E siccome al peggio non c' è mai fine, da oggi comincio la pubblicazione a capitoli sul mio blog personale del mio romanzone immenso, "Nel mirino del diavolo". Tale opera di pregio verrà postata poco per volta, in base alla mia irragionevole pigrizia. Tiè!
NEL MIRINO DEL DIAVOLO
CAPITOLO 1
Quando finisce un amore (o presunto tale), ti restano dentro le più diverse sensazioni, a seconda che il vissuto di coppia sia stato più o meno piacevole. Si può provare la tristezza più assoluta, immaginando di essere stati abbandonati dalla più celestiale delle divinità, rischiando di sprofondare nella depressione più cupa e sentirsi in una invisibile ragnatela di dolore e malinconia incurabile; del resto si può avere anche la reazione opposta: finire una relazione essenzialmente tormentata talvolta può essere talmente bello da far sentire un evaso da Alcatraz uno (spesso anche entrambi!) dei due ex partner. Già, in questo caso ti sembra di essere appena affiorato dalle profondità di un abisso marino, di essere riuscito proprio in tempo ad emergere dalle acque gelide e stagnanti di una storia da incubo e di ricominciare a respirare dopo un’ eternità. Proprio questa è l’ immagine più adatta a descrivere quanto mi è successo: tenetevi forte e fatevi un bel segno della croce, perché comincia il viaggio nelle mie tremende vicende. Una sottrazione totale dell' esistenza. Maledetto il giorno che la incontrai! Jenny non era neanche lontanamente nei miei pensieri quando mi trovavo seduto sopra uno scomodo sedile dell’ espresso Torino – Napoli, guardando il paesaggio della Maremma toscana scorrere davanti ai miei occhi annoiati e provati dal sonno. Avevo finito da poche ore la prova scritta di Letteratura di un concorso per entrare nei carabinieri (addirittura da maresciallo!), e con la mente mi sembrava di tornare indietro di qualche anno, ai tempi delle superiori, con la differenza che stavolta non era l’ insegnante accademico a badare che gli studenti non si copiassero l’ un l’ altro, ma una moltitudine di carabinieri che passava tra i banchi con sguardo severo, ad ammonire chiunque avesse voglia di fare il furbo come ai tempi del liceo. Personalmente devo confessare che mi soffermavo volentieri ad osservare ognuno di quei poveri militari che mi passavano accanto, con l’ obiettivo di strappare ad ognuno di essi le sensazioni ed i pensieri che la divisa di carabiniere dovesse trasmettere a chiunque la indossi; mi veniva naturale immaginarmi con quella uniforme, che bramavo, amavo, invidiavo e desideravo come nessun’ altra cosa al mondo e in cuor mio la reclamavo come un re con la sua corona. Il tempo della prova scritta passò veloce come un soffio di vento, e già mi vedevo sul treno che mi avrebbe riportato a casa. In effetti, anche il viaggio di ritorno nella mia amatissima Versilia mi sembrò stranamente breve, tanto ero rapito dalle mie meditazioni e dai miei castelli in aria su un ipotetico futuro nei carabinieri… Quanto amavo l’ Arma! Fin dall’ infanzia neppure mia madre poteva resistere alle mie ripetute richieste di macchinine ed elicotteri a pile che riproducevano fedelmente i mezzi dei miei adorati carabinieri e, quella volta che mia madre venne multata proprio da una pattuglia di militari, mi sentii per la prima volta coinvolto in un precoce quanto considerevole vero e proprio “conflitto di interesse”, aggravato dalle maledizioni che mia madre lanciava ripetutamente su quella coppia di carabinieri e sul fatto che si augurasse che buona parte del loro stipendio finisse in una farmacia… In preda ai ricordi, scesi finalmente alla stazione di Viareggio, cercando stancamente con lo sguardo la mia vecchia Golf, parcheggiata nei paraggi di un piccolo deposito ferroviario, e non vedevo l’ ora di buttarmi sul sedile della macchina, accendere l’ autoradio e lasciarmi cullare dalle note delle mie canzoni preferite, con il display che illumina pigramente l’ interno della vettura. Finalmente arrivato alla macchina, allungo lo sguardo sul parabrezza e, notando un foglio bianco bloccato sotto il tergicristallo, non riesco a trattenere una serie di bestemmie pensando di essere stato multato da qualche vigile ubriaco e disattento. –“ Eppure non sono neppure davanti ad un passo carrabile”- pensavo tra me e me – perché cazzo mi hanno fatto la multa visto che non ho fatto niente?”