Dài, ecco il numero dieci...
CAPITOLO 10 (la rinuncia al sogno)
E venne il giorno della scelta della vita: poco prima di Natale mi era arrivata la cartolina di convocazione presso la stazione dei carabinieri di Pietrasanta, per urgenti comunicazioni relative al concorso al quale stavo partecipando.
Aspettai nervosamente in caserma l’ arrivo del sottufficiale responsabile del reclutamento e, sfogliando nervosamente la rivista “il Carabiniere” nelle piccola sala d’ attesa, ogni tanto alzavo gli occhi dal giornale e vedevo sfilare davanti ai miei occhi ogni sorta di brigante presente nella nostra zona: ladri rumeni, spacciatori, rapinatori e altra spazzatura di questo tipo riempivano tutte le attenzioni del carabiniere in servizio di piantone all’ ingresso.
Finalmente arrivò il maresciallo Morelli che, con un sorriso insolitamente radioso e smagliante, mi invitava ad entrare nel suo ufficio con un cenno della mano.
Ero un po’ spiazzato da quel sorriso, visto che conoscevo quel militare come un gran musone, una di quelle persone sempre serie che hanno bisogno di un intervento chirurgico alla bocca per poter fare un sorriso come si deve.
Non avevo finito di fare le mie riflessioni che il maresciallo si mise gli occhiali da vista, prese in mano una lettera sulla sua scrivania e mi disse: Caro Rossi, lei è uno dei tre candidati allievi marescialli dei carabinieri della amata regione Toscana ad avere superato la selezione. Restano da fare le visite mediche ma le confesso che si tratta solamente di una formalità, dato che lei ha appena finito il servizio militare nella Guardia Costiera e risulta perfettamente sano ed idoneo all’ arruolamento immediato. Bravo… E’ contento?”-
Altro che contento, mi sentivo al settimo cielo, alla soddisfazione di aver passato una durissima selezione con migliaia di altri concorrenti agguerritissimi in tutta Italia si univa la gioia di chi vede avverarsi il segno di tutta la vita…
In pochi secondi mi tornarono davanti agli occhi le immagini di quando, all’ età di quattro anni, costrinsi mia madre a comprarmi un elicottero giocattolo che raffigurava uno dei velivoli dei carabinieri e la mia adorazione per quel piccolo grande oggetto così speciale. E quante volte, fin dai miei primi passi, indugiavo ad ammirare il ritratto accademico del mio bisnonno Pietro, uno dei primi carabinieri della storia, che mi riempiva il cuore di ammirazione e spirito di emulazione.
E nel mio immaginario hanno sempre rappresentato i buoni che vanno a catturare i cattivi che infestano il mondo, in mezzo a mille pericoli e mettendo ogni giorno a repentaglio la propria vita per proteggere la brava gente che vive onestamente…
Beh, la mia concezione è rimasta quella anche con il passare degli anni, addirittura stavo abbandonando i miei studi al quarto anno dell’ istituto per geometri per la frenesia e la voglia di abbracciare la divisa di carabiniere, non appena diventato maggiorenne. Ricordo ancora con affetto che, al momento di presentare la domanda all’ ex comandante della stazione di Pietrasanta, questi mi rispose con aria paterna:-“Figliolo, hai quasi raggiunto il tuo diploma di geometra, sarebbe un delitto lasciare la scuola proprio adesso che sei al quarto anno. Facciamo così: tu ti rimetti a studiare, prendi il tuo diploma e subito dopo torni qua e facciamo l’ arruolamento, così diventa più facile per te anche fare carriera, proprio grazie al titolo di studio che avrai conquistato…”-
Le sue parole mi dettero la spinta per raggiungere i traguardi che mi ero prefisso e, infatti, subito dopo il diploma, non avevo altro in mente che entrare nell’ arma.
E dire che avevo saputo del bando di concorso solo un paio di giorni prima della chiusura; al momento della compilazione dei moduli in caserma un maresciallo mi aveva regalato un magnifico poster che raffigurava uno dei carabinieri del G.I.S., il loro Gruppo di Intervento Speciale, in azione con un mitragliatore da far paura…Bellissimo, ho conservato quel poster come se fosse una reliquia da tramandare alle generazioni di archeologi dei prossimi secoli...!
