Dai "Carmina Burana":

"Poiché provo nel mio animo un forte turbamento, al colmo dell'amarezza mi lamento di me stesso. Formato di materia assai leggera, mi sento simile ad una foglia con la quale gioca il vento. Mentre è proprio del saggio porre sulla roccia salde fondamenta, io stolto, mi paragono ad un fiume sempre in corsa che non si ferma mai sotto lo stesso cielo. Vado alla deriva come una nave priva di nocchiero, come un uccello che vaga per le vie del cielo; non c'è catena che mi trattenga, né chiave che mi rinchiuda, cerco i miei simili e mi unisco così ai malvagi. Condurre una vita austera è per me quasi impossibile; io amo infatti il gioco che mi piace più del miele. Qualunque impresa mi chieda Venere, che non risiede mai negli animi meschini, è una piacevole fatica. Percorro la via più facile com'è proprio dei giovani, e mi irretisco nei vizi scordando la virtù; più avido del piacere che della vita eterna, sono ormai morto nell'anima e curo solo il corpo."

NON GETTATE VIA I VOSTRI GIOCATTOLI VECCHI, PER FAVORE!!!!I

Invito chiunque abbia in soffitta o voglia gettare via dei vecchi personaggi, veicoli o pezzi rotti ( in particolare quelli della serie Gi Joe, ma amo tutti i vecchi giocattoli anni 70-80-90-2000)
a contattarmi via mail: (rossiraimondo1976@libero.it), inviando qualche foto degli oggetti. Posso comprare (a poco prezzo,perchè son tempi durissimi per tutti) o scambiare con oggettistica da soft-air (buste di pallini, tactical-vest, etc.).


domenica 22 gennaio 2012

CAPITOLO 6 "NEL MIRINO DEL DIAVOLO"

In arrivo il sesto capitolo!

 CAPITOLO 6

Per smaltire l’ incazzatura della sera prima, mi tuffai a capofitto alla ricerca di un posto di lavoro, almeno temporaneo, che mi permettesse di avere a disposizione qualche soldo, una piccola entrata sicura, se non altro per garantirmi un minimo di benzina nel serbatoio. No, non era saggio chiedere soldi a mia madre, sarebbe stato più facile essere assunto alla NASA come astronauta che riuscire ad ottenere un foglio da diecimila vecchie lire (5,16 euro!); quindi non valeva neppure la pena di stare a sprecare fiato per ottenere in cambio una risposta già scontata.
Mi ricordo che non avevo neppure un computer all’ epoca ( e d’ altronde non avrei neppure saputo usarlo, dato che non avevo la benché minima conoscenza informatica in quel periodo) e, quindi, per crearmi un curriculum da presentare in sede di colloquio, m’ impegnai in una paziente opera di calligrafia d’ altri tempi. Nonostante avessi raggiunto un discreto risultato dopo un pomeriggio di fatica ricurvo sulla scrivania, mi ritenevo insoddisfatto e decisi di farmi aiutare da un ufficio “informagiovani”, uno di qui moderni uffici che dovrebbero aiutare i ragazzi ad entrare nel mondo del lavoro attraverso un servizio di informazione, aggiornamento, ottimizzazione delle poche risorse di chi si presentava ai loro uffici…Così mi convinsi a presentarmi e, mentre collaboravo alla stesura del mio curriculum, aiutato da una gentile impiegata di quel distaccamento comunale, gettavo un‘occhiata interessata alla bacheca che riportava le poche occasioni di lavoro presenti nella zona di Pietrasanta, Forte dei Marmi, Lido di Camaiore e Viareggio.
Scorrevo gli annunci con la stessa fame di un disperso nel deserto del Sahara, ma non riuscivo a vedere altro che richieste di camerieri, aiuto-cuochi e baby- sitter che non potei fare a meno di buttarmi un po’ giù: ma dove erano i posti di lavoro promessi ai giovani da quelle facce a culo dei politici, prima di ogni campagna elettorale? Anche in questo caso, se io fossi un dittatore, organizzerei una deportazione in massa di tutti quelli inutili politici, consiglieri, amministratori di tangenti, ecc. e li destinerei alla raccolta di pomodori in Basilicata…
Minchia, questi fenomeni da baraccone hanno stipendi che dovrebbero fare inneggiare noi poveri comuni mortali ad una nuova Rivoluzione Francese (ghigliottina compresa), e poi chiedono sacrifici a chi prende pensioni da 500 euro al mese… Cari politici italiani, auguratevi che io vada mai la potere, altrimenti rischiereste di passare il resto della vostra insignificante vita a lavorare veramente (nei capi agricoli, s’ intende): in fin dei conti siete braccia rubate all’ agricoltura!
In preda alle mie fantasie rivoluzionarie, lasciavo l’ ufficio “informagiovani” e me ne tornavo arrabbiato, deluso e umiliato verso la macchina, ma se non altro avevo adesso tra le mie mani un curriculum stampato che faceva la sua bella figura anche tra le mie mani; tra l’ altro, l’ impiegata era stata così gentile da salvare il mio file dentro un floppy disk, in modo da poterlo stampare rapidamente ad ogni nuova evenienza: proprio quello che mi serviva…

