Dai "Carmina Burana":

"Poiché provo nel mio animo un forte turbamento, al colmo dell'amarezza mi lamento di me stesso. Formato di materia assai leggera, mi sento simile ad una foglia con la quale gioca il vento. Mentre è proprio del saggio porre sulla roccia salde fondamenta, io stolto, mi paragono ad un fiume sempre in corsa che non si ferma mai sotto lo stesso cielo. Vado alla deriva come una nave priva di nocchiero, come un uccello che vaga per le vie del cielo; non c'è catena che mi trattenga, né chiave che mi rinchiuda, cerco i miei simili e mi unisco così ai malvagi. Condurre una vita austera è per me quasi impossibile; io amo infatti il gioco che mi piace più del miele. Qualunque impresa mi chieda Venere, che non risiede mai negli animi meschini, è una piacevole fatica. Percorro la via più facile com'è proprio dei giovani, e mi irretisco nei vizi scordando la virtù; più avido del piacere che della vita eterna, sono ormai morto nell'anima e curo solo il corpo."

NON GETTATE VIA I VOSTRI GIOCATTOLI VECCHI, PER FAVORE!!!!I

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mercoledì 18 gennaio 2012

CAPITOLO 2 NEL MIRINO DEL DIAVOLO

Orsù,oggi posto il secondo capitolo. Fuori due!



