Per tutti gli appassionati e le appassionate, ecco il nono capitolone:
CAPITOLO 9 (NEL MIRINO DEL DIAVOLO)
Che Jenny fosse negata per i libri me ne ero già accorto, ma non era neppure capace di prendere la patente. Era già stata bocciata tre volte all’ esame di teoria, per la gioia della sua scuola – guida, ed era stata invitata a lasciar perdere tutto, visto che non era capace.
Proprio in quel periodo prenatalizio aveva in programma l’ ennesima sessione di esame di teoria e, per incoraggiarla, le dissi che avrei presenziato fra gli amici che attendono fuori, in attesa dell’ esito della prova.
Personalmente trovavo così assurdo che lei fosse così dura di cervello: pochi anni prima avevo preso la patente superando brillantemente sia l’ esame di teoria che quello di pratica, dopo avere passato qualche pomeriggio a studiare precedenze e cartelli stradali. Non che fossi sicuro al cento per cento di essere promosso, però sapevo che per avere qualche probabilità di successo in più non potevo fare a meno di farmi il mazzo sui manuali di segnaletica.
Proprio il contrario di quello che pensava Jenny, che si teneva alla larga da ogni libro come se fosse contaminato da malattie infettive o emanasse radiazioni nocive: non l’ avevo mai vista provare a ripassare le lezioni, anzi, sicuramente si recava a scuola -guida per fare un po’ di salotto con le amiche di turno.
Nonostante tutto ero convinto che stavolta fosse la volta buona: mi ripetevo che sbagliare è umano ma perseverare è diabolico e credevo che Jenny, sentendosi ripetere migliaia di volte le stesse lezioni stradali, non potesse fare a meno di superare finalmente l’ esame di teoria.
Beh…Meno male che non ho accettato scommesse, perché avrei vergognosamente perso inevitabilmente la posta in palio!
Quando vidi in lontananza che glia esaminatori chiamarono Jenny alla cattedra e scossero impietosamente la testa con una espressione inequivocabile, mentre lei allargava le braccia dimostrando tutta la sua impotenza davanti alla decisione della commissione, mi sentii cadere letteralmente le palle per terra…
Anche stavolta era stata bocciata! Aveva fatto poker, collezionando quattro bocciature secche e stabilendo un singolare (e poco invidiabile) primato di ignoranza stradale… Se da una parte mi dispiaceva per lei, per quel moto di solidarietà e di pietà umana che un buon cristiano ha nei confronti di chi prova un dispiacere o una sofferenza, dall’ altra sapevo che era meglio così: dato che non si era mai impegnata studiando adeguatamente come imponeva la logica di un esame, era giusto che fosse stata bocciata, visto che il suo atteggiamento superficiale si meritava una lezione.
Infatti, quando mi raggiunse in fondo alla sala e mi disse, con un sorrisetto scialbo, che era andata male anche stavolta, scuotendo la testa.
Con un pizzico di cinismo impastato di crudele ironia, accennai un applauso ironico per sottolineare la performance negativa della mia bella e, con un ghigno beffardo di scherno, aggiunsi che in fin dei conti era meglio così,: la sicurezza delle nostre strade poteva tirare un sospiro di sollievo, senza un nuovo killer in circolazione potevamo stare tranquilli ancora per un po’…
Come prevedibile la mia battuta non le era piaciuta troppo, dato che mi fissò con due occhi che, se avessero potuto lanciare dei lampi, sicuramente mi avrebbe già incenerito. D'altronde mi sembrava di cogliere la solita sufficienza sul suo volto, quella voglia incosciente di non curarsi troppo del resto del mondo che le gira intorno e sono sicuro che non si stesse neppure dannando troppo l’ anima per l’ ennesima bocciatura all’ esame di scuola guida.
C’ è da dire che, per come sono fatto io, abbastanza rigido e pignolo, mi sarei sentito all’ ennesima potenza della vergogna, dopo quella serie di stecche da record: non invidiavo di certo i suoi vecchi, che avrebbero saputo entro un’ ora l’ amaro e inatteso verdetto negativo.
Non capivo come mai mi sentissi più afflitto interiormente io di quanto non fosse lei, pur non avendo assolutamente colpe sembrava quasi che avessero bocciato me, a giudicare dal sorrisone di Jenny appena fuori dal portone del palazzo: era tranquilla e serena, desiderosa solamente di un buon gelato nonostante il freddo pungente della stagione invernale in pieno corso.
Potete ben immaginare la reazione poco signorile dei suoi genitori, Roberto ed Elena, appena messi al corrente delle novità di giornata; all’ inizio pensavano ad uno scherzo e mi misero a ridere di gusto, poi guardarono bene la figlia in faccia e capirono che non si trattava di una battuta di spirito.