Devo ammettere che in quei momenti non pensavo a Jenny neppure lontanamente, assorbito com’ ero dalla ricerca di un lavoro che soddisfacesse tanto il mio portafogli quanto il mio orgoglio di giovane rampante…Avere una donna al mio fianco non mi importava quanto raggiungere una posizione di riguardo nel mondo di lavoro: avevo troppa fame di onore e troppa voglia di farmi apprezzare anche in questo ambito, dopo anni di studio a scuola era giunta ora di dimostrare il mio valore sul campo.
Andai a fare delle fotocopie del curriculum e, con il cuore gonfio di speranze, pianificai le mosse da fare, i luoghi di lavoro da visitare porta a porta e l’ itinerario più razionale da seguire: dovevo visitare più aziende mi fosse possibile ma anche verificare di avere sufficiente benzina per mettere in pratica le mie lodevoli intenzioni. Non so se quel giorno si verificassero particolari congiunzioni astrali fra le stelle, ma accadde addirittura che riuscii, non senza fatica, a convincere mia madre a darmi la sensazionale cifra di ventimila lire, sufficienti per mettere qualcosa nel serbatoio…
Indossai la camicia più bella che avevo nell’ armadio, abbinata ad un paio di jeans scuri nuovi fiammanti, mi massaggiai il viso con due gocce di acqua di colonia e, guardandomi un’ ultima volta allo specchio, mi lanciai silenziosamente un augurio di buona fortuna, con la speranza segreta di spaccare il mondo al primo tentativo…
La maggior parte delle aziende nel mio comprensorio era costituita da laboratori di marmo e piccole aziende artigiane che si occupavano di edilizia: per il resto, bisogna dire che la Versilia vive quasi esclusivamente di turismo, che, soprattutto nel periodo estivo, tiene a galla la baracca;
Io avrei provato a trovarmi un’ occupazione proprio fra le piccole ditte che lavoravano il marmo, lo commerciavano e producevano una consistente fetta della ricchezza locale
Cercavo solamente una piccola ditta, un piccolo ufficio dove mettere a disposizione del titolare le mie conoscenze e le mie abilità intellettive e, poco per volta, fare carriera; non mi potevo porre limiti, meno che mai all’ età di ventidue anni, quando non esistono ostacoli in grado di fermarti…
Ricordo ancora l’ emozione del primo campanello che suonavo per consegnare il mio curriculum e le mie generalità: mi immaginavo il titolare dell’ impresa che si sarebbe messo ad esaminare, comodamente seduto sulla sua poltrona in pelle umana, la mia domanda di assunzione e, in un eccesso di presunzione, credevo che avrebbe trovato sicuramente qualcosa di irresistibile; di conseguenza non avrebbe potuto fare a meno di richiamarmi ed assumermi immediatamente.
In realtà fui congedato quasi istantaneamente da una impiegata gelida come l’ acqua di una fonte di montagna, che mi disse, senza aggiungere altro, che se il titolare ne avesse avuto bisogno, mi avrebbero sicuramente richiamato.
Tornai un po’ più mogio di prima in macchina e lo sguardo mi cadde sopra un capello biondo attaccato al sedile passeggero della mia vecchia carretta: non poteva che appartenere a Jenny, visto che io di capelli non ne avevo più sulla testa e avevo ormai una pregevole palla da biliardo luminosa al posto del cranio…
Quella ragazza aveva un gran culo, e non mi riferivo tanto ai suoi connotati fisici quanto al fatto che lei non avrebbe avuto di certo i miei problemi, nel momento stesso in cui avesse cercato un posto di lavoro: ci avrebbe pensato il suo premuroso nonnino a sistemarla con la stessa facilità di un rutto dopo un bel bicchiere di birra all’ Oktober Fest… E dire che Jenny stessa mi aveva confessato, con un pizzico di leggerezza e con una punta di incomprensibile orgoglio, di essere sempre stata piuttosto asina a scuola: frequentava con scarso successo il secondo anno di un istituto professionale per il commercio della periferia viareggina e sperava di prendere una benché minima qualifica di segretaria d’ azienda. Era già stata bocciata due volte, ma le era stata concessa l’ ennesima possibilità da parte dei suoi genitori, con la speranza che questa fosse la volta buona…