Con la gioia nel cuore di chi riesce a realizzare il proprio sogno, raccontai tutto a Jenny che, anziché fare i salti di gioia come invece pensavo, cominciò a rabbuiarsi in viso. Le chiesi se ci fosse stato qualcosa che la turbasse e mi rispose che il mio successo al concorso significava sicuramente la fine della nostra storia, visto che mi avrebbero sicuramente mandato a prestare servizio in qualche caserma lontana dalla Toscana e non avremmo sicuramente più potuto vederci.
Certo, fino a pochi mesi prima questo non rappresentava di certo un problema per me, anzi, il fatto di essere destinato ad una zona nuova e sconosciuta costituiva un grosso stimolo per me: soprattutto la possibilità di incontrare e rimorchiare nuove bellissime ragazze in ogni parte d’ Italia era una delle cose che più solleticava il mio orgoglio maschilista.
Ora, imprevedibilmente, quella che era stata una marcia trionfale verso il successo e verso una sicura divisa da maresciallo dei carabinieri, stava incredibilmente subendo una battuta d’arresto che non potevo di certo mettere in preventivo. Ma come, pensavo, proprio io mi faccio delle paranoie? Non avevo sempre detto che Jenny m’ interessava fino ad un certo punto? E adesso? Dopo quello che era successo appena due giorni prima non potevo liquidare la questione con una semplice alzata di spalle e far finta di niente. Sentivo interiormente una coscienza superiore che mi imponeva di riflettere attentamente sulla situazione e di fare grande prudenza prima di prendere una decisione definitiva.
Le dissi di non preoccuparsi, che avrei trovato in fretta una soluzione al problema e nessuno ci avrebbe mai separato contro la nostra volontà.
In realtà cominciai a tormentarmi, dire ero lacerato tra i miei pensieri è persino troppo riduttivo perché non riesce nemmeno a rendere bene l’ idea, comunque stavo male perché mi trovavo in una situazione che era veramente brutta, come lo scenario che mi si stava delineando.
Da una parte avevo la coronazione delle mie legittime ambizioni ed aspettative con la prospettiva di una splendida ed invidiabile carriera militare davanti agli occhi, magari a comandare una piccola stazioncina di provincia come quelle che si descrivono nei racconti di narrativa, oppure magari in una realtà simile a quella dei racconti del grande Leonardo Sciascia, sulle orme del capitano Bellodi, chissà…
Dall’ altra parte rivedevo gli occhi tristi di Jenny, i momenti bellissimi ed intensi che avevamo vissuto in così poco tempo e che forse avremmo continuato a vivere se solo ne avessimo avuto l’ opportunità.
Inoltre sapevo che i suoi parenti non avevano particolari simpatie per i carabinieri; questo non perché avessero dei precedenti penali (almeno per quanto ne sapessi io) ma in generale non amavano i corpi militari, quindi aspiravano ad una diversa sistemazione per la propria amatissima, unica, figlia Jenny.
Cominciai anche a pensare che forse poteva esistere un’ alternativa alla carriera militare, che magari avrei potuto applicare le mie conoscenze tecniche e la mia cultura mettendomi un giorno al servizio di suo nonno e della sua ditta di prodotti meccanici.
Nessuna delle due prospettive mi rendeva completamente appagato, vedevo lacune e problemi in ognuno dei due progetti che vedevo davanti ai miei occhi e, come se non bastasse, cominciava a farmi veramente male la testa: mi stava nascendo un’ emicrania con i fiocchi.
Maledicevo il destino che mi aveva messo nelle mani la patata bollente e non sapevo dove sbattere letteralmente la testa. Cosa dovevo fare?