- E ricominciavo a sacramentare, pensando ai soldi della contravvenzione che avrei dovuto inesorabilmente pagare… Mentre con riluttanza mi avvicinavo al parabrezza per prendere il foglio, notai con sollievo che non si trattava di una multa, ma di un piccolo biglietto che nascondeva un messaggio; lo presi delicatamente e, da una calligrafia morbida e femminile, si leggevano queste parole: -“Ti aspetto sul Lungomare, ci divertiremo un mondo… Questo è il mio numero di cellulare: 347/XXXXXXX. Ti aspetto! Jenny”- Ero totalmente scettico sull’ origine di quel bigliettino, la mia prima sensazione era quella di essere vittima di uno stupido scherzo che non poteva di certo divertirmi, dopo un viaggio di 4 ore di treno ed un sonno che sembrava volersi trasformare in letargo da un momento all’ altro; inoltre non conoscevo nessuna Jenny, così su due piedi, neppure tra le mie ex compagne di classe delle superiori ricordavo qualcuno che si chiamasse Jenny o in maniera simile…Tra l’ altro, mi sembrava uno di quei messaggi che alcuni imbecilli scrivono sulle porte dei cessi nelle stazioni e negli autogrill, nella speranza di trovare facili avventure oppure magari due risate alle spalle di qualche malcapitato caduto nella loro rete. Ad ogni modo, stanco ed irritato per quel piccolo fuori-programma, pensai che quel numero potesse appartenere a qualche poveretta e che in realtà fosse proprio questa la vittima dello scherzo, dato che spesso e volentieri una delle burle più crudeli e fastidiose è proprio quella di diffondere il numero di qualche malcapitato sotto forma di annuncio, in modo da farlo tormentare da telefonate di gente sicuramente poco affidabile. Forse fu proprio questa possibilità, che mi sembrava piuttosto verosimile, (c’ è da dire che non mi sentivo affatto curioso visto che davo per scontato che fosse uno scherzo!) a farmi prendere la decisione di recarmi presso una vicina cabina telefonica e di comporre il numero scritto su quello strano biglietto: mi sentivo in dovere di avvisare la “proprietaria” di quel numero di telefono che qualcuno le aveva giocato uno scherzo, ed io stesso avrei provveduto comunque a strapare quello sciocco pezzo di carta, dato che, in caso contrario, avrebbe avuto delle noie. Così, con la cornetta in mano ed in attesa di una risposta dall’ altro capo del telefono, mi rispose una voce femminile. Immediatamente le chiesi se lei fosse Jenny del bigliettino e non feci in tempo ad aggiungere altro, che questa mi salutò chiamandomi per nome – “Ciao, Riccardo!”- La mia sorpresa fu totale, non mi immaginavo certo che stessi chiamando una persona che mi conosceva e pertanto cercai di abbozzare, per evitare di fare cattive figure e non sembrare un idiota. Cercai di intrattenerla per alcuni momenti al telefono per cercare meglio di capire chi fosse questa misteriosa ragazza e, facendo alcune domande mirate, riuscii finalmente a risolvere l’ enigma: si trattava di una ragazza conosciuta a Viareggio qualche giorno prima in Passeggiata. Conclusi la mia telefonata chiedendole del bigliettino lasciato sulla mia macchina e lei mi rispose che voleva semplicemente uscire quanto prima con me, da qui lo stratagemma del messaggio; fissare un appuntamento per il giorno seguente mi sembrò una cosa intelligente ed opportuna, nonché un modo divertente per approfondire la conoscenza di quella ragazza che tanto mi aveva messo in imbarazzo…
CONTINUA...
Dai "Carmina Burana":
"Poiché provo nel mio animo un forte turbamento, al colmo dell'amarezza mi lamento di me stesso. Formato di materia assai leggera, mi sento simile ad una foglia con la quale gioca il vento. Mentre è proprio del saggio porre sulla roccia salde fondamenta, io stolto, mi paragono ad un fiume sempre in corsa che non si ferma mai sotto lo stesso cielo. Vado alla deriva come una nave priva di nocchiero, come un uccello che vaga per le vie del cielo; non c'è catena che mi trattenga, né chiave che mi rinchiuda, cerco i miei simili e mi unisco così ai malvagi. Condurre una vita austera è per me quasi impossibile; io amo infatti il gioco che mi piace più del miele. Qualunque impresa mi chieda Venere, che non risiede mai negli animi meschini, è una piacevole fatica. Percorro la via più facile com'è proprio dei giovani, e mi irretisco nei vizi scordando la virtù; più avido del piacere che della vita eterna, sono ormai morto nell'anima e curo solo il corpo."
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martedì 17 gennaio 2012
CAPITOLO 1 NEL MIRINO DEL DIAVOLO
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