Ad ogni maniera, comunque, sapevo che lei stessa non era certo il tipo di studente che si danna l’ anima sui libri, anzi, tutt’altro… La sua pigrizia di fronte allo studio faceva la fortuna di diversi professori che Jenny frequentava per ripetizioni private delle principali materie; tuttavia neppure il loro intervento sembrava riuscire ad avere risultati per lo meno soddisfacenti, ed anche quest’ anno sembrava che il suo percorso scolastico finisse come al solito ( e cioè male).
Col pensiero tornai ai miei pensieri più immediati e misi nuovamente Jenny in secondo piano, rispetto a quelle che erano le mie necessità più urgenti: provai a fare mente locale, a tracciare una nuova strategia per ottenere un buon posto di lavoro e ripresi piena fiducia in me stesso.
Ripresi il mio giro di ricerca, ma anche altrove mi veniva suonata la stessa musica: già il fatto di lasciare il curriculum tra le mani di una vice – segretaria preposta al lavoro di receptionist doveva sembrarmi un successo notevole: almeno avevo consegnato il mio foglio tra le mani di un possibile datore di lavoro. Non avevo logicamente nessuna sicurezza di essere assunto o meno, ma era meglio sorriderle, anche se in maniera un po’ forzata, altrimenti avrei fatto pure la figura del maleducato, dell’ irriconoscente, del giovanotto arrogante che non merita neppure di essere preso lontanamente in considerazione.
Mah…Fino a poche ore prima, ero profondamente convinto che, per entrare nel mondo del lavoro in maniera brillante ed agguantare le migliori opportunità, fosse sufficiente provenire da una buona formazione scolastica certificata da un discreto diploma di maturità tecnica e da una tenacità fuori dal comune, che possedevo fin dalla nascita nel mio corredo genetico. Ero convinto che esistesse una mano invisibile che premia, nel tempo, i migliori studenti che abbracciano la cieca fede nello studio e nei libri, che investono (volente o nolente) il proprio tempo alla ricerca di una propria identità culturale, prima ancora che le minime nozioni appena sufficienti per guadagnarsi la sufficienza nel compito in classe del giorno dopo. Già… Doveva sicuramente esistere un’ entità superiore che avrebbe ricompensato come si deve tutti quei bravi studenti che si sono provocati antipatiche scoliosi e noiosi cali di vista: una giustizia divina avrebbe sicuramente provveduto a ricompensare tutti quelli che si erano sacrificati sull’ altare della scuola.
Ben presto scoprii che le cose, nella realtà, funzionano molto diversamente: trovare una persona disposta ad investire sinceramente sui giovani, senza speculazioni di tipo politico o altri affari loschi, diventava sicuramente un’ utopia di quelle toste…
Nella mia zona ( ma sono sicuro che funzionasse così nella maggior parte d’ Italia) c’ era un andazzo che non mi piaceva per niente: parlando con “amici degli amici” ma, comunque, con persone che avevano avuto interessanti esperienze lavorative in questi paraggi, scoprii che molti imprenditori ricevevano incentivi economici statali ( o provinciali) finalizzati esclusivamente all’ assunzione di giovani da inserire nel mondo del lavoro. Cioè, dopo aver contattato un ipotetico candidato da assumere (in età compresa fra i diciotto ed i trentadue anni), il titolare della ditta garantiva a questi che, dopo un periodo di “formazione aziendale” della durata di alcuni mesi, in virtù di questi benedetti incentivi statali, avrebbe regalato al giovane un contratto di lavoro sicuro al cento per cento e lo avrebbe di fatto sistemato a vita nella sua azienda.
