Stavolta siamo al numero dodici...!
CAPITOLO 12 (Il Responso di Carla)
Che i discorsi sulla profezia della cartomante riguardo al triste destino di Jenny mi avessero colpito e suggestionato in profondità ormai si era capito da tempo, ma non riuscivo comunque a mettermi in nessuna maniera l’ anima in pace, neppure cercando di occupare la mente con i mille altri problemi, primo fra tutti la ricerca di un buon posto di lavoro.
Appena mi sentivo assorbito in qualche cosa della mia routine quotidiana, ecco che inaspettatamente i miei pensieri e le mie preoccupazioni tornavano lì, quelle infelici parole della maga facevano capolino nella mia mente e sbucavano all’ improvviso come una lucertola che viene a prendersi i raggi del sole in una giornata estiva.
Come mai mi facevo tormentare da un qualcosa che non aveva niente a che vedere con il mondo della razionalità e della logica, ma sembrava essere uscito da un incubo di superstizioni medievali?
No, non era da me lasciarsi prendere la mano da queste cose, avevo fatto dello scetticismo la mia bandiera e la mia ragione di vita, figuriamoci…
…Eppure ero lì, ossessionato dalla paura di perdere Jenny per un capriccio del destino, senza che io avessi un minimo margine d’ intervento, senza che io avessi la possibilità di fare qualcosa. Forse era proprio questo quello che mi faceva più male: quel senso di impotenza che ti fa sentire inutile a prescindere da tutto.
Quella mattina di Capodanno telefonai a Jenny con la scusa di farle gli auguri, ma in realtà avevo solo intenzione di coccolarmela un po’ al telefono, inventandomi qualcosa da fare insieme in quel pomeriggio festivo.
Avevo voglia di mare e malinconia, il mare d’ inverno è quello che meglio ci voleva per assecondare il mio stato d’ animo così sensibile al variare della Luna; il pontile di Forte dei Marmi mi sembrava l’ ideale per stringermi Jenny al petto e godermi i suoi occhi, almeno fino a quando avessi avuto la possibilità di farlo.
E così fu…Quel pomeriggio eravamo appoggiati alla balaustra metallica che protegge i bordi del lungo pontile e glorioso pontile in cemento; la accarezzai fra i lunghi capelli biondi teneramente come mai avevo fatto prima, indugiando a baciarla con dolcezza, sfiorandole le labbra ad ogni sbuffo di vento.
Quello che era stato uno strato di ghiaccio che avevo dentro al cuore si era progressivamente sciolto: non so se fosse amore o meno, però mi era evidente che mi sentivo decisamente più coinvolto rispetto a poco tempo prima, tutto sembrava cambiato così velocemente che neppure io ero in grado di spiegarmelo…
Mi ero pure dimenticato della generosa offerta dei suoi genitori, quella fantastica settimana bianca in un residence di Cavalese, nel bel mezzo delle Dolomiti, e quel pomeriggio ci pensò Jenny a rinfrescarmi la memoria, tra un discorso e l’ altro.
Mi pregò di accettare di andare con loro, che era un regalo irrinunciabile e che mi sarei divertito moltissimo; inoltre aggiunse che, nel caso io non avessi voluto unirmi a loro, neppure lei sarebbe andata in settimana bianca.
Forse mi lasciai trascinare dal mio stato d’ animo immalinconito, ma decisi finalmente di accontentarla di buon grado: n fin dei conti sapevo benissimo che non si trattava certo di un sacrificio, quello di fare una vacanza gratuita totalmente a carico altrui…
Credo che nemmeno lei si aspettasse che in quel momento io le dicessi di sì, forse pensava in cuor suo di dover insistere ancora un po’, prima di farmi capitolare completamente. Ad ogni modo, gli occhi cominciarono a brillarle in volto come solo a lei avevo visto fare, e mi saltò letteralmente in braccio, con un’ espressione di entusiasmo incontenibile. Cominciò a baciarmi in ogni parte del viso, davanti agli sguardi incuriositi e divertiti della gente che ci passava vicino, lungo il pontile.
Così mi lasciai travolgere da tutto il suo entusiasmo per la mia risposta affermativa e cominciammo a pianificare ogni dettaglio dei preparativi del nostro breve soggiorno in Alto – Adige, proprio mentre osservavamo la schiuma del mare andarsi ad infrangere sui pilastri in cemento armato del pontile ed i raggi del sole accarezzare le onde marine, regalandoli miliardi di riflessi scintillanti che avrebbero fatto impallidire il diamante più grosso di questo pianeta.