CAPITOLO 2

Adesso sarei un bugiardo se dicessi  che non davo importanza all’ appuntamento pomeridiano con questa famigerata Jenny, dato che stavolta la curiosità mi impediva il regolare svolgersi di tutte le altre regolari funzioni cerebrali; come non bastasse questo, mi soffermavo volentieri davanti allo specchio del bagno, contemplandomi e benedicendo il cielo per questa simpatica opportunità di rimorchiare che si era presentata da sé, senza che io muovessi un dito…
Finalmente arrivò l’ ora di recarsi all’ appuntamento, e mentre ero al volante della mia vecchia (ma gloriosa!) vettura cercavo di fare uno sforzo di memoria imponente, per ricordare il viso di questa Jenny. Tra me e me pensavo che se fosse stata un cesso me la sarei ricordata sicuramente, dato che sono sempre stato molto scrupoloso nel classificare rigidamente in strato-fiche oppure cozze tutte le ragazze che ho conosciuto, fin dai tempi dell’ asilo e senza perdere mai l’ abitudine. D’ altro canto, dopo il servizio militare che avevo terminato appena da un paio di mesi, mi ero accorto di essere cambiato molto rispetto a qualche tempo prima, mi sentivo molto più consapevole e maturo di quel ragazzo timido e mammone che si rifugiava nella poesia per alleviare il disagio tipico di tutti gli adolescenti; durante i primi mesi in caserma era nato un nuovo Riccardo, molto più estroverso di prima, ed i frutti di questo cambiamento si potevano toccare con mano soprattutto nei rapporti con le ragazze: avevo appreso e perfezionato l’ arte del rimorchiare…
Che bello vedere finalmente ragazze (anche più mature!) cadere letteralmente ai miei piedi non a causa di qualche pozione magica ma, sicuramente, per merito della sicurezza in me che emanavo da tutti i pori: proprio fantastica questa sensazione, mi sembrava di avere un paio di ali sotto i piedi e, dopo una vita di conflittualità, finalmente il sesso opposto mi rendeva giustizia, procurandomi storie, storielle ed orgasmi in quantità industriale.
Questa Jenny non era che l’ ultima farfalla che cascava nella mia ragnatela, quindi non potevo meravigliarmi neanche più di tanto di questa curiosa avventura che si prospettava, ero in serie positiva come una squadra di calcio che ormai si è consacrata ai massimi livelli e gioca per dare spettacolo ogni volta che c’è la possibilità…
Mi precipitai sul luogo dell’ appuntamento, sotto la torre dell’ orologio in Passeggiata a Viareggio e finalmente vidi questa Jenny di cui avevo un ricordo appena vago: una ragazza perfettamente normale, che non rientrava in nessuno dei miei canoni di classificazione proprio perché non era un cesso ma non era nemmeno una bomba sexy, rasentava la normalità più assoluta con l’ aggiunta di un viso molto carino e grazioso.
Mi avvicinai un po’ incerto sul da farsi, non avevo pianificato alcuna strategia di rimorchio e mi domandavo se mantenere un profilo basso oppure cercare comunque di intrecciare un’avventuretta senza arte né parte, solo per il gusto di farlo: per farla breve, alla fine decisi di fare proprio così, assecondando la mia nuova indole capricciosa e maschilista, smaniosa di rivincita verso il mondo femminile e imbevuta di tanto, sano cinismo.
La salutai cortesemente, pensando che se Jenny mi aveva lasciato quel bigliettino sul parabrezza, c’ erano già le condizioni per divertirsi, i fatti dimostravano che la bilancia pendesse inequivocabilmente dalla mia parte: ero consapevole che lei era già predisposta in maniera favorevole nei miei confronti e cominciava il gioco della seduzione che tanto mi aveva appassionato con i suoi meccanismi innati nella natura umana.
Il suo aspetto fisico era gradevole, lunghi capelli biondi incorniciavano un viso dai lineamenti graziosi e delicati, l’ abbigliamento non era appariscente ma tradiva una certa sobrietà…
Passeggiammo per circa un ora soffermandoci davanti alle lussuose vetrine del lungomare viareggino, quindi scegliemmo di fare un salto a Camaiore, in un grandissimo, immenso negozio di giocattoli che farebbe felice  qualsiasi bambino di questo mondo: in cuor mio era il luogo ideale per un torero d’ amore per tirare la stoccata fatale verso la sua preda, approfittando dell’ atmosfera magica del posto…
In macchina lei non pronunciò neppure una parola: sembrava impagliata come uno di quegli animali che i cacciatori tengono orgogliosamente in soggiorno e fanno bella figura di sé come soprammobile. La situazione peggiorò quando, per farlo funzionare, assestai un terribile cazzotto sull’ autoradio, giustificandomi che non avevo alternative per accendere la radio, era l’ unica maniera per accenderla…
L’ imbarazzo era palpabile, ma ero sicuro che vedere bambole e peluche in un posto che sembrava essere uscito fuori da un sogno avrebbe addolcito anche il cuore di una pietra, e pianificavo le mie strategie di conquista affidandomi all’ atmosfera del negozio di giocattoli più grande di tutta la Toscana.
I fatti mi diedero immediatamente ragione, dato che Jenny cercò immediatamente la mia mano e la strinse forte, come ancora non avevo sentito, quindi continuammo il nostro safari in mezzo ai pupazzi ed alle bambole.
E proprio davanti allo scaffale dei peluche, arrivò il bacio che ancora adesso maledico… Lei si rivelò meno timida di quanto pensassi, e la velocità di movimento della sua lingua mi ricordava un’ elica di un motoscafo; soddisfatto dall’ esito del nostro incontro (anche se davo tutto per scontato, in un eccesso di presunzione), uscimmo del negozio e cominciammo ad approfondire la nostra conoscenza, senza minimamente allungare peccaminosamente le mani: le parlai del fatto che avevo intrapreso la trafila del concorso per diventare sottufficiale dei carabinieri e non aspiravo ad altro che diventare maresciallo ed intraprendere la carriera militare.
Lei mi rivelò che suo nonno aveva una piccola fabbrica di accessori per auto a Viareggio, i genitori erano benestanti, si concedevano ogni capriccio e non si facevano mancare niente, grazie al loro tenore di vita agiato…
-“Beati loro”- pensavo tra me e me, -“ i soldi non faranno la felicità ma aiutano molto di questi tempi”- E mi consolavo immaginandomi con la divisa da carabiniere addosso, tanto bastava ad appagare i miei sensi e farmi sentire anche più ricco dei suoi parenti.
Guardando l’ orologio mi accorsi che quel pomeriggio di Novembre era trascorso in tutta fretta ed il tempo era volato via come una brezza mattutina, si avvicinava l’ ora di cena e, per evitare di sentire abbaiare mia madre per un eventuale ritardo a tavola: era meglio arrivare puntuali...!
A questo punto le dissi che ci saremmo rivisti e, a queste mie parole, mi rispose che era meglio rivederci il giorno dopo; dopo la mia iniziale perplessità le risposi affermativamente e la riaccompagnai a casa, o meglio, mi chiese di essere accompagnata davanti alla ditta di suo nonno. La accontentai volentieri, anche perché avevo una maledetta curiosità di vedere quel posto che mi aveva descritto in ogni particolare e avevo l’ occasione per curiosare prima di quanto potessi mai immaginare.
In breve la lasciai davanti all’ ingresso del capannone, che dall’ esterno non sembrava essere niente di speciale, ma comunque si imponeva alla mia attenzione per il fatto di essere pur sempre una fabbrica e, in quanto tale, dava lavoro ai suoi dipendenti.
Salutandola con un pizzico di consapevole distacco, mi diressi immediatamente verso casa, ricordandomi che, curiosamente, quel 19 novembre coincideva con
il compleanno di mia madre e me ne ricordavo soltanto adesso.
In realtà c’ è da dire che avrei già dovuto sentire la presenza del diavolo, che aveva cominciato abilmente le sue manovre, se non fosse stato che il puzzo dello zolfo infernale era abilmente camuffato e sovrastato da gocce di Channel n° 5: ero nella bocca del serpente e non me ne ero ancora accorto…

CONTINUA....

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Ray Mackey Rossi

Ray Mackey Rossi