In realtà, questi furbacchioni poco onesti sfruttavano il lavoro del povero giovane e, dopo aver ricevuto i soldi dallo stato (o dall’ ente comunque preposto all’ erogazione dei fondi), aspettavano la scadenza del contratto preliminare e quindi, anziché rinnovarlo o tramutarlo in un lavoro a tempo indeterminato come da promesse, invitavano il lavoratore a cercarsi un altro lavoro.
Insomma, a meno che non io avessi avuto alle mie spalle una pesante raccomandazione (come alle solite), la prospettiva che si stava delineando sul mio cammino non era sicuramente delle migliori, anzi…
Da quello che avevo capito, sarei stato inevitabilmente sedotto e abbandonato pure io, e mandato via a calci in culo… Altro che giustizia, altro che intelligenza superiore che avrebbe premiato i migliori! A sentire questi racconti (provenienti da fonti molto attendibili ed esperte) avrei sicuramente rischiato anch’ io di finire invischiato nella stessa rete e cadere nelle stesse trappole del volpacchione di turno: sarebbe stato più saggio riconsiderare tutte le mie idee sul mondo del lavoro che mi ero fatto fino a quel momento e cominciare a muovermi con prudenza in quel terreno viscido che stavo forzatamente attraversando…
    E invece, anziché ascoltare il grillo parlante della mia buona coscienza, mi decisi a tornare immediatamente alla ricerca di un benefattore che mi assumesse, un sant’ uomo con le stimmate dell’ onestà e della buona volontà di insegnare il mestiere ad un giovane rampante e scalpitante…
Infatti, coerentemente con la mia testardaggine tale da fare impallidire un mulo, mi frugai in tasca e mi precipitai in tipografia a fare stampare altre copie del mio curriculum, pronto a visitare tutte le aziende che avrei potuto… In questa fase, fortunatamente, mi ero accorto di non provare il benché minimo segnale di stanchezza, anzi: sentivo scorrere a fiumi l’ adrenalina nelle mie vene e avvertivo una eccitazione primordiale, atavica, quella stessa emozione che provava fin dagli arbori dell’ umanità il giovane cacciatore che si recava, per la prima volta, alla sua prima battuta di caccia grossa.
Non sarebbero state di certo le mie energie fisiche a farmi difetto, non sarei stato certamente abbandonato facilmente dal mio vigore e dalla tonicità della mia forma fisica, almeno fino a quando il vento dell’ ambizione avesse continuato a soffiare in poppa ed indirizzarmi verso tutti i miei obiettivi più effimeri; l’ unico mio limite oggettivo ed accertato era sicuramente quello del carburante della mia vecchia Golf: se per assurdo avessi avuto a disposizione sufficiente benzina, forse avrei non mi sarei fatto problemi  a fare il giro del mondo distribuendo le mie referenze in giro per il pianeta..!
Boh…Anche se pareva un delirio, sentivo veramente energia positiva in ogni particella elementare di me, e per i due giorni successivi, continuai a visitare uffici e piccoli laboratori artigianali di Pietrasanta, Camaiore, Viareggio e della zona industriale di Massa, collezionando chilometri che accumulavo sommando il mio tragitto in macchina ai miei percorsi (forzatamente) pedonali, dato che talvolta alcune ditte si trovavano in piccole strade che sembravano uscite dagli incubi di Dario Argento… Ad ogni maniera, dopo aver affrontato anche i primi colloqui veri e propri, dal punto di vista formale intendo, mi sentii rigenerato e, pur senza aver strappato alcuna promessa di valore, mi sentii al settimo cielo: probabilmente mi sentivo in pari con la mia coscienza, mi muovevo esclusivamente con le mie forze, nessuno mi regalava niente. Proprio quello che doveva essere un handicap e buttarmi giù, frustrandomi nel profondo dell’ anima, diventava paradossalmente la molla per fare di più e meglio, il mio catalizzatore dell’ agire: ero in competizione con me stesso, per dimostrare al mondo che non esiste nessuna regola scritta in questo mondo.