Suo padre, con la sua vocina che sembrava in dolby – sorround le disse: - “Cazzo, figliola mia, è possibile che non riesci mai a passare quel maledetto esame? Ma ti sei innamorata della scuola guida e vuoi prenderci la residenza su quelle sedie?”-
Sua madre sembrava ancora più delusa ed abbattuta dalle circostanze e disse: -“ Noi non sappiamo più cosa fare con te, veramente…Ma ce l’ hai un briciolo di coscienza? Sai quanti soldi buttati via dalla finestra? Anche se siamo benestanti i soldi non li andiamo sicuramente a rubare. Comincia a crescere nel cervello, a diventare più responsabile…”-
Mi facevano pena tutti, davanti ai miei occhi: avevo compassione per lei, che si prendeva addosso tutta la bufera, tutte quelle prediche seppur sacrosante avevano il peso di una montagna e avrebbero fiaccato chiunque…Dall’ altra parte c’ erano genitori esausti di fronte ad una figlia dal carattere capriccioso ed umorale, difficile da gestire e da assecondare.
Mi sentivo in imbarazzo anche ad assistere alla scenata, mi sentivo di troppo e se avessi avuto la bacchetta magica sarei scomparso all’ istante senza farmi troppe domande. La tensione si era fatta insopportabile e comunque erano troppo occupati nelle discussione e non facevano nemmeno caso a me, che stavo giocherellando nervosamente con le mie chiavi e guardavo nervosamente l’ orologio.
Proprio quando mi ero convinto a tornarmene a casa e lasciarli soli di fronte alle loro discussione familiari, finalmente decisero di fare una tregua e di ritrovai fra le braccia di Jenny che, saltellando come una scimmiotta, proponeva un romantico pomeriggio a guardare il mare d’ inverno sulla spiaggia di Lido di Camaiore.
L’ idea mi solleticava ed accarezzava il mio animo dolcemente malinconico, la mia voglia di viaggiare con il pensiero e lasciarmi abbandonare alle mie riflessioni mi imponeva di assecondare l’ idea di Jenny.
Quel pomeriggio, seduti sopra i nostri giubbotti di pelle, guardavamo il mare che ci regalava migliaia di riflessi di luce solare; mi voltai verso di lei e mi parve bella così come non l’ avevo mai vista: sembrava quasi una dea mitologica con quei capelli d’oro che le scivolavano dolcemente sulle spalle, il suo profilo era meraviglioso e avrebbe ispirato i migliori pittori e scultori rinascimentali.
Sembrava quasi che esistesse una retta che univa gli occhi di Jenny all’ infinito dell’ universo, una luce che proveniva dai suoi occhi e sovrastava i fotoni della luce solare.
Il crepuscolo pomeridiano stava scendendo e in quei momenti di incanto, riconobbi nel suo sguardo un’ occhiata di malizia e di complicità: sapevamo quello che volevamo e non c’ era bisogno di parole…
Raggiungemmo la macchina con le ali ai piedi e ci tenevamo per mano come adolescenti che stanno per affrontare una grande avventura nelle foresta; con la stessa fame di un disperso nel deserto africano cercavamo un posto tranquillo dove poterci appartare e stare in intimità…Come erano belli quelli istanti, lunghi come se tu stessi attraversando distanze siderali ma dal sapore dolce e irripetibile, tenero e delicato come il miele a colazione sopra il burro…
A poche traverse parallele al lungomare, nella zona delle principali discoteche della zona, trovai infine il posto adatto a noi con la stessa felicità di un archeologo che scopre un luogo di inestimabile valore (in fin dei conti, anche per me era così!), spensi il motore e, guardando gli occhi scintillanti di passione di Jenny, cominciai ad abbassare i sedili.
Me ne fregavo altamente delle macchine che sfrecciavano lungo quella strada solitaria fatta apposta per gli innamorati, avevo deciso di mettere la mia prudenza in un cassetto e di lasciarmi abbandonare alla magìa del momento; Per un momento esitai, pensando alla sua verginità e sul fatto che ci tenesse molto ma vidi ancora una volta dai suoi occhi che il fuoco della passione prevaleva su ogni forma di razionalità.
Ci ritrovammo a fare l’ amore sulle note delle più belle canzoni di Umberto Tozzi, che risuonavano dolci nell’ autoradio come se un canto d’ angeli accompagnasse il nostro respiro ed i vetri si appannavano pigramente: la baciai teneramente e restammo in silenzio, abbracciati, a guardare il mondo fuori dalla macchina…
Guardai l’ orologio e mi ricordai che avevo promesso ai suoi di fermarmi a mangiare da loro a cena e di aiutarli ad addobbare l’ albero di Natale, dato che non avevano avuto tempo di preparalo prima. Con un sorriso tipo coccodrillo, dissi a Jenny di rivestirsi bene e le ricordai del programma della serata.
