Dov' eravamo rimasti? Ah, sì... Capitolo 5 in arrivo.
CAPITOLO 5
Era ancora vivo nei miei occhi quanto successo un paio di giorni prima, che Jenny mi propose una romantica serata comprensiva di cena in un buon ristorante della Darsena, al Marebello, e mi sembrò un’ occasione da prendere al volo, dato che si offriva lei stessa di pagare il conto.
Non vorrei sembrare il classico tirchio e/o pidocchioso della situazione, ma non ero solito frequentare ristoranti poiché, essendo nato e cresciuto in una famiglia operaia, i soldi non abbondavano mai e figuriamoci frequentare i ristoranti, per di più in una zona cara e costosissima come la Versilia. Qua tutte le cose costano il doppio che da altre parti, la maggior parte dei commercianti propone prezzi allucinanti che fuggono da qualsiasi logica: ti vien voglia di fuggire e basta… Da Forte dei Marmi a Viareggio è sempre la solita storia, per colpa dei vip (o presunti tali) che infestano la zona, non trovi negozi che espongano prezzi accessibili alle tasche dei comuni mortali, e questo succede perché parecchi commercianti temono che, qualora il cliente facoltoso veda un articolo proposto ad un prezzo medio ( e non carissimo), questo lo ritenga di pessima qualità: lo disprezza e non lo compra... Ma vi sembra un discorso logico? C’ è una legge empirica legata alle teorie di Adam Smith, del liberismo o qualche altra disciplina economica a mettere in moto questo paradosso? Semplicemente no, e meno male che non sono un dittatore, altrimenti organizzerei deportazioni di massa di calciatori, veline, letterine, presentatori ammuffiti, attrici patetiche, imbonitori da operetta, dirigenti disonesti, politici impuniti, pederasti vari, ecc…con destinazione le cave di marmo di Carrara: doterei ciascuno di questi fenomeni da baraccone di attrezzi da lavoro e restituirei a questo mondo un senso di giustizia… Beh, un pensierino per le prossime amministrative ce lo potrei pure fare!
Ogni volta che uscivo a fare una passeggiata, soprattutto nel week-end, avrei dovuto avere sempre a portata di mano un sacchetto di carta per il vomito, come quelli che si trovano sotto il sedile degli aeroplani di linea, dato che qui è sempre stato facile trovare facce (da sberla) notissime in televisione, con ridicoli occhiali da sole firmati da stilisti omosessuali, che seguivano due strategie ben distinte e diverse: c’ erano quei vip che irradiavano un alone di stupidità e che regalavano sorrisi ebeti (e sponsorizzati) ai poveri comuni mortali, con i quali condividevano le strade del centro cittadino; oppure c’erano altri che optavano per il camuffamento pseudo hollywoodiano, tentando di mimetizzarsi con la gente per evitare il contatto con i fans.
Ricordo ancora con affetto un aneddoto di qualche annetto fa, più precisamente dell’ estate del ’95, in cui Marco Columbro (noto e apprezzato ex presentatore, attore e conduttore di trasmissioni televisive) stava girando una delle puntate della serie di telefilm “Caro Maestro”lungo il pontile di Forte dei Marmi. Mi ricordo che, proprio quella mattina, mi trovavo nella piccola striscia di spiaggia libera adiacente al pontile a prendere il sole e, togliendomi le cuffie dello walk-man dalle orecchie, allungai lo sguardo verso il set e seguivo con curiosità quell’ inconsueto scenario. Durante una delle sporadiche pause tra una ripresa e l’ altro, mi ricordo che Columbro percorreva il pontile voltandosi a destra e sinistra, regalando generosi sorrisi alla gente che, sul mare, seguiva il suo lavoro con perplessità.