Addirittura, nel tardo pomeriggio, ricevetti una telefonata da parte di un imprenditore sinceramente interessato a me, che aveva appena finito di leggere con attenzione le mie note caratteristiche e le mie generalità e la mia eccitazione toccò il culmine, sentendomi finalmente vicino alla meta tanto agognata.
Tuttavia, dopo aver esaminato in breve i dettagli della sua offerta, seppur con la morte nel cuore mi ritrovai costretto a rifiutare: quel tizio mi avrebbe offerto uno stipendio troppo basso ed esiguo e, considerata la lontananza della sua ditta rispetto a casa mia, avrei finito per spendere tutto in benzina e, quasi sicuramente, ci avrei rimesso anziché guadagnarci. Era illogico accettare e così, lusingato per l’ interesse, passai la mano e lo salutai cortesemente.
Il buio invernale stava scendendo rapidamente in quel  mercoledì pomeriggio di metà dicembre e, da lì a poco, le luci dei lampioni avrebbero tracciato due malinconiche rette punteggiate lungo la Via Bernini, il largo viale periferico che toccava il complesso di case popolari dove abitavo con i miei vecchi e le mie sorelle più piccole. Dalla terrazza si riusciva a vedere la corriera che portava gli ultimi stanchi pendolari di rientro alle proprie abitazioni, mentre l’ autista dell’ autobus imprecava all’ indirizzo di una mezza dozzina di marmocchi che si impegnavano in spericolate impennate a poche decine di metri di distanza…
Non ebbi il tempo di lasciarmi cullare da quella visione malinconica ed assente del mondo che mi circondava che sentii squillare il telefono e, ridestandomi da quel torpore mentale, mi affrettai a rispondere sollevando la cornetta, prima smettesse di suonare.
Era Jenny, che sprizzava gioia da ogni parte: mi aveva appena chiamato, oltre che per scambiare le solite parole cretine e vezzeggiative tipiche dei fidanzatini più ebeti, soprattutto per darmi una eccezionale, a suo parere, notizia.
Ebbene, dopo essersi mantenuta volutamente sul vago e aver vanamente tentato di farmi indovinare di cosa si trattasse questa benedetta buona notizia, decise di andare al sodo e, facendosi sfuggire una piccola risatina compiaciuta, mi disse che i suoi vecchi mi avevano invitato ufficialmente, per la prima volta, a casa loro la successiva domenica.
Non si trattava di andare a prendere un caffè per scambiare due chiacchiere e parlare del più e del meno, come pensavo io, ma si sarebbe trattato di una cena di presentazione vera e propria, con mia grande sorpresa per l’ evento assolutamente inaspettato e fuori da ogni mia previsione.
Era fin troppo evidente che avevo superato il loro “esame”, anche la mia irritazione per tutta questa messinscena era ormai passata ed aveva lasciato il posto ad una smania di conoscere più da vicino questo nuovo mondo affascinante, il pianeta riccone…
A parte gli scherzi, durante la cena al ristorante avevo visto le facce dei suoi parenti in lontananza ed in maniera vaga, dato che la mia posizione al tavolo mi impediva una visuale panoramica, riuscivo a vedere poco o niente con la coda dell’ occhio: in pratica avevo visto poco o niente, ed adesso morivo dalla curiosità di sapere qualcosa di più riguardo questi personaggi misteriosi ed interessanti.

- CONTINUA ....

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Ray Mackey Rossi

Ray Mackey Rossi