Presi la cornetta del telefono e composi nervosamente il numero di Mirko, mio ex commilitone ed intimo amico, compagno di tante avventure e battute di caccia alle ragazze: eravamo due specialisti nell’ arte del rimorchiare fanciulle, quanto ci siamo sempre divertiti quell’ estate del 1998 a Viareggio…
Avevo un rapporto bellissimo con Mirko, era il mio migliore amico e non poteva esserci persona migliore a cui chiedere consigli in una situazione così complicata;
gli spiegai freneticamente cosa mi era successo, lui mi stette ad ascoltare pazientemente finchè, con tutta la sincerità di chi ti è amico veramente, mi disse che sarei stato un imbecille a rinunciare alla carriera di maresciallo dei carabinieri, aggiungendo ironicamente che se lo avessi fatto mi avrebbe iscritto subito al primo manicomio disponibile. Le parole di Mirko furono forti, sapevo che aveva ragione ma, allo stesso tempo, sapevo che non poteva di certo condividere con me quel carico di sofferenza che avrebbe comportato per me rinunciare a Jenny.
Troppo semplice, Mirko…Cosa ne sapevi tu di cosa significava lasciare stare Jenny, proprio in questo momento, proprio adesso che mi sento veramente responsabile di lei?
Salutai Mirko augurandomi che la notte mi portasse consiglio e gli promisi di aggiornarlo al più presto sulla situazione; la chiacchierata con il mio carissimo amico mi aveva aumentato i dubbi e mi sentivo, se possibile, ancora più confuso di prima.
Ne parlai anche in famiglia, con i miei, forse per un consiglio illuminante oppure per cercare di dividere con loro il peso di quella tremenda decisiva decisione che sicuramente avrebbe avuto un impatto determinante nel mio destino.
Non ricavai molto da quella breve discussione: mio padre stava in disparte, come la sua scarsa personalità mi aveva abituato da una vita, mentre mia madre rimetteva nelle mie mani il peso di ogni mia decisione: proprio un bel confronto, non c’è che dire…
Andai a letto continuando a tormentare il mio cervello, alla ricerca di una soluzione che non esisteva e non poteva esistere, come un vuoto nella mente che si allarga per risucchiarti in mezzo alla confusione più pura. Tra i miei pensieri si era inserito questo imprevisto, questa variabile impazzita imprevedibile e frizzante come la pallina di un flipper e che nessuno poteva prevedere dove andasse a sbattere.
Continuavo a domandarmi cosa dovessi fare, con l’ angoscia di chi sa che ogni decisione che prende, in ogni maniera, comporta rinunce e sofferenze, errori e rimorsi, tormenti e malinconia.
Durante la notte il ticchettio dell’ orologio sembrava il timer di una bomba che era stata innescata nella mia mente, sul punto di esplodere da un momento all’ altro.
Se io fossi partito lasciando Jenny qua, dopo aver fatto l’ amore con lei, dopo aver preso la sua verginità e dopo quei raggi di paradiso, cosa avrei lasciato nell’ anima di quella ragazza dall’ aria così fragile. No, non mi sono mai comportato da vigliacco e non avrei di certo voluto cominciare adesso… Ad ogni modo, la notte mi stringeva e cominciava a soffocarmi come un anaconda che comincia a stritolarti fra le sue spire, la mia fronte scottava come in preda ad un delirio di febbre nervosa e non c’ era medicina che potesse alleviare il mio malessere né una ninna nanna in grado di addormentarmi in un trionfo di dolcezza: dovevo soffrire e basta…
Quando finalmente ero riuscito a chiudere gli occhi per cause di forza maggiore, era già il momento di alzarsi, visto che proprio in mattinata avrei dovuto tornare alla stazione dei carabinieri, dal maresciallo Morelli, a consegnarli alcuni documenti.
Beh, devo dire che non dimenticherò mai quella giornata che segnò la mia esistenza in modo negativo: varcai la porta d’ ingresso della caserma ed il piantone mi salutò cortesemente, dato che era uno dei militari più educati di tutta la compagnia.
Entrai in ufficio da Morelli, lo salutai con una stretta di mano e, una volta seduto sulla poltroncina di fronte alla sua scrivania, come se fossi entrato in uno stato di trance, gli dissi di aver deciso di rinunciare irrevocabilmente alla mia candidatura per il posto all’ accademia dei marescialli per gravi improvvisi problemi personali.