Ecco, ancora mi viene da ridere se ripenso a quella matura signora che, dietro di me, commentava il passaggio dell’ attore in maniera indimenticabile: -“M’ importa una sega di Columbro, a me mi garba Alberto Castagna!”- sentenziava inesorabilmente la matura signora sotto il suo ombrellone, senza lasciare spazio a repliche. Quando lasciai la spiaggia, trovai Columbro seduto sopra una panchina mentre si riposava e, con discrezione, gli chiesi un autografo da portare in omaggio a mia madre, che venerava il presentatore dai tempi di “Tra moglie e marito”; mentre Marco mi concedeva l’ autografo con grande cortesia, sorridevo tra me e me, ripensando alle parole dell’ anziana di poche ore prima, apprezzandone la verace simpatia…
Ricordo con grande piacere quell’ episodio, avvenuto durante il periodo dei miei magici vent’anni, che mi diede l’ occasione di incontrare una mosca bianca, un personaggio dello spettacolo veramente simpatico e sempre disponibile.
Invece pochi anni dopo, nell’ estate 2004, successe un episodio dal sapore del tutto opposto, che mi fa ancora incazzare parecchio, se ci ripenso: nella piazza delle vecchie poste, in pieno centro a Forte dei Marmi, mi ritrovavo ad assistere nuovamente alle riprese di un film, con la curiosità di incontrare Michele Ferretti,un mio amico che, proprio in questa opera, era stato reclutato nel cast e sarebbe stato impiegato come comparsa, almeno per una piccola porticina.
Mentre cercavo faticosamente di individuare Michele tra le comparse, vicino a me cominciava ad affluire una piccola folla di turisti e di curiosi che osservava con attenzione tutto l’ allestimento scenografico del set, con la speranza di vedere da vicino la famosissima protagonista del film.
C’ è da dire che proprio l’ attrice (della quale faccio fatica a nascondere il nome e chiamerò, per comodità, con il nome inventato di Maria) era seduta comodamente sopra una panchina della piazza, distante un paio di metri abbondanti dalla sottile recinzione che divideva la folla dal set vero e proprio; questa fenomenale diva rappresentava da alcuni anni, almeno stando ai mass-media (che riescono, mediante suggestioni subliminali, a far passare un maiale per una farfalla, e già questo è tutto dire…), ed era sulla breccia del successo da diversi anni, aveva pubblicato un calendario sexy che aveva furoreggiato e spopolato tra segaioli e non, e ti veniva riproposta in tutte le salse come testimonial di lusso in moltissimi spot pubblicitari.
Ecco, proprio questa fenomenale Venere dei tempi moderni, mentre si trovava in una pausa di relax, si faceva servilmente sventolare aria fresca da una sua assistente, che provvedeva a muovere ritmicamente un grosso ventaglio in direzione della sua “padrona”. Già questa situazione mi sembrava allucinante, credevo fosse paradossale che nel ventunesimo secolo si vedessero scene che sembravano appartenere all’ epoca di Cleopatra e dei grandi imperatori, ma ancora non avevo visto il peggio…
Capitò, infatti, tra la folla di curiosi ed ammiratori una anziana connetta che, gentilmente e con toni dimessi, attirava l’ attenzione della divina Maria per ottenere un autografo da portare alla nipotina, sua sincera e tenera ammiratrice da sempre; con mia grande sorpresa, anziché essersi alzata ed avvicinata alla vecchietta, questa diva da strapazzo la squadrò con disprezzo e sufficienza, rispondendole in una maniera che ancora grida vendetta. Le disse:- ”Ma signora, non lo vede che sto lavorando?”-
Sentendo queste parole, se io avessi avuto a disposizione un secchio carico di letame, lo avrei immediatamente versato in faccia a questa viziatissima, odiosa attrice dal cervello uguale ad una molecola di segatura: ma come, mi ripetevo, non solo è in pausa e non sta facendo un cazzo, anzi ha addirittura riportato in voga la schiavitù, abrogata da almeno un paio di secoli, con quella povera sciagurata costretta a mulinare il ventaglio per l’ altrui freschezza. Ma che diritto aveva di esistere una testa di cazzo del genere? Ma non lo capiva che è proprio la sua esistenza (insieme a quella di intere legioni di idoli da strapazzo, imposti dalla televisione piuttosto che dalla ragione del cervello) ad appesantire il genere umano ed a provocarmi dei conati di vomito alla sua visione?