Mi disse che entro un paio di giorni ci saremmo recati presso uno dei più forniti (e costosi) negozi di abbigliamento sportivo, nel centro di Camaiore, per attrezzarci adeguatamente di tutto punto per l’ imminente partenza, fissata per l’ inizio della settimana successiva.
La serenità tornò a massaggiare il mio povero cuore palpitante, che tanto aveva sofferto nelle ultime ore di quei giorni festive, e mi dimenticai di buon grado tutte le paure e tutti i discorsi divinatori che mi avevano rovinato il sonno.
Godevo della compagnia di Jenny e cominciai ad immaginarmi per la prima volta in mezzo ad una distesa innevata, tra montagne millenarie, magari tirando palle di neve addosso alla mia innamorata…Sì, penso che ci fossero tutti i presupposti per passare una bella settimana in relax ed in allegria.
Anche in quel primo pomeriggio dell’ anno le ore corsero veloci come un ghepardo che insegue una gazzella nella savana, quindi riaccompagnai la mia biondina a casa sua e tornai lentamente a Pietrasanta, osservando uno stanco Sole che aveva deciso suo malgrado di andarsi a riposare.
Con l’ autoradio a tutto volume e le vibrazioni che mettevano a dura prova il parabrezza della mia vecchia Golf e con le canzoni più belle di De Gregori che impreziosivano l’ aria, tornai a casa mia senza quasi accorgermene, con un sorriso di soddisfazione sulle labbra.
Girai pigramente la chiave nella serratura e mi lasciai cadere sul divano, comodo e morbidoso come piace a me, e vidi avvicinarsi mia madre che, sottovoce, mi disse che aveva delle novità mi avrebbero sicuramente interessato parecchio…
Mi disse che, dopo quello che le avevo raccontato durante quella notte stessa, pure lei era rimasta impressionata da quella previsione così funesta e non aveva perso tempo, mettendosi subito in contatto con quella sua amica Carla, esperta nelle carte, di cui mi aveva già parlato.
Vedendo l’ impazienza che si stava dipingendo sul mio volto, mia madre mi invitò a sedermi, visto che erano molte le cose che mi avrebbe raccontato riguardo l’ incontro con la sua amica veggente.
Cominciò dal punto cruciale, cioè da quello che era l’ incidente di Jenny;
mia madre cominciò a dire: -“ La Carla ha guardato con attenzione le carte e mi ha detto che quella ragazza avrà effettivamente un incidente con la macchina, ma non sarà sicuramente una cosa grave, né tantomeno perderà la vita in quell’ incidente: probabilmente avrà una piccola infermità temporanea che guarirà rapidamente, con un pizzico di pazienza. Comunque, non rischia di certo di morire, quella cartomante a cui si era rivolta lei era sicuramente un’ incapace oppure una pasticciona…”-
Quelle parole ebbero su mi me l’ effetto di una bottiglia di acqua tra le mani di un assetato che vaga da giorni in mezzo al deserto del Sahara, mi sentivo rinascere parola dopo parola, proprio come una pianta assetata che viene gradualmente bagnata con l’ annaffiatoio e con le vitamine.
-“Ma c’ è di più…”- aggiunse mia madre – “…la Carla ha dato un’ occhiata generale alla vostra situazione ed ha visto che lei possiede molti terreni e molta ricchezza; che tu sei benvoluto da quasi tutti i suoi parenti ad eccezione di uno, che prova una profonda invidia nei tuoi confronti e cercherà in ogni maniera di ostacolarti e di metterti fuorigioco. Ha guardato il tuo futuro ed ha visto che sarai tu a decidere di allontanarti da loro, e te ne andrai sdegnato e furioso con loro, pieno di rabbia nei loro confronti. Dalle carte si vede una separazione ma non ci sarà una rottura totale: è come un sottile filo che si allunga ma non viene spezzato…-”
Stavo per alzarmi, credendo che il suo racconto fosse concluso, quando mia madre mi disse di aspettare perché doveva ancora concludere e aggiunse:-“ Le ho chiesto qualche dettaglio su di te ed il lavoro, dopo aver lasciato i carabinieri, e mi ha detto che tu hai un carattere, che pur sensibile, non ama imposizioni e mal s’ adatta a lavorare come dipendente e, comunque, dopo qualche anno di sacrifici troverai il tuo lavoro grazie ai libri oppure al computer…”-
Ora che il racconto era veramente finito, chiesi a mia madre se la Carla le avesse detto altro che magari si era dimenticata di dirmi, oppure se fosse tutto qua; mi disse che non c’ era altro e che adesso potevo decisamente stare tranquillo…
In effetti mi sembrava che fosse finito un incubo, una sorta di emergenza di forza maggiore nata dal niente e finalmente scomparsa; l’ unica cosa mi sembrava curiosa, da quello che mi aveva appena raccontato mia madre, era sicuramente il fatto che fossi io ad abbandonare quella famiglia di mia spontanea iniziativa e con sdegno.
