo rituale liturgico convenzionale, il caro zio è stato sepolto con due grandi fiaschi di vino Nero d' Avola, in modo che egli non avesse a patire sete né la mancanza del suo amato nettare d' uva.
Il dolore della scomparsa del prezioso parente era diventata una sorta di malinconico “arrivederci” scandito dal brindisi scanzonato e goliardico di amici e parenti.
Purtroppo, circa un mese dopo, venne a mancare Nerino, un' altra persona conosciuta dai tempi del' infanzia – tra l' altro fratello proprio di mio zio Remo – e sebbene non fosse mio parente diretto, non posso negare che fu l' ennesima tristezza che veniva a colpirmi all' improvviso.
Ma tutto questo era solamente il preludio dell' immane dolore che avrei provato a metà aprile, subito dopo le festività pasquali. Grande ed inatteso veniva a colpirmi il lutto più devastante dai tempi della morte di mia nonna Maria (avvenuta ben vent' anni fa ma ancora vivissima e nitida tanto nel mio cuore quanto nella mia memoria): la scomparsa improvvisa di mio padre non poteva che provocare un dolore straziante e continuo, massiccio e persistente, paragonabile per dimensioni ad uno sterminato oceano nero. Fortunatamente il vecchio Pietro viene a trovarmi in sogno abbastanza spesso, in maniera da rendere meno pesante la sua mancanza fisica...
Tralasciando volutamente tutte le altre – ma non meno importanti, in quanto vite umane – persone che sono venute a mancare nel corso di quest' anno tristissimo e crudele (dai vari Lucio Dalla fino alle vittime dei bombardamenti in Siria, passando per i vari ed inaccettabili avvenimenti del disastro della Costa Concordia ed i troppi, assurdi delitti causati dalla pazzia umana e dallo stalking), arriviamo all' ultimo dolore, recentissimo. Ovvero la scomparsa del caro Gino, padre del mio amico fraterno Mirko e persona straordinaria, dall' immensa dolcezza ed umanità.
Cosa hanno in comune i vari Remo, Nerino, Pietro e Gino, oltre all' essere stati accomunati dal destino dal medesimo anno in cui hanno dovuto abbandonare i propri cari e la propria vita troppo presto? Semplice, si tratta di persone immense e straordinarie che hanno dedicato loro stessi al lavoro ed alla fatica, parallelamente allo sconfinato amore con il quale hanno nutrito la propria famiglia, amata sopra ogni cosa. E adesso, che non posso più beneficiare della loro presenza fisica, posso comunque rallegrarmi per averli potuti conoscere, amare, ammirare e stimare e ancora adesso mi pare di poterli scorgere insieme, mentre dalle immensità del cielo vegliano sui propri cari rimasti in questa valle di lacrime.

Nessun commento:

Posta un commento