Non ce la feci ad astenermi dal commentare con un filo di voce, che però era chiaramente udibile dalle altre persone a me vicine, quello che avevo appena sentito e dissi, con disprezzo e con la fierezza tipica di chi viene proprio dal basso della società: -“Poverina, si sta massacrando dal lavoro… Ma se sta lavorando lei, cosa devono dire tutti quelli che lavorano veramente e si sudano la paga, a cominciare da quelli che si rompono la schiena nelle nostre cave di marmo?”-
Le mie osservazioni, partite da un moto d’ orgoglio e dalla rabbia dignitosa di chi sa che cosa vuol dire lavorare e farsi un culo così, avevano raccolto molti consensi tra la piccola folla, e si alzò subito un brusio di approvazione: molti intervenivano ricalcando il mio intervento e lo arricchivano con proprie considerazioni di disprezzo nei confronti dei viziati del mondo dello spettacolo, e qualcuno addirittura un sonoro “ma vaffanculo, vai” all’ indirizzo dell’ arrogante ed antipatica diva.
Quest’ultima, essendosi immediatamente resa conto che aveva commesso una enorme ed imperdonabile gaffe, essendosi dimenticata di nascondere la sua indole superba e capricciosa agli occhi dei propri fan, fece rapidamente retromarcia precipitandosi a firmare autografi, per cercare di evitare un brusco calo di popolarità oppure, chissà, stigmatizzare il pericolo di un rapido e sconveniente passaparola di paese, che le avrebbe fatto in breve una cattiva pubblicità…
Disgustato da quello che visto, mi ero appena convinto di aver capito definitivamente come funzionasse quel mondo falsamente dorato che ci propongono quotidianamente, rincoglionendoci con ballerine seminude, talk-show spazzatura, reality-show basati sulla stupidità di patetici ex-vip che cercano di tornare in voga, calciatori pagati come emiri (ma dove sono il pudore e l’ uguaglianza tra gli uomini?), partite truccate, ecc…
Insomma, ad ogni maniera ero felice che il conto del ristorante fosse totalmente a carico della mia carissima Jenny, anche perché non avevo ancora trovato un lavoro fisso e mi ritrovavo in ristrettezze economiche che mi impedivano di fare proprio tutto quello che volevo e, tutto sommato, sapevo che, viceversa, lei non aveva di certo i problemi che avevo io, dato che il conto corrente veniva generosamente alimentato in continuazione dai suoi ricchi ed opulenti parenti.
Personalmente non ho mai creduto che frequentare spesso ristoranti costosi fosse uno dei bisogni primari dell’ uomo(e non è la favola della “volpe e l’uva” di Esopo!) anzi, ho sempre preferito i piatti preferiti dalla mano sapiente di mia madre, maestra dei sapori mediterranei e della buona tavola, in virtù delle proprie origini siciliane…E poi, uno dei miei momenti più belli, uno di quelli attimi di magìa che amavo ritagliarmi quando una delle mie brevi love-story terminava, consisteva nell’ aspettare la sera; prendere la mia vecchia Golf; raggiungere lentamente una pizzeria-rosticceria di origine abruzzese nel centro di Viareggio (preparavano una pizza divinamente buona!) poco lontano dal vecchio ospedale cittadino e, dopo avere scambiato due chiacchiere con l’ amico pizzaiolo sulle stranezze della giornata di campionato appena trascorsa e le inevitabili polemiche arbitrali ad essa connesse, me ne uscivo dal locale con in mano una deliziosa pizza che reclamava solamente di essere mangiata lentamente e con gusto…
A questo punto, pensavo rapidamente ad un posto piacevole dove avrei potuto divorarmi quella delizia: la maggior parte delle volte sceglievo di andarmela a mangiare proprio vicino al mare, per sentirmi accarezzare dal vento e lasciarmi inebriare dal profumo della spiaggia bagnata.