Pensavo che non esistevano di certo i presupposti perché io facessi una simile pazzia, anzi…Ma dove puoi trovare i genitori della tua ragazza che ti offrono un vassoio di Mon Chery, Ferrero Rochè ed altre golosità appena entri in casa loro? Sua madre che ti accarezza e ti coccola come un eroe omerico e ti invita a cena da loro un giorno sì ed uno no? Aggiungiamoci l’ insistenza con cui alla fine mi hanno convinto ad accettare il loro invito per l’ imminente settimana bianca sulle Dolomiti e si capisce come io non avessi nessun motivo di lasciare quella famiglia sdegnato, anzi, provavo un grande senso di gratitudine nei loro confronti, visto che erano sempre gentili e pieni di grandi attenzioni nei miei confronti, specie sua madre Elena.
Incredibilmente mi trattavano meglio i miei futuri suoceri di quanto non mi trattassero i miei vecchi e, proprio per questo, mi sembrava di vivere un sogno ad occhi aperti da gustare ad ogni respiro.
Senza ombra di dubbio, se io me ne fossi andato e avessi abbandonato Jenny, ero sicuro che mi avrebbero ricoverato d’ urgenza nel reparto psichiatrico dell’ ospedale e mi avrebbero dichiarato incapace di intendere e di volere…
Il giorno dopo mi incontrai con la mia morosa davanti al negozio di articoli sportivi, in attesa dell’ arrivo dei suoi che, al termine della loro seduta quotidiana in una palestra di Montramito, avrebbero ancora una volta spalancato il portafogli per noleggiare sci, scarponi, tute imbottite e tutto il resto degli accessori necessari alla nostra breve permanenza in Trentino.
Mentre una delle due magnifiche commesse del negozio mi aiutava a provare lo scarpone più adatto al mio piedone taglia 45, mi guardavo intorno rifacendomi gli occhi con tutti i bellissimi accessori che Elena e Roberto stavano raccogliendo dagli scaffali: anche stavolta non si facevano mancare niente.
Quando la bellissima e formosa commessa mora ebbe finito di martoriarmi la caviglia e mi chiese se lo scarpone calzasse bene, le risposi con un sorrisone da perfetto demente, rapìto com’ ero dalla perfezione geometrica delle sue curve mozzafiato. La mia ammirazione per quel culo mitologico non era di certo sfuggita alla mia gelosissima ragazza, che mi lanciava lampi di fuoco dagli occhi…
Quando, finalmente, dopo un paio d’ ore in quell’ enorme negozio ci decidemmo ad uscire pieni di buste, borse e sacchetti vari, oltre che tremendamente annoiato, mi sentivo praticamente svuotato di ogni energia vitale per quella massiccia e prolungata sessione di shopping post-natalizio, quando un poderoso pizzicotto sul mio sederino mi ricordava che i miei sguardi peccaminosi sullo scultoreo corpo della commessa non erano passati inosservati, anzi.
Ad ogni maniera, dopo aver rassicurato la gelosa fanciulla sul fatto che tra me e quella divina creatura non ci fosse stato assolutamente niente, salutammo i suoi davanti alla piazza principale di Camaiore e assicurai ai suoi vecchi che l’ avrei riaccompagnata io a casa, dopo aver preso un gelato in un bar poco distante da lì.