Durante la cena ci scambiavamo sguardi di tenera complicità, sotto gli sguardi perplessi dei suoi, e questo gioco muto degli occhi proseguì anche durante la preparazione dell’ albero natalizio; a turno cercavamo gli occhi l’ uno dell’ altra per poter liberare una smorfia di soddisfazione ed un sorriso malizioso e sensuale.
Ed in quella marea di palline colorate ed addobbi multicolori, cominciai a sentire germogliare un sentimento che sarebbe stato ben più forte di quello che avrei immaginato; il fatto che lei avesse concesso a me la sua verginità ed il ricordo del pomeriggio appena trascorso in quella maniera così straordinaria mi facevano sobbalzare il cuore e mi regalavano un’ emozione nuova, che non saprei classificare neppure adesso a distanza di anni, dato che era fatta di intuizione, millesimi di infinità celeste e voglia di amore…
Forse mi sentivo ancora più responsabile nei suoi confronti, dopo quella esperienza di passione ma vedevo una scìa di piccole stelle che avvolgeva ogni suo movimento, un’ atmosfera da fiaba che ci catapultava in mezzo ad un universo di suggestioni nuove ed emozionanti: mentre sistemavamo le palline colorate sul grande albero di Natale, lei cercava le mie mani, le sfiorava, le accarezzava e sentivo accelerare i battiti del cuore: purtroppo mi stavo innamorando, i sintomi erano chiari…
Stavo cominciando a rincoglionirmi, era evidente: come lo sventurato che, credendo di mettere il piede su un terreno saldo e resistente e poi si ritrova ad affondare lentamente dopo essersi impantanato nelle sabbie mobili, stavo miseramente scivolando nel livello più pericoloso possibile per un uomo: stavo diventando un ebete.
Il problema è che, in natura, quando la mosca si ritrova invischiata suo malgrado in una ragnatela, raccoglie tutte le sue forze e cerca disperatamente di liberarsi per evitare di finire nella pancia del ragno, mentre io mi comportavo esattamente nella maniera opposta: anziché fuggire velocemente per mettermi in salvo, io mi rigiravo tranquillo nella ragnatela e, anzi, mi ci sdraiavo comodamente e non ci pensavo nemmeno a cercare una via di scampo…
Beh, forse proprio questo dimostra che bisognerebbe affiancare un tutore accanto ad ogni uomo innamorato, visto che, in novantanove casi su cento, ogni maschio in queste condizioni diventa incapace di intendere e di volere: si entra in uno stato mentale vergognoso e non si merita più rispetto.
Ora, onestamente, io non ero ancora arrivato a quel livello, ma avevo già intrapreso alcuni passi importanti nella direzione sbagliata e, cosa ancora più grave, non esiste un campanello d’ allarme in grado di avvertire un uomo del grave pericolo incombente: come un virus che attacca e neutralizza il computer più efficiente, la donna riesce a prendere possesso del tuo cervello ed è finita, non c’ è più niente da fare, ogni porta ti si chiude davanti agli occhi, ogni via di fuga scompare davanti ai tuoi occhi. Ecco perché servirebbe davvero un tutore legale, dato che ormai non riesci più nemmeno a seguire i consigli dei tuoi amici, preoccupati della brutta piega che sta prendendo la tua vita. Loro rabbrividiscono vedendoti passeggiare con la tua lei mano nella mano, immaginano che il tuo destino sia già segnato ed in breve (al massimo nel pochi mesi) si arriverà alla inevitabile resa dei conti: e, come se non bastasse, mentre tu ti ritrovi attaccato al tubo del gas per la disperazione, ti ritrovi addosso gli occhi ammonitori dei tuoi amici a ricordarti: -“…Te l’ avevo detto, imbecille…”-
CONTINUA...
Dai "Carmina Burana":
"Poiché provo nel mio animo un forte turbamento, al colmo dell'amarezza mi lamento di me stesso. Formato di materia assai leggera, mi sento simile ad una foglia con la quale gioca il vento. Mentre è proprio del saggio porre sulla roccia salde fondamenta, io stolto, mi paragono ad un fiume sempre in corsa che non si ferma mai sotto lo stesso cielo. Vado alla deriva come una nave priva di nocchiero, come un uccello che vaga per le vie del cielo; non c'è catena che mi trattenga, né chiave che mi rinchiuda, cerco i miei simili e mi unisco così ai malvagi. Condurre una vita austera è per me quasi impossibile; io amo infatti il gioco che mi piace più del miele. Qualunque impresa mi chieda Venere, che non risiede mai negli animi meschini, è una piacevole fatica. Percorro la via più facile com'è proprio dei giovani, e mi irretisco nei vizi scordando la virtù; più avido del piacere che della vita eterna, sono ormai morto nell'anima e curo solo il corpo."
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mercoledì 25 gennaio 2012
CAPITOLO 9 NEL MIRINO DEL DIAVOLO
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