Non c’ era bisogno di una ragazza vicina a me, in quei momenti da lupo solitario: avrei dovuto perdere tempo a spiegarle, chiunque essa fosse, la suggestione di quel luogo sulla mia anima, la bellezza secolare di quella cornice ambientale, l’ inutilità di lussi e frivolezze…E magari sarebbe stato pure tempo inutile, quello che avrei dovuto impiegare a catechizzarla, dato che, secondo me, non esisteva persona in grado di sentire gli stessi sapori dei quali mi inebriavo io…No, non ne valeva la pena, meglio restare soli a cenare con la Luna e fare cin cin con in mano una lattina di coca-cola, lei sapeva capirmi e non pretendeva niente, ti faceva compagnia e ti baciava con i suoi raggi di luce: quel poco che mi bastava a farmi felice, mi sembrava al tempo stesso una enormità.
E adesso mi ritrovavo a discutere di ristoranti…Pensandoci su, cercai di convincermi che poteva essere un piacevole modo per spezzare la routine, curiosare ed assaggiare qualche prelibatezza a carico, una volta tanto, del portafogli altrui!
La sera della cena, cercai di vestirmi in maniera comoda ed elegante al tempo stesso, cercando di ricrearmi un look che privilegiasse la mia anima sportiva e casual senza sfociare nella trasandatezza; andai a prelevare Jenny sotto casa sua e, a giudicare dal suo aspetto, aveva trascorso le ultime due ore davanti allo specchio, a scegliere il vestito e prepararsi il trucco…Senza dubbio il risultato di tanto lavoro aveva dati buoni frutti, dato che, anche stavolta, mi sembrava molto più bella di quello che io stesso ricordavo in condizioni di normalità. Questo fatto (quello del suo reale aspetto fisico, intendo dire) mi lasciava parecchi interrogativi: mi chiedevo se fosse veramente una bella cosa il fatto che mi accorgevo della sua bellezza solo quando Jenny si truccava, seppur leggermente, oppure tutto questo significava l’ ennesima conferma che consideravo il nostro legame sentimentale debole come un capello che sta per spezzarsi…
Continuavo a rimuginare queste mie considerazioni tra me e me, senza arrivare ad una sicura conclusione ma riproponendomi di vivere questo rapporto con lei letteralmente alla giornata, senza fare programmi a lunghissima scadenza, dato che non ce ne erano i presupposti.
Mentre guidavo sedotto dalle luci notturne della città e l’ odore piacevole del suo profumo sapientemente dosato, Jenny cercava di aggiungere carne al fuoco alla montagna di pettegolezzi, più o meno aggiornati, che parevano essere uno dei suoi crucci principali: parlava a ruota libera, cominciando da Gioia e finendo con Elena, passando per Cristina e aggiungendo nuovi particolari qualora se fosse ricordata.
Non mi meravigliavo di essere impermeabile a quella sterile marea di chiacchiere di salotto, mi scivolavano di dosso senza catturare benché il minimo interesse da parte mia, che continuavo a ripeterle quanto poco me ne fregasse dei fatti altrui; la mia attenzione era tutta per le luci del traffico e quelle dell’ autoradio, che si armonizzavano alla perfezione con quelle notturne dell’ abitacolo della mia vecchia macchina ed ottimizzavano quella sottile atmosfera rilassante ed adorabile…
In breve arrivammo nel parcheggio del ristorante, che si trovava nel bel mezzo della fascia costiera ricca di locali di buon livello, ed entrammo al Marebello, non prima che una fastidiosa e pesante brezza marina ci regalasse un pizzico di freddo genuino tra le ossa. Entrammo velocemente e non potei fare a meno di rimanere piacevolmente ammirato dagli stupendi rivestimenti in legno lamellare che risaltavano in ogni punto del locale, ed anche l’ arredamento era stato sapientemente curato e preparato nei minimi dettagli; le sale erano molto ampie e garantivano il confort più assoluto almeno per trecento coperti, mentre il corridoio di raccordo tra le sale e la cucina era sufficientemente ampio da evitare intralcio al ai camerieri ed al personale di servizio.