Lei era entusiasta dei suoi acquisti, tra una leccata e l’ altra al suo gelato tirava fuori uno dei suoi maglioni appena comprati e se lo ammirava come una bambina impaziente di aprire i regali di Natale; dopo averlo mangiato con gli occhi, mi chiedeva cosa ne pensassi io, se mi piacesse o meno, ecc…
Sinceramente, non credevo che tutta quella roba avesse un qualcosa di straordinario, che valesse in minima parte il prezzo per il quale erano stati acquistati; comunque in questa tragica valle di lacrime esiste da sempre il libero arbitrio e se a lei piaceva gettare via così i suoi soldi, in maniera quasi sempre discutibile, beh… tutto sommato erano cavoli suoi.
Ma queste erano mie riflessioni, in realtà quando mi chiese cosa pensassi di quella roba, abbozzai un sorriso di circostanza e le dissi che la trovavo molto bella, originale e di buon gusto: ero appena diventato ufficialmente un bugiardo ed un ruffiano.
Veramente credo che le dissi che era tutto bello soprattutto per quel senso di protezione che volevo esercitare anch’ io nei suoi confronti, dato che mi ero convinto che, per quanto strana e complicata, Jenny doveva possedere una grande fragilità interiore e, proprio per questo, dovesse essere preservata da tanti problemi.
I giorni prima della partenza passarono all’ insegna dei più frenetici preparativi che abbia mai visto fare: quando entravo in casa loro a prendere Jenny, osservavo meravigliato la pignoleria con la quale Elena disponeva i suoi vestiti dentro le valigie:
anziché una donna che prepara un bagaglio, avevo l’ impressione di avere davanti ai miei occhi un ingegnere della Ferrari che mette a punto il motore della vettura,
sembrava quasi che prima di infilare i suoi abiti dentro facesse dei calcoli basati su calcoli trigonometrici e risolvesse sistemi di equazioni, prima di mettere qualcosa dentro un borsone.
Assai più disordinato mi sembrava sicuramente il marito, il Casanova dei poveri, che amava preparare la sua valigia all’ ultimo momento utile, una di quelle pessime abitudini che ci si trascinano dietro tutta la vita e non ti lasciano mai.
Ultimamente aveva speso la maggior parte del suo tempo libero nella costruzione di un piccolo presepe artigianale, oggettivamente bello e sapientemente realizzato: con un pizzico di cattiveria, pensai che questo dimostrava che quell’ uomo possedeva altre abilità oltre a quella di fare le corna alla moglie…
Anche sua figlia era di indole estremamente pigra, ma grazie ai frequenti richiami della madre, si rimboccava le maniche, seppur controvoglia, e si metteva a fare l’ inventario della roba da portarsi dietro in vacanza.
Personalmente stimavo che il sessanta per cento della roba che Jenny infilava nel suo borsone fosse praticamente inutile, dato che sapevo che non avrebbe di certo indossato quei vestiti che si era premurata di infilare nella vaschetta inferiore della borsa. Boh… Cavoli suoi, la avvertii che io non le avrei fatto sicuramente da facchino, tanto meno con quel carico di zavorra inutile…
Dal canto mio, avevo già preparato la mia borsa già da un paio di giorni e mi faceva sorridere li fatto che, se fino a poco tempo prima non me ne fregava niente di quella settimana bianca (anzi, addirittura m’ infastidiva parlarne) adesso facevo letteralmente il conto alla rovescia, contando anche le ore che mancavano alla nostra partenza! E chi l’ avrebbe mai detto?
CONTINUA.......
Dai "Carmina Burana":
"Poiché provo nel mio animo un forte turbamento, al colmo dell'amarezza mi lamento di me stesso. Formato di materia assai leggera, mi sento simile ad una foglia con la quale gioca il vento. Mentre è proprio del saggio porre sulla roccia salde fondamenta, io stolto, mi paragono ad un fiume sempre in corsa che non si ferma mai sotto lo stesso cielo. Vado alla deriva come una nave priva di nocchiero, come un uccello che vaga per le vie del cielo; non c'è catena che mi trattenga, né chiave che mi rinchiuda, cerco i miei simili e mi unisco così ai malvagi. Condurre una vita austera è per me quasi impossibile; io amo infatti il gioco che mi piace più del miele. Qualunque impresa mi chieda Venere, che non risiede mai negli animi meschini, è una piacevole fatica. Percorro la via più facile com'è proprio dei giovani, e mi irretisco nei vizi scordando la virtù; più avido del piacere che della vita eterna, sono ormai morto nell'anima e curo solo il corpo."
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sabato 28 gennaio 2012
CAPITOLO 12 NEL MIRINO DEL DIAVOLO
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