Morelli mi fissò con incredulità per alcuni secondi, poi aggrottò le sopracciglia e cominciò ad accarezzarsi la bianca barba che incorniciava il suo viso e mi chiese:-” Hai passato le selezioni e sei arrivato praticamente in fondo…E’ per una ragazza che stai facendo il tuo errore più grande?”-
Le sue parole mi colpirono come una frustata: dall’ alto della sua esperienza di uomo adulto e maturo, aveva capito tutto quello che era successo.
A quel punto, a carte scoperte, trovai a fatica le parole e gli spiegai per sommi capi la situazione. Non mi sentivo meglio. Mi sentivo come la vittima di una esecuzione che vede scendere la ghigliottina sopra di sé e si sente morire non una volta, ma mille…
Frenai a stento le lacrime nervose che insistentemente cercavano di scendere dai miei occhi per mantenere un briciolo di dignità, ammesso che me ne fosse rimasta un briciolo. Avevo appena distrutto il mio sogno più bello e desiderato, quello di entrare nei carabinieri. Dopo aver impiegato anni di lotte, impegni e sacrifici per costruire un castello bellissimo, mi erano bastati pochi secondi per mandarlo in rovina e sentire le pesanti macerie rovinare su di me.
Il maresciallo mi toccò una spalla e mi disse:- “Anche se non condivido la tua scelta, adesso devi andare avanti per la tua strada, senza stare a voltarti indietro, qualsiasi cosa possa succedere…”-
Sentivo la gola serrata e non mi era possibile pronunciare parole, strinsi la mano al sottufficiale e lo salutai con un cenno, avviandomi verso l’ uscita: in cuor mio ero già pentito, avevo già realizzato di aver fatto la scelta sbagliata ma ormai era tardi e, come diceva Morelli, non bisognava più guardare indietro…
Potete immaginare la fatica che feci a spiegare le mie ragioni a chiunque mi chiedesse le motivazioni di un gesto così stupido ed irrazionale; in cuor mio sapevo di essere solo in balìa delle onde, sopra una zattera in mezzo ad un oceano, dopo essere sceso volontariamente da una nave di lusso. Ma potevo fare altrimenti? Qualcun altro si sarebbe veramente comportato diversamente? Comunque i tormenti continuarono, chiesi a Jenny di far passare qualche giorno senza vederci inventandomi una leggera forma influenzale che mi aveva indebolito; chiaramente, in realtà, avevo bisogno solamente di stare da solo per metabolizzare meglio tutto quello che mi era successo nell’ arco di poche ore, in fin dei conti, ma aveva la consistenza di una tragedia per il mio equilibrio psichico. Avevo appena firmato la lettera di rinuncia da poche ore e, come un segno del destino, vedevo passare lungo la strada una gazzella dei carabinieri di pattuglia; pensai che avrei dovuto esserci io a bordo e piansi come un bambino, sentendo un peso enorme sulla mia testa, come se sopra di me fosse crollato proprio tutto il cielo…
CONTINUA....
Dai "Carmina Burana":
"Poiché provo nel mio animo un forte turbamento, al colmo dell'amarezza mi lamento di me stesso. Formato di materia assai leggera, mi sento simile ad una foglia con la quale gioca il vento. Mentre è proprio del saggio porre sulla roccia salde fondamenta, io stolto, mi paragono ad un fiume sempre in corsa che non si ferma mai sotto lo stesso cielo. Vado alla deriva come una nave priva di nocchiero, come un uccello che vaga per le vie del cielo; non c'è catena che mi trattenga, né chiave che mi rinchiuda, cerco i miei simili e mi unisco così ai malvagi. Condurre una vita austera è per me quasi impossibile; io amo infatti il gioco che mi piace più del miele. Qualunque impresa mi chieda Venere, che non risiede mai negli animi meschini, è una piacevole fatica. Percorro la via più facile com'è proprio dei giovani, e mi irretisco nei vizi scordando la virtù; più avido del piacere che della vita eterna, sono ormai morto nell'anima e curo solo il corpo."
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giovedì 26 gennaio 2012
CAPITOLO 10 NEL MIRINO DEL DIAVOLO
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