Devo dire che queste mie osservazioni così precise e dettagliate derivavano dalla mia formazione scolastica di geometra e, conseguentemente, di scrupoloso estimatore di beni immobiliari, nonché dall’ esperienze di lavoro stagionali proprio come cameriere durante i periodi estivi a cavallo tra gli ultimi due anni prima di partire per il servizio militare: insomma, conoscevo bene il tipo di ambiente che adesso mi ritrovavo ad osservare come ospite e cliente.
Ci eravamo seduti presso uno dei tavoli migliori, che dava un’ eccellente visione panoramica sia dell’ interno che del mare, poche decine di metri lontano dal ristorante e l’ odore della frittura di pesce, proveniente dagli altri tavoli, cominciava a farmi venire veramente fame: anche se mi solleticava l’ idea di fare una bella mangiata a base di pesce, avevo appena visto passare un cameriere con un paio di pizze enormi: prevalse in me la voglia di ordinare una bella pizza ai funghi e convinsi pure Jenny a fare altrettanto.
C’ era un qualcosa di strano nel suo sguardo, avevo la sensazione che il suo sorriso fosse ancora più malizioso del solito e che stavolta stesse giocando lei al gatto e al topo, stavolta nelle vesti del felino... le mie supposizioni furono felicemente interrotte dall’ arrivo delle nostre pizze sul tavolo, che mi fece rapidamente dimenticare quanto io avessi nel cervello fino a pochi secondi prima. Era semplicemente delizioso affondare i denti su quello squisito impasto di mozzarella, funghi e pomodoro: me la gustavo dolcemente e mi lasciavo cullare dall’ atmosfera elegante e tranquilla del Marebello.
Mentre mangiavo con gusto ripensavo ai tempi del servizio militare (quasi un anno prima), e ricordavo quell’ unica volta che entrai all’ “Opulenza” al Forte dei Marmi: facendo il militare nella Guardia Costiera, avevo un distintivo di polizia giudiziaria che, nelle discoteche vicine della costa versiliese, mi faceva entrare nei locali gratis come tutti i colleghi della Capitaneria di Porto, una forma di simpatica cortesia che apprezzavo tantissimo. Eppure, tutto quel lusso presente nel locale mi faceva sentire incredibilmente a disagio: chi l’ avrebbe mai detto? Mi trovavo in uno dei locali più belli e celebri della Versilia, che non avevo mai visto prima se non in foto, ed anziché godermi il momento fortunato, avevo la stessa sensazione di panico ed orrore di un vampiro che si ritrova nel bel mezzo di una chiesa, tra aromi di incenso e crocefissi di legno? In effetti, essendo cresciuto a pasta e fagioli e ritrovandomi all’ improvviso in mezzo a fiumi di caviale e champagne, bottiglie di magnum, argenteria esclusiva anche nei particolari più insignificanti ed altre amenità varie, decisi che era meglio uscire da quell’ universo di lusso al quale non ero geneticamente portato: pur apprezzando ed amando le belle cose dell’ universo, la mia innata avversione ai lussi ed agli sprechi più inutili riemergeva anche in quel contesto di mondanità sfrenata.
Nel frattempo, boccone dopo boccone, avevo finito la mia pizza ai funghi e cominciava a venirmi la malinconia tipica di ha appena ingoiato l’ ultimo boccone di una delizia irripetibile…
Stranamente Jenny era meno chiacchierona del solito, senza per questo dar segno di tristezza o malessere; anzi nei suoi occhi continuava a brillava quella luce strana, quasi impercettibile, che avevo iniziato a notare fin dall’ inizio della serata. Il suo sorriso appena accennato mi pareva quasi beffardo, sembrava volesse lanciarmi una sfida che io non riuscivo neppure a capire…
Quando ci servirono il caffè, le chiesi infine il motivo di quella sua espressione così strana ed in cambio lei mi rispose, con una punta di orgoglio, che era felice perché era convinta che era stata un’ idea geniale, quella della cena al Marebello, era un’ esperienza da ripetere appena possibile…
Istintivamente la sua risposta non mi convinceva più di tanto, sentivo di avere una sorta di metal -detector che rivelava le bugie con facilità, ed è inutile dire che anche stavolta la spia era accesa e lampeggiava furiosamente. Ed infatti, di lì a poco avrei scoperto la verità…
Eravamo appena usciti dal locale e ci eravamo appena infilati in macchina, che notai che il suo sorriso si era reso ancora più evidente, mutando in una smorfia di soddisfazione che cominciava a farmi incazzare veramente; a questo punto, prima che io le dicessi qualcosa di poco gentile, cominciò a parlare lei, e le parole le uscivano dalla bocca con lo stesso gusto che prova l’ assassino a raccontare alla vittima come gli è stato somministrato il veleno, poco prima di spirare.
Con mio grande stupore, ed una notevole faccia di bronzo da parte sua, Jenny mi stava rivelando che al ristorante, nei tavoli immediatamente alle nostre spalle, si trovavano tutto lo stato maggiore dei suoi parenti (compresi i suoi genitori!) che avevano organizzato in gran segreto la serata, con l’ obiettivo fin troppo evidente di studiare con attenzione il nuovo ragazzo che frequentava la loro figliola: una serata a metà tra una missione di spionaggio ed una nuova sessione dell’ esame di maturità. A sentire i suoi discorsi, montai letteralmente in bestia: con quale diritto si erano presi la briga di organizzare questa immensa farsa, questa squallida commedia della quale ero stato l’ involontario protagonista? Lei stessa, con quale faccia mi raccontava tutto questo con la stessa naturalezza con la quale si beve un bicchiere d’ acqua? Ero così imbufalito con lei e tutta la sua dinastia che ero fortemente tentato di lasciarla in mezzo alla vecchia via Aurelia, per rappresaglia, vicino ad alcune puttane moldave si sarebbe sentita sicuramente a proprio agio e la sua presenza non avrebbe stonato di certo in quel contesto…
Invece ritrovai un pizzico di lucidità da quella colossale arrabbiatura che mi era stata servita per cena e, dopo averle detto delle cose molto poco gentili riguardo alla sua intelligenza ai minimi termini, la riaccompagnai a casa sua e rimasi qualche giorno a meditare ed a sbollire la mia sacrosanta rabbia nei suoi confronti.
Se il mio cervello fosse stato realmente in grado di funzionare veramente, di intendere e di volere, avrei dovuto fare mente locale e pensare filosoficamente: ”se il buongiorno si vede dal mattino…” ed invece mi vennero in mente le parole di un antico saggio che disse: “Dai da mangiare ai cani anche quando ti mordono…” ed, in cuor mio, pensavo che le avrei dato comunque un’ altra possibilità per riscattarsi…Purtroppo…
CONTINUA....
Dai "Carmina Burana":
"Poiché provo nel mio animo un forte turbamento, al colmo dell'amarezza mi lamento di me stesso. Formato di materia assai leggera, mi sento simile ad una foglia con la quale gioca il vento. Mentre è proprio del saggio porre sulla roccia salde fondamenta, io stolto, mi paragono ad un fiume sempre in corsa che non si ferma mai sotto lo stesso cielo. Vado alla deriva come una nave priva di nocchiero, come un uccello che vaga per le vie del cielo; non c'è catena che mi trattenga, né chiave che mi rinchiuda, cerco i miei simili e mi unisco così ai malvagi. Condurre una vita austera è per me quasi impossibile; io amo infatti il gioco che mi piace più del miele. Qualunque impresa mi chieda Venere, che non risiede mai negli animi meschini, è una piacevole fatica. Percorro la via più facile com'è proprio dei giovani, e mi irretisco nei vizi scordando la virtù; più avido del piacere che della vita eterna, sono ormai morto nell'anima e curo solo il corpo."
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sabato 21 gennaio 2012
CAPITOLO 5 NEL MIRINO DEL DIAVOLO
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